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DOTTRINA ELEMENTARE DELLA GEOGRAFIA FISICA

CAPITOLO I - DEL MARE

avanti

Indice

Dedica 

Prefazione

Introduzione

Prenozioni matematiche

Trattato della geografia fisica

Premessa

Capitolo I - Del mare

VIII

DEL MOVIMENTO DEL MARE
DELLA CORRENTE DEL MARE

|1|

Oltre il moto del mare del quale si è parlato, ve ne sono degli altri che in parte dipendono da quello, e che potremmo chiamare correnti del mare. La più importante fra tutte è la corrente perpetua dall’est all’ovest, la quale, anche senza l’attrazione della luna che cagiona il flusso e riflusso, dovrebbe nascere dalle sola rotazione della terra dall’ovest all’est, come avviene ad un vaso riempiuto di acqua, che spingendolo lungi da me, verserà l’acqua alla volta mia; ed avvicinandolo verso di me, la verserà verso il lato opposto a me: e siccome la luna, la quale produce quel flusso e riflusso che seguita sempre il di lei corso apparente dalla parte dell’est all’ovest, resta sempre tra i tropici; così questa corrente dev’essere sensibilissima sotto i tropici stessi, poiché qui la rotazione della terra è maggiore, e vi passa il proprio corso del flusso. Il vento dell’est, che domina quivi per le medesime cagioni, accresce molto questa corrente del mare. Essa comincia sulla costa occidentale dell’America, ove il mare si allontana sempre dalla terra; ed essendo perciò quivi meno sensibile, procurò a quella regione il nome di mare pacifico; indi accrescendosi la sua celerità a cagione degl’impedimenti che ciascuna terra ad essa oppone, rompesi con veemenza sulla coste orientali dell’Asia; si precipita di là sopra Madagascar, ove ha condotto molti bastimenti negli scogli, e poi si getta rapidamente sulla costa orientale dell’America, dove probabilmente si sarebbe aperto un passaggio, se la quantità delle isole poste avanti questo continente non le facessero resistenza. Forse questo arcipelago è un tristo avanzo dell’immensa Atlantica che dicesi essersi sprofondata 600 anni circa avanti Cristo, e che, secondo la tradizione dei sacerdoti egiziani, conservataci da Platone(1), superò in grandezza l’Asia e l’Africa. La romoreggiante forza e violenza colla quale il mare passa frammezzo a queste isole, e che allo stretto di Paria ha dato il nome di Bocca di Drago, è rammentato in tutte le descrizioni del viaggi. Egli è molto probabile che l’istmo di Panama finalmente si romperà in causa di questa corrente generale violenta e continua. Pertanto sembra che le rocce considerabili dell’istmo possano opporsi ancora per centinaia di secoli all’impeto della corrente suddetta. 

(1)   Plato. Timaeus. edit. Henr. Steph. vol. I. p. 14 e pag. 25 a edit. Bipont. vol. 9 p. 296 es. Critias. ed. Steph. III. p. 103, edit. Bipont. vol. X. p. 39.   

|2|

Questa corrente generale dell’acqua dall’est all’ovest è cagione, che tutti i viaggiatori intorno al mondo prendono la strada secondo la sua direzione, facendo vela verso l’ovest, ed in tal guisa accelerano moltissimo il viaggio. Prendendo al contrario la direzione verso l’est, devono aspettare le correnti parziali, in parte periodiche, ed i venti favorevoli.

|3|

Questa corrente dominante dall’est all’ovest vien deviata da vario cagioni. Così al di là dei tropici si unisce ad essa la corrente proveniente dai poli, di modo che sulla parte settentrionale viene una corrente dal nord est, e sulla meridionale dal sud est.

