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DOTTRINA ELEMENTARE DELLA GEOGRAFIA FISICA

CAPITOLO I - DEL MARE

avanti

Indice

Dedica 

Prefazione

Introduzione

Prenozioni matematiche

Trattato della geografia fisica

Premessa

Capitolo I - Del mare

VIII

DEL MOVIMENTO DEL MARE
DEL FLUSSO E RIFLUSSO

|1|

Il movimento più osservabile del mare è indubitatamente il crescere e calare dell’acqua, chiamato flusso e riflusso. Esso accade due volte al giorno colla massima regolarità, di modo che si può calcolarlo esattissimamente prima del suo arrivo. Se il mare, per esempio, in un porto comincia a crescere e correre verso le coste, dicesi che il mare monta, ovvero entra in flusso; ed essendo arrivato alla maggior altezza, abbiamo il mare alto. In questo stato resta il mare una mezz’ora, e poi cala visibilmente e con forza, ovvero comincia il riflusso, finché dopo sei ore è arrivato allo stato più basso, che quindi chiamasi mare basso. In questa situazione resta un quarto d’ora; poi ricomincia il flusso a montare sei ore di continuo; cala dopo aver tenuto una mezz’ora mare alto, e passa dal riflusso al flusso nuovo. Questo giuoco, la cui cagione è stata trovata ne’ tempi moderni, continua senza interruzione. Molti veramente s’immaginarono che in un modo maraviglioso l’acqua in tempo di flusso aumentasse, ed in tempo di riflusso diminuisse. Questo chiamasi spiegare un piccolo miracolo per mezzo d’un grande, e da una corrente che va e viene produrre una sempre rinnovata creazione e distruzione incomprensibile. La massa dell’acqua non si diminuisce punto, e né anche cangiasi il suo volume, non occupando maggiore spazio in tempo di flusso, che in tempo di riflusso. Questo fenomeno altro non è che un movimento oscillatorio, per mezzo del quale l’acqua in vari siti ora è innalzata ed ora abbassata. Essendo l’acqua arrivata in un sito della terra al punto più alto, si abbassa nell’istesso tempo in un altro. Quindi è egualmente falso ciò che altri credettero, che nell’interno del mare accadesse un cangiamento, per mezzo del quale l’acqua bollisse come il latte sul fuoco. Il calare dell’acqua in un sito sta in proporzione esattissima col montate in un altro, e qui cala solamente perché monta in un’altra regione.

|2|

Non è molto più compatibile l’opinione di quelli che credettero la terra, come tutti gli altri corpi celesti, vivente, riguardando il flusso e riflusso come un segno ed effetto della respirazione. Questa opinione appena meriterebbe essere qui accennata, se il grande Keplero, il quale nell’astronomia fece molte scoperte, non avesse supposta la terra come una bestia vivente, e gli uomini e gli altri esseri viventi come insetti che si nutriscono sopra la sua pelle; e tutto questo per la maggior parte in grazia del flusso e riflusso.

