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Indice

Avvertimento

Lettera di Emanuele Kant al prof. Hufeland

Principio della dietetica

I. Dell'ipocondria

II. Del sonno

III. Del mangiare e dormire

IV. Della morbosa sensazione prodotta dal tempo inopportuno a pensare

V. Del togliere e prevenire i casi morbosi con proponimento nel respirare

VI. Delle conseguenze di questa abitudine del respirare colla bocca chiusa

Conclusione

PRINCIPIO DELLA DIETETICA

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La Dietetica non può essere calcolata sulla comodità, perché siffatto riguardo per le sue forze e sentimenti è effeminatezza; cioè porta in seguito debolezza, un successivo svanire della forza vitale per mancanza de’esercizio, siccome l’indebolimento dal suo

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frequente e soverchio uso. Lo stoicismo, quale principio della dietetica (sustine et abstine), non appartiene quindi soltanto alla filosofia pratica, come etica, ma ancora come medicina. Questa è in allora filosofica, quando la sola forza della ragione nell’uomo di padroneggiare i propri sensuali sentimenti, col mezzo di un principio dato a sé stesso, vi fissa la maniera di vivere; ma se ond’eccitare ad impedir tali sentimenti, si cerca l’aiuto fuori di sé in rimedi fisici (nella farmacia e chirurgia), allora sarà soltanto empirica e meccanica. 

Il calore, il sonno, la troppa cura di sé nel non malato, siffatti mali sono tutti abitudini della comodità. 

1. Dietro la sperienza fatta sopra me stesso, non posso acconsentire al precetto: «Deggionsi tener caldi testa e piedi». Io al contrario trovo più opportuno di tener freddi entrambi (ai quali i Russi aggiungono il petto), appunto per la sollecitudine di non infreddarli. – Egli è certo più comodo il lavarsi i piedi in acqua tiepida, che il farlo nel tempo d’inverno con acqua freddissima; ma si evita in questo modo il male della rilassatezza de’ vasi sanguiferi, in parti tanto remote dal cuore, che nella vecchiaia conduce sovente seco un’incurabile malattia di piedi. 

2. Il dormir lungo tempo, o dormir molto è certamente un gran risparmio del disagio,

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che in generale la vita nel vegliare porta seco inevitabilmente, ed è bene strano il bramarsi lunga vita per poi passarla dormendo. Ma in questo preteso rimedio della longevità, la comodità contraddice sé stessa nella sua fine. Giacché l’alternativo risvegliarsi e raddormentarsi nelle lunghe notti vernali, ne paralizza il sistema nervoso, ed esaurisce le forze in una quiete illusoria: la comodità è qui dunque la causa dell’abbreviamento della vita. Il letto è la culla di una quantità di malattie. 

La sollecitudine di pigliarsi tutt’i suoi comodi nella vecchiaia, evitando tutt’i disagi per risparmiare le proprie forze e prolungar così la vita, produce appunto il contrario, fa divenir vecchio anzi tempo, e ne abbrevia la vita medesima. Sarebbe pur difficile il provare che le persone divenute molto vecchie, sieno state per la maggior parte maritate... Il diventar vecchio è ereditario in alcune famiglie, e una tal coppia può fondare una così fatta razza di famiglia. Non è neppur un mal principio politico, il vantare la vita accoppiata come lunga vita, benché l’esperienza dia in proporzione pochi esempi di quelli che assieme siano divenuti assai vecchi; ma qui trattasi soltanto del fisiologo motivo di divenir vecchio, come lo dispone la natura, e non già del motivo politico, come lo richiede la convenienza di stato. Del resto il

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filosofare senza appunto essere filosofo è anch’esso un rimedio a rimuovere molte disaggradevoli sensazioni; per lo contrario la filosofia, che trova il suo interesse all’intero dello scopo della ragione (il quale è un’assoluta unità), tragge seco un sentimento della forza, molto ben atto a bonificare in certa misura le fisiche debolezze della vecchiaia con una ragionevole stima del valore della vita. Altre cose ancora, le quali valgono a dilatare la sfera delle cognizioni, benché non appartengano alla filosofia, producono lo stesso o il consimile effetto. 

Ma mere bagattelle operano in alcune teste limitate, in uno stato senza cure, qual surrogato, quasi lo stesso, e quelli che col far niente hanno sempre tanto a fare, invecchian essi pure... Un uomo molto attempato trovò cosa di molto momento in quella che vari pendoli della sua sala dovessero suonare sempre uno dopo l’altro, e non mai contemporaneamente; locché teneva occupato tutte le giornate tanto di esso lui, che dell’oriuolaio: quest’ultimo non ci perdeva. Altri trovava occupazione bastevole nel dar da mangiare ed aver cura dei suoi uccelli da canto, onde supplire così il tempo tra il dar da mangiare a sé stesso ed il sonno. Una vecchia signora possidente trovava un tal compimento nel filare immischiandovi insignificanti discorsi, che nell’età molto

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avanzata dolevasi quasi qual perdita di una buona società, che non potendo più sentire il filo fra le dita, arrischiasse di morire di noia. 

Ma onde il mio discorso sulla longevità non arrechi noia a voi pure, e divenga pertanto appunto pericoloso, porrò limiti alla loquacità, di cui si suol ridere, quale vizio della vecchiaia.

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