Maggior influenza sulla forza e direzione di questa corrente hanno le coste che ad essa si oppongono, ed alla quale essa ha dato forma e fisionomia. La figura di tutta la terra ferma porta l’impronta di una corrente che urta dalla parte dell’est. Quindi, a cagione dell’escrescenza violenta dell’acqua sulle coste orientali, tutta la terra ferma della Nuova Olanda, dell’Asia, dell’Affrica o dell’America ha acquistato sulla costa orientale una quantità d’isole, ed è, per così dire, quasi franta e coperta di frammenti:

|4|

Maggior influenza sulla forza e direzione di questa corrente hanno le coste che ad essa si oppongono, ed alla quale essa ha dato forma e fisionomia. La figura di tutta la terra ferma porta l’impronta di una corrente che urta dalla parte dell’est. Quindi, a cagione dell’escrescenza violenta dell’acqua sulle coste orientali, tutta la terra ferma della Nuova Olanda, dell’Asia, dell’Affrica o dell’America ha acquistato sulla costa orientale una quantità d’isole, ed è, per così dire, quasi franta e coperta di frammenti: essendosi ritirate le acque dalle coste occidentali de’ grandi continenti, si sono formate delle baie considerabili sulle coste medesime; perché a misura che il mare si allontana da esse, si spinge contro loro un’altra corrente, ia quale per via del cacciarsi dentro, o dello spingersi verso la terra, produce le baie. A cagione ancora dell’affluenza delle acque verso le coste orientali, e del loro fuggire dalle coste occidentali, dovette formarsi nell’istesso tempo una maggiore corrente intorno ai punti meridionali, la quale infatti incontriamo presso la terra di Van Diemen, sul Capo di Buona Speranza, sul Capo Horn ec. A questa corrente dobbiamo attribuire la forma acuta e rotonda delle coste. Il corso dell’acqua proveniente dalla parte del polo antartico diede la direzione obliqua, dal nord est al sud ovest, a tutti i continenti sul lato orientale ed occidentale. Solamente ne fa eccezione l’America settentrionale, poiché la sua parte occidentale corre verso il nord est, e la ragione di questo sta nell’acqua polare, la quale, per la troppa vicinanza dell’Asia con l’America, non ha un passaggio libero, ma piuttosto è necessitata a passare con istento per lo stretto, circondato in qualche distanza da una quantità d’isole; e quindi la forza della corrente viene molto limitata ed impedita nell’urtare assai contro la costa, per cui la corrente proveniente dal sud, la quale rimpiazza il sito del mare fuggitivo, opera con maggior forza.

|5|

Anche le osservazioni ci fanno sapere con quale violenza passi l’acqua lungo le coste peruviane dal sud al nord.

|6|

Dal Capo-Verde, lungo la curvatura dell’Africa, va una simile corrente verso l’isola Fernando del Pò, affatto contraria al solito corso dell’acqua, cioè, dall’ovest all’est, e con tanto impeto, che i vascelli in due giorni da Mouro fino al fiume Benin possono fare un viaggio di 150 miglia, mentre per ritornarvi impiegano sei fino a sette settimane. Da questa corrente non escono, se non quando si provano delle burrasche, le quali in questi contorni sovente sopravvengono in un momento. Qualche volta i vascelli sono costretti ad aspettare per intere stagioni prima di poter ritornare, poiché, eccetto i venti impetuosi periodici, vi regna la calma continua, ed allora è assolutamente impossibile di navigare contro questa corrente.

|7|

In quel sito ove la detta corrente incontra l’altra proveniente dal sud, e dove poi ambedue s’uniscono sotto l’equatore alla corrente generale dell’est, formansi più isole, come Annabon, l’isola di S. Tommaso, l’isola del Principe, quella di Fernardo del Pò ecc. L’acqua seguita qui con violenza la strada naturale dall’est all’ovest, dirigendosi a dirittura sulla costa del Brasile; e quindi i marinai passando per questa corrente, debbono essere assai guardinghi Presso Fernambuc si divide la corrente in due: una che corre verso il nord, ch’è quella cognita che passa fra le isole Bahama, per lo stretto di Florina e lungo la costa degli Stati Uniti dell’America, ed è chiamata ordinariamente dagl’lnglesi Gulf; l’altra passa lungo la costa del Brasile, e questa corrente trasportò tanto innanzi la flotta di Lord Anson, che nello spazio di 24 ore si trovò nel calcolo delle corse un errore di trenta miglia, ed un’altra volta di 40 miglia inglesi(1). 