|3|

Si dovrebbe credere, che l’influsso e la correlazione del moto della luna con questo movimento non lasciasse più alcun dubbio su questo fenomeno, poiché il tempo fra i due flussi più vicini non importa esattamente 12 ore, ma oltre di ciò 24 fino a 25 minuti. Questo è propriamente il tempo del corso apparente della luna, la quale in 12 ore e 25 minuti passa due volte per il meridiano intero di un luogo, una volta sopra, e l’altra sotto l’orizzonte di esso. Il flusso e riflusso nel giorno seguente non accadono più nelle medesime ore, ma tre quarti d’ora incirca più tardi, siccome anche la luna passa nel medesimo meridiano tre quarti d’ora più tardi, e così procede di giorno in giorno, finché dopo 30 giorni circa, tempo del corso della luna, o d’intervallo da una luna nuova all’altra, il flusso e riflusso arrivano nelle medesime ore. Il flusso entra sempre circa due ore e mezzo dopo che la luna ha passato il meridiano di un luogo. In quelle regioni dell’oceano che giacciono immediatamente sotto la luna, il flusso e riflusso è sempre più considerabile, cioè, cominciando dall’equatore fino ai tropici; e tutt’i mari che giacciono al di là hanno questo movimento tanto minore, quanto è maggiore l’arco del meridiano tra lo zenit e lo stato più alto della luna. Finalmente l’altezza del flusso, che in un luogo non è sempre il medesimo, si regola esattamente secondo la posizione della luna, essendo maggiore in tempo della luna nuova e della piena, e minore dopo il primo ed ultimo quarto. Descartes fu il primo che fece riflettere sulla dipendenza del flusso e riflusso dal corso della luna, e che insegnò di cercare nella luna le cagioni di questi cangiamenti. La maniera colla quale egli spiegò questa coerenza non fu la più felice: egli sostenne che la luna, passando sopra il nostro orizzonte, comprimesse l’atmosfera, e questa il mare, obbligandolo con ciò di calare. In questa ipotesi non si potrebbe spiegare, come gli antipodi abbiano il flusso nel medesimo tempo, mentre quelli che ne sono distanti un quadrante, hanno il riflusso; né si comprenderebbe perché il mare sia innalzato propriamente sotto la luna, mentre piuttosto vi dovrebbe essere continuamente un mare basso. La luna è troppo distante dalla terra per cagionare una pressione, e l’atmosfera troppo bassa e troppo cedente per poter comprimere l’acqua; con che richiederebbe una forza non indifferente. Questa scoperta di Descartes della coerenza fra questo fenomeno ed il corso della luna non lascia pertanto d’essere pregevole ed importante, poiché ci condusse sulla vera strada per cercare la spiegazione di questo fenomeno nell’attrazione della luna: in fatti attribuendo soltanto alla luna la forza d’attrazione di tutt’i corpi, secondo la proporzione diretta della loro massa, ed inversa del quadrato delle loro distanze, vediamo benissimo, che l’effetto di tal forza sul mare dev’essere tanto più sensibile, quanto più facilmente può esser messo in moto, considerandolo come fluido.

