II
DOTTRINA TRASCENDENTALE DEL METODO
Appendice alla dialettica trascendentale dell’uso regolativo delle idee di ragione pura
Dell’ultimo scopo della dialettica naturale dell’umana ragione
PARTE SECONDA
Metodologia
Introduzione
Della dottrina trascendentale del metodo
Cap. I – Disciplina della ragione pura
Sezione I – Della disciplina della ragione pura nell’uso dogmatico
1. Delle definizioni
2. Degli assiomi
3. Delle dimostrazioni
Sezione II – Della disciplina della ragione pura, rispetto al di lei uso polemico
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Risguardando al complesso di tutte le cognizioni della ragione pura e contemplatrice come ad un edifizio, onde abbiamo in noi per lo meno l’idea, mi sarà lecito asserire di avere negli elementi alla dottrina trascendentale computato e stabilito il materiale conveniente a qualunquesiasi edifizio, non che a quanta si voglia solidità ed altezza del medesimo. Certo che, mentre aveasi forse in progetto una torre, che dovesse arrivare colla
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cima il cielo, si trovò poi, che la suppellettile dei materiali era tuttavia bastevole a pena per una casa d’abitazione; comeché del resto alta, spaziosa e capace, quanto appunto importava per accudirvi alle nostre bisogne sulle pianure della sperienza. La qual mancanza di materiali fu motivo, perché sì mal riescisse quella troppo ardita intrapresa, anche senza porre a calcolo né tampoco la confusione delle lingue, per la quale dovettero dissentire inevitabilmente i fabbricatori sul piano de’ lavori loro e così via disperdersi per tutto il mondo; per trovare ove potesse ciascuno di per sé costruire a sua posta e volontà. Ora però non è più o non tanto quistione dei materiali, quanto piuttosto a decidersi della forma o del piano: e, quantunque ammoniti, comeché lo azzardassimo sopra un cieco ad arbitrario disegno, che fosse,
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per avventura, sproporzionato e superiore a quanta è la nostra facoltà, non dobbiamo tutta via decampare dal costruirci uno stabile domicilio, prendendo consiglio sì dalla copia e proporzione del materiale, che ci è dato, sì da quanto si confà coi nostri bisogni, e regolando, in conseguenza, l’edifizio.
Or dunque sotto nome di dottrina metodica trascendentale intendo la determinazione delle condizioni formali di un compiuto sistema di ragione pura. Al quale divisamento ne sarà mestieri occuparci di una disciplina, di un canone, di un’architettonica e per ultimo di una storia della ragione pura, poi di fornire, a scopo trascendentale, quanto, sotto nome di pratica logica, ben d’ordinario si cerca, ma si presta ed ottiene assai male nelle scuole, rispetto all’uso generale dell’intendimento. Imperocché, siccome la
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logica universale non vi si circoscrive a verun genere particolare del sapere intellettuale (non mai, p. e., alla cognizione pura) e neppure a certi dati oggetti, così, a meno ch’ella vadi accattando in prestito le nozioni respettive dalle altre scienze, la non può altro mai sé non proporre i titoli dei metodi possibili e l’espressioni tecniche d’uso in ogni maniera di scienze, rispetto alla parte sistematica, e così far che l’allievo appari e conosca nomi e parole, onde non potrà che molto più tardi rilevare il significato e l’applicazione(1).
(1) Lo scopo di questa dottrina del metodo, in supplimento alla critica, è d’impedire, in primo luogo, i metodi erronei coi quali cercasi procacciare, mediante speculazioni teoretiche, realtà e valore alle idee razionali, e di mostrare, in secondo luogo, il vero sentiero, per cui giovarsi
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della pratica, onde le dette idee acquistino la validità, cui non possono colla sola speculazione ottenere. Alla prima parte di tale scopo è destinata la disciplina della ragion pura ed alla seconda è destinata la determinazione di un canone della medesima. Segue, sotto nome di architettonica, un sistema di ragione pura; il qual sistema rappresenta, come determinato dall’idea della stessa ragione, il rapporto delle parti col tutto. Sotto il titolo di storia, finalmente, si accennano i tentativi, quali fece sinora la filosofia, onde stabilire il detto sistema.