(1)  Ved. il viaggio di Anson intorno al mondo. I. lib. 1. cap. 

|8|

In alto mare questa corrente non è sì rapida e violenta come sulla costa, benché i vascelli sieno condotti con maggior celerità per mezzo di essa; ciò non ostante non conosciamo alcun esempio che vi sia nato qualche pericolo, e che avesse prodotto errori conseguenti riguardo alla nautica. La maggior sua forza sentesi sulla punta meridionale della terra Van Diemen, al Capo di Buona Speranza, al Capo Horn ecc.; ciocché non possiamo attribuire unicamente alle burrasche ed ai venti, mentre la medesima cagione che qui produce le burrasche, comunica per sé stessa la medesima velocità all’acqua, la quale per mezzo di queste burrasche naturalmente si raddoppia.

|9|

In nessun sito troveremo la corrente dall’est all’ovest più sensibilmente, e con maggior velocità, che negli stretti di mare. Per lo stretto di Magellan il mare si precipita con tanta rapidità, che possiamo osservare il suo filone per molte miglia nel mare atlantico. Magellan, osservando precisamente questo fenomeno anche in buona distanza da terra, concluse, che quivi doveva esistere uno stretto di mare, il quale seguitando solamente la corrente dell’acqua, fu infatti da lui scoperto. Lord Anson, per la veemenza delle correnti, fu condotto molto distante dalla direzione che voleva tenere e che credeva di aver tenuto(1).

(1)  Ved. Anson, viaggi intorno al mondo, lib. 1. in fine del 1. capit. Una carta che vi è aggiunta spiega maglio il deviamento del corso della nave, da quello che doveva tenere, e fa vedere chiaramente la forza delle correnti di mare. 

|10|

In mezzo allo stretto di Behring il mar glaciale si precipita dalla parte di nord-est, e conduce masse considerabili di ghiaccio nel mare pacifico; la sua forza apparisce nell’arcipelago, ove una catena d’isole, cioè le isole degli Aleuti e delle Volpi, circonda il mare di Kamschatka.

|11|

La medesima circostanza ha luogo ne’ canali e stretti di mare, fra le isole Kurili, del Giappone, le Filippine e le Molucche, come anche nello stretto di Sunda. Per tutto queste isole l’acqua si è aperta la strada con violenza, ed irresistibilmente gettasi contro le coste occidentali della terra ferma. Secondo la posizione delle coste, deve questa corrente incurvarsi. Così la veemenza colla quale il mare corre verso l’occidente, non ha trovato un passaggio sufficiente nello stretto di Sunda, e ha battuto tanto contro le coste di Sumatra, finché ha diviso quest’isola dalla terra ferma. Presentemente si precipita dal sud al nord verso l’imboccatura del Gange, ove si è scavato il gran seno di Bengala. Quivi ripiega il corso, e passa lungo la costa di Coromandel fra la terra ferma e l’isola di Ceilan (quest’isola come le Maldive e le Laccadive furono per la medesima ragione divise dalla terra) sulle sponde dell’Africa, ove, senza rammentare la quantità delle isole che vi si trovano, lavora continuamente a dividere questa parte del mondo dall’Asia; e siccome è costretto a correre in su nel mar rosso, così dirige egualmente il corso dal sud al nord, come gli viene prescritto dalle coste; e la sua rapida corrente fece dell’entrata nel mar rosso una porta di lagrime, questo volendo significare le parole Bab el Mandeb. Quivi naufragano vascelli innumerabili, e gli scogli e il fondo di questo mare sono coperti de’ loro avanzi.