|4|

Supposto questo, comprendesi benissimo che la luna sforza l’acqua a montare in quel luogo sopra il quale essa si trova, poiché l’attrae con forza maggiore che il centro della terra stessa, il quale per 860 miglia geografiche è da essa più distante che la superficie dell’acqua; in tal guisa diminuendosi dalla luna la gravità della sottoposta acqua verso il centro della terra, l’altre acque più gravi concorreranno da tutt’i lati, dall’est e dall’ovest, e particolarmente dalla parte dei poli. Sei ore dopo, la luna cala sotto l’orizzonte, e si trova nello zenit di quelli che da noi sono distanti un quadrante verso l’est o verso l’ovest, ove diminuendo la gravità dell’acqua, cagiona il flusso, ed in quel luogo ove era poc’anzi, siccome in tutti quelli dai quali è distante di 90, produce il riflusso. Dopo altre sei ore entra nel nadir del primo luogo d’onde partì, e che è propriamente opposto, e vi cagiona il flusso, poiché attrae sott’acqua il centro della terra, che per 860 miglia geografiche l’è più vicino che l’opposta superficie di essa; e quest’acqua perciò deve allontanarsi dal centro e montare: e laddove la luna entra e sorte dall’orizzonte, si abbassa il mare, come egualmente sotto i poli. Nel modo col quale la luna corre dall’est all’ovest intorno alla terra fra i tropici, nel medesimo la seguirà pure lo stato più alto dell’acqua su d’ambidue gli emisferi. La luna essendosi avanzata, distaccando quasi l’acqua dal centro della terra, e procedendo a fare gradatamente la medesima operazione in un altro luogo, farà sì, che l’acqua non monterà in quello stesso momento quando la luna culmina, ovvero quando passa il meridiano, ma più tardi; poiché vi vuole del tempo, acciocché l’acqua possa montare. L’acqua posta in moto per innalzarsi continuerà a montare, finché, necessitata dall’innalzamento maggiore di un’altra massa di acqua, principierà a calare, siccome avviene del maggior calore, il quale non si sente a mezzogiorno, quando il sole è arrivato alla maggior altezza, ma due o tre ore dopo. Il tempo però che passa fra il culminare della luna e l’arrivo del flusso non è uguale in tutti i siti; nell’alto mare della zona torrida ritarda 2 ore e 1 1/2, co- me hanno osservato gl’Inglesi sull’isola di S. Elena nel 15° di latitudine meridionale circa; al di là dei tropici, 2 ore e 1/2 come nella vicinanza del Capo di Buona Speranza. Vicino alla Francia ed alla Spagna, che hanno una latitudine maggiore, ritarda 3 ore; sulle coste questo ritardo è tanto differente, quanto differiscono esse in configurazione ed accidenti della loro conformazione. Più che le coste sono circondate e rinserrate da promontori e da isole, più tardi entrerà il flusso. All’imboccatura della Garonna e della Loira accade 3 ore dopo il passaggio della luna pel meridiano; presso Brest, 3 ore e 3o minuti; presso Rochefort, 4 1/2; presso S. Malò e presso Plymouth, 6 ore; presso Nantes, 8 ore; presso Havre de Grace, 9 ore; presso Calais e Douvres, 11 1/2; e presso Dunkerke ed Ostenda, come anche all’imboccatura del Tamigi, 12 ore. In alcuni altri luoghi il flusso ritarda giornate intere; ciò accade particolarmente in que’ siti ove grandi fiumi si gettano nel mare; perché, mentre questo monta, la corrente del fiume s’oppone e vi nasce un arresto; la corrente diventa più alta che nell’interno della terra, e comincia a correre in dietro: questo però accade lentamente a cagione della forza opponente della corrente del fiume. Nel fiume delle Amazzoni il flusso è sensibile fino a 200 miglia marittime, cominciando dall’imboccatura, e vi vogliono alcuni giorni per arrivarvi; nella Senna, dall’imboccatura di Havre de Grace fino a Rouen, monta il flusso in 16 ore 1/4; nel Tamigi, dall’imboccatura fino a Londra, in 3 ore; da Heilgelande, isola all’imboccatura dell’Elba, fino ad Amburgo, in 6 ore; di modo che ad Amburgo v’è il flusso quando all’imboccatura dell’Elba v’è il riflusso. Siccome gl’impedimenti del ritardo del flusso sono locali, ed accadono in un porto sì, nell’altro no, è chiaro che non tutt’i siti che giacciono sotto il medesimo meridiano hanno il flusso nello stesso tempo e nella medesima quantità, come veramente dovrebbe accadere; ciò non ostante tutto va sì regolare, che il flusso può essere calcolato per ciascun luogo, e che fino i marinai conoscono il momento quando il flusso deve arrivare, salvo i cangiamenti prodotti dal vento, i quali naturalmente non si possono anticipatamente conoscere.

|5|

L’altezza alla quale monta l’acqua in tempo di flusso, differisce secondo il tempo ed il luogo. Siccome la distanza della luna dalla terra non è sempre la medesima, e varia in modo, che la minore sta alla maggiore quasi come 7 a 8; così la luna non attrae ed innalza sempre ugualmente le acque, ma più quando è più vicina, e meno quando è più distante.

|6|

Anche il sole opera sull’acqua come la luna, colla differenza però, che il suo effetto è tre volte minore di quello della luna a cagione della sua maggiore distanza di 400 volte(1). Quando la luna innalza l’acqua di 3 piedi, allora il sole l’innalza un piede solo. Stando ora la luna in congiunzione col sole, cioè fra il sole e la terra, come in tempo di luna nuova, o in opposizione col sole, voglio dire nella distanza di 180 gradi, in modo che la terra venga posta frammezzo, come in tempo di luna piena; allora l’acqua è innalzata quattro piedi. Il primo caso è facile a comprendersi; nel secondo abbiamo solamente a rammentarci che la forza di attrazione opera fino al centro. Quindi stando la luna in sito contrario al sole, cioè in opposizione con esso, rimuove dal canto suo tre piedi l’acqua dal centro della terra; mentre il sole al contrario attrae dall’altro lato il centro stesso di un piede, e, per dir così, sotto l’acqua; ragione per la quale l’acqua deve allontanarsi quattro piedi dal centro della terra. Stando ambedue nelle quadrature, o distanti per 90 gradi una dall’altro, come accade ne’ quarti, operano l’uno contro l’altro. Il sole ritrae l’acqua un piede da quel luogo ove la luna l’innalza 3 piedi, e l’acqua non può montare più alta che 2 piedi. Il flusso minore chiamasi flusso morto; il maggiore, flusso vivo.

(1) Per questa distanza la forza del sole dovrebbe essere minore per 160000 volte dalla forza della luna, se fosse della medesima grandezza e densità di essa. Ma essendo la sua massa maggiore molti milioni, la forza cresce in modo, che opera solamente tre volte meno della luna. 

|7|

Il flusso vivo, o sia marea viva, non succede nel tempo preciso del plenilunio e del novilunio, ma per lo più 36 fino a 48 ore dopo, anzi qualche volta tarda 3 fino a 4 giorni; e il flusso morto, ovvero marea morta, ritarda egualmente. Ciò accade come del maggior calore, il quale non si sente nella giornata più lunga, ma qualche settimana dopo nei giorni canicolari.

|8|

La marea viva arriva un poco più presto sulle coste; e la morta, un poco più tardi della media, durante i quarti di luna: cioè, la marea media cresce e cala due volte in 24 ore e 50 minuti; la viva, due volte fra 24 ore e 35 minuti, ma la morta (ne’ quarti di luna), due volte fra 25 ore e 25 minuti.

|9|

Il riflusso è ordinariamente più rapido del flusso. Il flusso per lo più s’innalza lentamente sulle coste; ma nella marea viva l’acqua corre con tanta rapidità, che appena si possono tirare le barche sulla spiaggia, acciocché non si rovescino. Sulla Garonna e sulla Dordogna questa specie di marea viva chiamasi mascaret. Nel Brasile, circa un grado e mezzo dall’equatore, e quasi 30 miglia dal mare, giace una città chiamata Para, dal fiume dell’istesso nome, che passa in mezzo ad essa, e che si unisce a vari altri fiumi e ruscelli, i quali insieme si scaricano nel mare. In faccia all’imboccatura giace l’isola Maraga, di più di trenta miglia geografiche di circuito, sul di cui lato verso nord-ovest si scarica pure il grande Maragnon o fiume Amazzone. Fra i piccoli fiumi che si uniscono presso Para avvene uno chiamato Guama, in mezzo al quale, circa 25 miglia geografiche dentro terra ove ha 200 passi di larghezza, giace una piccola isola in quei contorni ben conosciuta. Quivi giornalmente si osserva due volte la marea, quando la luna non è troppo distante dalle terra. Uno o due giorni dopo le lune nuove o piene, quando il flusso e riflusso del mare è maggiore, l’acqua di questo fiume inonda l’isola con tanta veemenza e velocità, che fra 3/4 d’ora arriva ad un’altezza, che altre volte richiede 6 o 7 ore di tempo. Questo formidabile rigonfiamento dell’acque vien dagl’lndiani detto prororoca, parola colla quale è espressa la rapidità dell’acqua, ed il pericolo al quale sono esposti quei che allora navigano sul fiume: e siccome la rapidità del flusso comincia sempre intorno a quest’isola, hanno dato ad ossa il medesimo nome. Appena si è sentito uno strepito terribile, vedonsi tre o quattro onde di schiuma bianca precipitarsi dall’alto dell’isola; l’acqua comincia subito a crescere, si dilata da tutte le parti inonda una gran parte dell’isola e le pianure vicine, indi strascina seco tutto ciò che incontra nel suo corso, e con tal forza, che là dove il fiume è più stretto e si divide in diverse braccia, vedonsi portare considerabili masse di roccia. Il prororoca possiede una veemenza formidabilissima, e la comunica a tutt’i fiumi che incontra nel suo corso. Lo strepito dell’acqua ed il pericolo durano finché l’intero fiume si è gonfiato ad una altezza tale da poter respingere la forza del flusso del mare, ed allora si tranquilla: il giorno seguente è meno impetuoso, ed il terzo si precipita nuovamente indietro. Più terribile ancora è il prororoca della corrente del fiume Amazzone presso il Capo Nord, ove questa corrente con una forza incredibile si precipita nel mare: De la Condamine poco mancò che non vi perisse. È certo, che il prororoca ha una correlazione colla marea, e che dipende solamente da essa. La cagione immediata perché quivi il flusso produce effetti sì straordinari, crede Brunelli, essere le caverne che, secondo lui, devono sussistere verso la parte superiore dell’isola poco distante dalle sponde del fiume, e devono comunicare col mare. «Per questo canale sotterraneo, dic’egli, l’acqua in tempo del flusso vivo corre in dietro con tanta impetuosità, che alla parte superiore dell’isola si precipita per un’apertura verso