|12|

Lungo le coste di Ajan e di Zanguebar corre l’oceano accanto all’Africa, ove si è scavato lo stretto grande e largo di Mozambique, per mezzo del quale scorre verso il Capo di Buona Speranza, dopo aver formato molti gruppi d’isole, cominciando dall’equatore fino alla punta meridionale di esso. Sulla punta del Capo di Buona Speranza la corrente si divide in due; l’una passa verso il nord lungo la costa, l’altra va verso il sud-ovest.

|13|

Siccome il mare mediterraneo è più basso dell’atlantico, l’acqua presso Gibilterra corre contro la corrente generale, cioè, dall’ovest verso l’est Per questa caduta dell’atlantico nel mediterraneo, come dall’altro lato pel calare del mar nero il quale è similmente più alto, spiegasi l’intero movimento del mediterraneo. Cioè, il mare atlantico, avendo passato lo stretto di Gibilterra, corre verso il nord-est, lungo la costa di Europa fino a Genova; poi si volge fra l’Italia e la Corsica e la Sardegna verso la Sicilia, e passa al sud-est fra l’Italia e la Sicilia sulle coste della Grecia. La corrente del mar nero al contrario si volge subito verso la costa dell’Asia minore; corre fra le isole Cipro e Rodi verso la costa della Siria, e le corrode in modo, che le saline situate sulle sponde del mare, e scavate ne’ tempi antichi in forma di truogoli della lunghezza di due o tre braccia e di un’altezza conveniente, sono affatto spianate, consumate e distrutte(1). Di là passa sulla costa meridionale dell’Africa verso Gibilterra. L’evaporazione maggiore in questa parte meridionale del mare, e la mancanza del soccorso dl acqua per mezzo dei fiumi, attrae maggiormente la corrente dal mar nero, e la conduce sempre accanto alla costa. Quindi tutti quelli che fanno vela verso il Levante, si tengono sulla costa d’Europa, e ritornando prendono la costa dell’Africa.

(1)  Ved. il viaggio di Shaw. tom. 2. pag. 69. 

|14|

Sulla costa della Siria si sono trovati qualche volta de’ frammenti di bastimenti, o di canot, dalle di cui sostanze (di canna d’india) ornamenti, costruzione e giunture (cuciti e coperti di pelle di foca) si poté giudicare con sicurezza, che venivano dal Senegal, dalla China, dal Giappone, dal mar rosso o da Kamschatka; e se i vascelli del mediterraneo fossero costruiti in modo particolare, si ritroverebbero sicuramente gli avanzi loro nelle Indie occidentali o nell’America settentrionale. 

|15|

Quello che sin’ora abbiamo detto delle corrente del mare, ci mostra chiaramente, che l’oceano continua senza interruzione il suo corso intorno alla terra, e che a poco a poco bagna tutte le coste.

|16|

A Spitzberg trovansi degli avanzi di vascelli di tutte le nazioni. Nel 1740 vi si è trovato arrenato un vascello russo conservato sufficientemente bene, provveduto di tutti gli utensili, ma senza un’anima vivente che ne potesse dare notizia(1). Nella Groenlandia trovasi il legno fluttuante, il quale probabilmente dall’America settentrionale prese la strada intorno l’Asia settentrionale per arrivarvi.

(1)  Engel geogr. und kritische Nachrichten ueber die Lage der noerdlichen Gegenden von Asien und Amerika, 4. pag. 343-44.  

|17|

Nel seno di Corea e nel mare di Amur spesse volte si pescano balene, addosso alle quali si trovano ancora i ramponi inglesi, olandesi e groenlandesi.