il fiume. Osservando però sopra la carta geografica come il corso del fiume Amazzone dirigesi verso l’est, apparisce chiaramente, che trovando esso il minimo impedimento che arresti il suo corso, deve correre in dietro e conformarsi al movimento generale dell’acqua cagionato dalla rotazione della terra. Inoltre riflettendo sulla posizione dell’isola e dell’imboccatura di ambedue i fiumi, come si uniscono col mare in poca distanza l’uno dall’altro, il fiume Amazzone propriamente sotto l’equatore, ed il Para poco distante da esso, ove l’effetto della luna deve essere maggiore; riflettendo ancora che la loro imboccatura è posta in guisa da ricevere sì la corrente dell’oceano proveniente dai poli, come quella dalla parte dell’est; e notando finalmente come l’imboccatura di ambedue i fiumi, oltre molte piccole isole, ha dicontro l’isola Maraga la quale è atta molto ad impedire il loro libero corso, separando le di loro foci: allora non avremo bisogno della spiegazione di Brunelli intorno al canale sotterraneo. La ragione perché un tale flusso vivo non si trova sopra alcun altro fiume è, perché in niuno si accordano quelle circostanze le quali si uniscono in questi per accrescere il flusso.

|10|

In alto mare e sulle coste libere la marea viva non è mai sì alta come ne’ mari rinchiusi e confinati da isole. All’isola di S. Elena, al Capo di Buona Speranza, alle Filippine, all’isole de’ Ladroni, alle Caroline ed alle Molucche il flusso maggiore non sormonta l’altezza di tre piedi; e Taiti solamente di un piede. Al contrario, presso Maraga, nello stretto delle Sunda, fra Sumatra e Java, suole montare all’altezza di 15 piedi; nel mere rosso, 18 sino a 20 piedi; ed alle foci dell’Indo, 30 piedi. In egual modo monta nello stretto di Magellano a 20 piedi, sulle coste di Fez e Marocco, dalla parte del mare atlantico, a 10 piedi; sulle coste del Portogallo, 11 fino a 12 piedi; sulle coste della Spagna, 12 fino a 13 piedi; sulle coste meridionali della Francia, 15 fino a 18 piedi. Presso Bristol monta fino a 40 piedi a cagione del canale di san Giorgio che si trova alla parte settentrionale della costa di Cornwallis, la quale si avanza molto in fuori. Presso s. Malò, dove l’acqua fra Douvres e Calais non può scorrere sì presto, il flusso più alto monta sollecitamente e 50 piedi; ed influendo il vento sull’acqua, fino a 100 piedi. Sulle coste più settentrionali della Francia e della Fiandra l’altezza del flusso comincia a diminuire. Sulla parte occidentale del Jutland ordinariamente s’innalza 6 a 7 piedi; sulle coste della Norvegia, 4 fino a 6 piedi: il flusso vivo monta quivi fino a 8 piedi ecc. Sulla costa orientale dell’America, particolarmente alle foci de’ fiumi che vanno verso l’est, come quei di S. Lorenzo, dell’Orinoco, del Janeiro e del Rio delle Plata, il flusso è mollo considerabile, siccome chiaramente risulta da quanto di sopra si è indicato. La cagione stessa per la quale nelle alte latitudini diminuisce sempre più l’altezza media del flusso, fa che l’intervallo da un flusso all’altro e la differenza d’altezza di due flussi, che seguitano immediatamente l’uno all’altro, sieno maggiori che altrove. Così abbiamo osservato generalmente sul nostro emisfero settentrionale, che passato il tropico del cancro, in tempo di luna nuova e di luna piena, il flusso della mattina nell’estate è minore, e nell’inverno maggiore del flusso della sera. Ma oltre di ciò, spesse volte il flusso è assai irregolare: poiché, siccome tanto la luna quanto il sole restano sopra l’orizzonte quasi per un tempo doppio di quello per lo quale ne stanno sotto di esso, o al contrario; così una marea richiede il doppio tempo dell’altra che la seguita immediatamente, giacché l’altezza e la durata dello stato dell’acqua conformasi allo stato della luna, tanto sopra che sotto l’orizzonte. Accadendo finalmente nelle latitudini alte, che la luna si avvicini allo zenit, e cagionandovi un flusso considerabile, così è ancora tanto più distante dal nadir di 12 ore e 25 minuti, e il secondo flusso diventa minore talmente da comparire marea bassa, in modo che in 24 ore il flusso e riflusso comparisce solamente una volta.