|18|

Nella maggior parte dei flutti di mare si sono osservate le correnti ora l’una vicino l’altra, ora, e per lo più, una sopra l’altra, in direzioni opposte, e spesso si uniscono ambedue questi fenomeni. Intanto che l’oceano si getta al di sopra nel mediterraneo, questo in esso si scarica per di sotto. Nello stretto del mar nero le correnti corrono l’una vicino l’altra. Mentre la corrente principale si diffonde con violenza nel mediterraneo, l’acqua sulle coste vien cacciata in dietro, di modo che per questa ultima corrente passano i vascelli nel mar nero, mentre per la grande n’escono. Il conte Marsigli rapporta dell’esperienze sicure fatte sul Bosforo, le quali provano la corrente opposta inferiore. Dal mare baltico, il quale è 8 piedi più alto del mare del nord, corre l’acqua per l’Oresud, e pei stretti a dirittura verso il nord, nel mare settentrionale; ma sulle coste ritorna vicino all’antecedente una corrente egualmente continua, cagionata da questa caduta e dall’impulso di essa, la quale va verso il sud nel mare baltico. Un’altra corrente che spinge verso il baltico si è pure osservata nella profondità di essa. Presso Bab el Mandeb entra nel mare rosso la corrente superiore, mentre n’esce l’inferiore Presso Ormus l’acqua del seno persico corre per di sopra nell’oceano, e questo rientra al di sotto. Non dobbiamo maravigliarci di questo, poiché il medesimo fenomeno accade nell’aria, mentre le correnti di essa spesse volte sono affatto opposte; cosa che possiamo osservare giornalmente. Quindi anche in alto mare si trovano qualche volta nella profondità delle correnti affatto opposte all’andamento delle correnti superiori, particolarmente se queste ultime sono cagionate da un vento forte, poiché i venti non influiscono mai molto sul fondo. Un nauta francese vide un giorno la fregata reale, sulla quale egli si trovava, in mezzo ad una corrente che violentemente la trascinava con essa; calò dunque al fondo del mare un cesto con dentro una grande palla da cannone, il quale essendo arrivato ad una certa profondità, fece cessare il movimento della fregata; e calandolo ancora di più, fu spinta la fregata contro il vento e la corrente superiore, la quale non avea più che 5 braccia di profondità.

|19|

Altre correnti cambiano direzione secondo le stagioni, di modo che ora vanno verso l’est, ora verso l’ovest. Tali correnti s’incontrano frequentemente sulla parte orientale del Capo di Buona Speranza presso Ceilan, sull’est di Malacca e Cochinchina, e generalmente in tutte quelle regioni ove soffiano i monsoni. Esse conservano la loro larghezza fissa ed invariabile, la medesima strada, la medesima direzione, la medesima velocità, e si distinguono unicamente dalle correnti del continente che ora corrono avanti ed ora in dietro. È chiaro che ricevono la loro direzione dai venti; ed anche quando abbandonano la striscia che questi venti tengono, il letto e la direzione nella quale corrono sono loro prescritti dalla disuguaglianza del suolo, dagli scogli nascosti, e da’ banchi d’arena a fior d’acqua. Un vento di mezzogiorno, per esempio, che necessariamente dovrebbe dar al mare una direzione generale verso il nord, a cagione della disuguaglianza del suolo produce una quantità di correnti diverse nella loro direzione ed estensione. Alcune corrono a dirittura verso il sud, altre verso il sud-est; alcune lentamente, altre rapidamente. Cambiandosi questo vento di mezzogiorno, cambiasi pure a poco a poco la direzione della corrente, di modo che la meridionale va verso il settentrione, e quella del sud-est verso il nord. La loro lunghezza, larghezza e celerità dipendono unicamente dalla direzione degli scogli e banchi d’arena nascosti, i quali formano il letto più o meno profondo. Essendo il suolo eguale, la corrente vi passa quasi insensibilmente; ma elevandosi poi gli scogli sui lati, la corrente passa con maggior impeto: e più che questi scogli si avvicinano fra loro, più cresce la rapidità. Quindi alcune di queste correnti sono veloci, altre lente, alcune brevi, altre estremamente estese, queste assai larghe, quelle strette. Tutte queste circostanze, per mezzo di varie unioni e mescolanze, producono tanta varietà nelle correnti, che, fuori della causa della loro origine, null’altro di comune si può osservare.

|20|

Le correnti cagionate dal flusso e riflusso, spesso corrono a dirittura incontro al vento; di ciò si servì con astuzia un corsaro inseguendo un bastimento. Egli si accorse che, malgrado di avere spiegate tutte le vele, non si avvicinava a quel vascello, ed al contrario si vedeva sempre più allontanato; quindi attribuì la cagione ad una corrente opposta alla direzione del vento: abbassò le vele, gettò l’ancora, ed aspettò la preda in questa posizione.

|21|

Si è stabilita ancora una corrispondenza sulle correnti del mare. Il primo saggio fu fatto con poche linee di scrittura a Biscaglia, le quali messe dentro un fiasco, ai 17 di agosto 1786 si affidarono alle onde, e furono portate sulle coste della Normandia ai 9 di maggio 1787. Ai 15 di giugno 1797; circa a 42° 22’ di latitudine meridionale, o sulla parte orientale del meridiano di Teneriffa, è stato gettato il secondo fiasco, il quale fu trovato ai 6 di luglio del medesimo anno sulla sponda del Capo Prior; e perciò in meno di tre settimane aveva fatto più di 120 leghe: la lettera dentro il fiasco fu indirizzata a Bernardino di S. Pierre, il quale è stato il primo a risvegliare l’idea di una posta a fiaschi: questa lettera era scritta dal vice-console francese di Ferrol. Il terzo fiasco fece più di 900 leghe in linea retta: esso fu gettato in mare da un capitano di vascello destinato per le Indie, 200 leghe verso il nord dell’Isola di Francia: questo fiasco approdò sul Capo di Buona Speranza, e conteneva uno scritto imbevuto di olio, che dal governatore del Capo di Buona Speranza fu indi spedito al governatore dell’isola di Francia. Nel medesimo modo ai 20 di marzo 1802 arrivò alla Guadalupa una lettera, la quale in 2 mesi e 7 giorni aveva fatto 200 leghe. Che questo mezzo di comunicazione sia stato conosciuto dagli antichi, vedesi da quello che dice Bayle sotto l’articolo Adonis, nota 1(1).

(1)  Ved. Intelligenzblatt der allgem. litt. Zeitung del 1802. Voigt Magazin fuer den neuesten Zustand der Naturkunde. 2 vol. 4 quint. pag. 728: e 4 vol. 4 quint. pag. 489. 

|22|

Essendo per mezzo delle coste, isole e scogli rinchiusa una corrente di mare, arrestata, interrotta o divisa sott’acqua, nascono i vortici di mare, fra i quali il maalstrom ovvero moskestom è il più cognito. L’esagerazione de’ racconti di Kircher e di Olao Magno, riguardo a questo maalstrom, ha reso tal vortice più noto di tutti gli altri. Ma dalle indagini fatte dalla società delle scienze dell’accademia reale svedese (volume 13 de’ suoi trattati, 1750) risulta ch’esso è veramente il maggior vortice di tutt’i mari a noi cogniti. Esso è solamente pericoloso nelle burrasche più violente, come lo sarebbe qualunque altra parte del mare in circostanze simili. Le notizie più antiche, per esempio, di Jonas Ramus(1) e di Pontoppidan(2) sono egualmente assai alterate. Questo vortice ha preso il nome dallo scoglio Moskoee, che si estende in mezzo a quella corrente, la quale nella distanza di quattro miglia dal nord al sud passa fra le due isole Lafoede e Veroeen. Fra Lofoede e Moskoe l’acqua ha la profondità di 30 fino a 40 braccia, ma sul lato opposto verso Veroen e Roest non è tanto profonda. La disuguaglianza del fondo è la causa principale di questa corrente e della sua velocità. La maggior velocità sussiste fra le isole Lofoede e Moskoe; e più che la corrente si avvicina all’isola Veroeen, più perde della sua velocità. Per via del suo andamento rapido forma molti piccoli vortici, chiamati dagli abitanti della Norvegia gargamer. Il Moskestrom stesso si muove circolarmente; cosa che nasce dal continuo combattimento col flusso e riflusso, per mezzo del quale una parte dell’acqua è sempre condotta indietro. Entrando il flusso, e passando il mare nel seno ove si trova la corrente, al margine estremo di esso dal sud al nord, allora la corrente va dal nord al sud; entrando il riflusso e correndo il mare dal nord, al sud, allora la corrente va all’opposto dal sud al nord. Cambiandosi la corrente in tempo di maggior flusso o minor riflusso, allora cessa per 10 o 15 minuti il rumore: fuori di questo tempo è continuamente in moto, e fa uno strepito come una caduta di acqua.

(1) Nella una Corografia del Nord. p. 233 e 34.  

(2) Saggio di una storia naturale della Norvegia. I. tomo. p. 139-158.   

|23|

Basta soltanto che osserviamo su d’una carta esatta la posizione di quella costa, per ispiegar le grandi difficoltà che per lo passato si avevano riguardo a questa corrente. Una fila di piccole isole forma in que’ contorni una lingua di terra, la quale cominciando dalla Norvegia, si estende più di 20 miglia nel mare, cioè, da Lodingen, il luogo più al nord-est, fino a Roest situato più verso il sud-ovest. Contro questo tratto urta il mare dalla parte occidentale, e dietro ad esso verso l’est l’acqua è continuamente compressa, poiché passa per nove canali stretti, ripieni di scogli ed isolette, i quali dividono la lingua di terra in altrettante parti. I canali maggiori sono larghi un ottavo d’un miglio geografico, ed altri non hanno che 1000 piedi. In tempo del flusso il mare che entra nel seno dalla parte del nord, è arrestato dall’acqua con impetuoso stento esce fra gli scogli, vicino alla punta meridionale della lingua di terra. Il flusso dunque arriva alla dovuta altezza prima che possa superare la corrente che ad esso si oppone; ed essendovi giunto, cresce l’acqua più sulla punta meridionale che sulla settentrionale. Comincia perciò l’acqua a gettarsi verso la parte settentrionale del seno, mentre il riflusso dal lato opposto conduce l’acqua verso la parte meridionale del mare, e quindi nasce nel sud un abbassamento di acqua in confronto di quella che s’innalza nella parte del nord. Quest’acqua, arrestata ora nel nord ora nel sud, non ha altro sfogo che fra la punta Lofoee e l’isola Veroe, o fra Veroe e Roest; per la qual cosa intorno a queste nasce tutto il giuoco dell’acqua: e siccome lo scoglio Moskoe s’innalza propriamente fra Veroe e Lofoede, egli diventa, per così dire, l’asse intorno al quale gira l’acqua che violentemente gli corre incontro, e che in tal guisa sembra essere in un continuo combattimento; cioè produce poi quel movimento vorticoso dell’acqua. La corrente di mare cammina qui in forma di mezzo circolo dal nord al sud, e dal sud al nord; mentre al contrario tutte le altre correnti in alto mare tengono una direzione in linea retta, poiché non trovano alcuna resistenza in tempo di flusso e riflusso.

|24|

Che il vortice di questa corrente tragga tutt’i corpi nel suo centro, e che poi gli slanci intorno e se, sfrantumandoli in minute parti; che per questa funzione gli sia stato dato il nome di Mahlersee (mare che macina); e che sia tanto impetuoso da attirare in esso fino le balene ed i grandi bastimenti, possiamo chiamarle favolette, poiché si oppongono e tutte l’esperienze ed osservazioni. Quivi si trattiene sempre una quantità di pesci. Gettandovi dentro un albero, si arresta il moto vorticoso; soltanto la corrente forte può veramente condurre i marinai poco esperti contro gli scogli, e divenire pericoloso in tempo di burrasca.

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Presso le isole Faroeer trovansi tre così dette correnti macinatoie. L’una è fra Videroee, Swinoe e Bordoee; l’altra maggiore e più violenta sta avanti Sandoe presso Dalssflaeserne, ed è chiamata Quarnen (ruota di mulino): questa, rinforzata dalla burrasca, è pericolosa. La terza poi trovasi nella parte meridionale avanti Suderoee, e corre intorno a Sumboemunk, scoglio il quale in faccia all’ultima isola Suderoee s’innalza fino a 10 braccia sulla superficie del mare. Questa è la più importante: la profondità del mare intorno a tal vortice è di 80 fino a 90 braccia, ed ove si trova questa profondità il mare corre tranquillo. Più vicino allo scoglio Sumboemunk s’innalza il suolo in modo, che la profondità è solamente di 35, 30 o 25 braccia. Quivi comincia il movimento della corrente del mare. Ne’ siti più violenti la profondità è di 12, 10 od 8 braccia, ed in essi sonovi altresì elevazioni e scogli a fior d’acqua dell’altezza di alcuni piedi, trai quali il mare si è formato de’ passaggi ancora più profondi. Fra lo scoglio Sumboemunk, ch’è in tal guisa circondato, e la punta meridionale dell’isola Suderoee passa l’acqua come per una chiavica. La violenza colla quale quivi il mare si precipita spinge una parte dell’acqua vicina indietro ed intorno allo scoglio, ed in questo modo nasce il movimento circolare della corrente. Nella parte settentrionale di questo scoglio trovansi degli ammassi di banchi, fra’ quali e lo scoglio non sussiste profondità maggiore di 3 o 4 braccia. Questo ammasso di banchi ed il basso fondo del mare, opponendosi alla corrente dell’acqua, cagionano del rumore strepitoso, particolarmente quando il vento caccia l’acqua, o quando la marea produce un movimento più violento.

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Quello che si è qui accennato intorno alla posizione ed al fondo del mare, per servire alla cognizione ed alla spiegazione del Mahlestrom, schiarirà il fenomeno del freddo che regna sullo scoglio di Sumboemunk, anche nella stagione più calda dell’estate: gli uomini che visitano questi siti per prendere gli uccelli, debbono coprirsi di panni come ordinariamente sogliono farlo nell’inverno. La cagione, come ho detto, sta nel fondo dell’acqua che a poco a poco s’innalza, per cui l’acqua inferiore, che non è punto riscaldata da’ raggi del sole, è spinta in alto sopra un piano inclinato, e raffredda l’aria. A questo medesimo fenomeno possiamo egualmente attribuire il freddo che nasce su i banchi di sabbia a fior d’acqua, come, per esempio, sopra il gran banco di Terranova, del quale abbiamo parlato nell’articolo della disuguaglianza del fondo del mare. Più pericoloso di questi vortici pei navigatori mal accorti è il Kuilstrom (corrente del pozzo), il quale, 4 miglia verso il nord da Bergen, nella parrocchia di Lindaas, corre fra la terra ferma e molte piccole isole. Il suo corso, che dipende parimente dal flusso e riflusso, ha pure questo di particolare, che gli corre egualmente incontro; si diffonde nell’interno del continente, alloraquando l’altre correnti corrono nel mare; e trabocca di nuovo al di fuori, quando quelle tornano in dietro. Siccome quivi l’acqua è ritenuta e ritardata egualmente da una lunga catena di piccole isole fino alla baia, la quale si è formata dentro terra; così l’acqua arriva dopo che le altre acque hanno scolato. Qui hanno naufragato vari vascelli in differenti tempi, ed una volta 7 balandre in un tempo stesso. Cagione di tali disgrazie è la corrente che volta rapidamente; e quando non si mette una particolare attenzione, gira sì all’improvviso, che i vascelli sono gettati sugli scogli. Lo stesso fenomeno accade negli altri vortici, ove naufragandosi i vascelli, devesi attribuire sempre questa disgrazia piuttosto al vento, il quale si cambia e porta il vascello sugli scogli, che ai vortici stessi. 

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