|11|

Il flusso, essendo accompagnato dal vento marino, può crescere e mancare quando è respinto da un vento forte di terra. Il vescovo Burnet(1) narra, che nel 1672 il duca di Yorck era comparso davanti Schevelingen con una flotta considerabile per farvi uno sbarco in favore de’ Francesi contro gli Olandesi. Egli fece vela verso terra, e gli Olandesi tremarono; ma il riflusso lo sopraggiunse troppo presto, e gl’impedì di approdare. Col primo flusso sperò egli di poter eseguire sicuramente lo sbarco senza verun ostacolo. Gli Stati spedirono al principe di Orange, perché alcuni reggimenti lor venissero in aiuto ad impedire lo sbarco; ma questi non poté spogliarsi di forze, poiché i Francesi gli furono troppo vicini: aspettandosi in questa situazione di vedersi attaccato da due lati si credette il paese perduto, giacché non vi era apparenza, che Ruyter avesse potuto giungere sì presto colla sua flotta. La marea cominciò a montare, e con essa gli Olandesi aspettarono la ruina; ma con sorpresa di tutti non montò il mare né anche tre ore, e subito si abbassò molte ore di continuo, strascinando con sé la flotta inglese in alto mare; Ruyter la raggiunse, ed il paese fu salvato. Questo fenomeno, dice Burnet, si credette un miracolo per la salvezza dell’Olanda, ed egli medesimo lo spiega quale esempio della divina provvidenza, senza la di cui assistenza l’Olanda in que’ tempi sarebbe stata ruinata (the Dutch saved by some extraordinary providence). In questa occasione il vento sarà stato contrario al flusso.

(1)  History of his won time, stampata nel 1724. tom. I. p. 339. segg. 

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Ne’ piccoli mari all’atto separati dall’oceano, come nel mare baltico, nel caspio, nel nero e nel mediterraneo, non esiste marea sensibile, poiché la loro intiera superficie soffre quasi una egual impressione dalla luna; l’acqua non può montare in nessun luogo nè calare, mentre vi manca la corrente necessaria. Sul mare mediterraneo ai scorge veramente di quando in quando il flusso, ma non generalmente, e non con quella eguaglianza e regolarità da poterne stabilire regole fisse. Maggior uniformità trovasi nel mare adriatico, dove esso si estende dal nord ovest al sud-est; poi nel seno Gabes nel regno di Tunisi, e presso: Gibilterra. In tutti questi luoghi si osserva giornalmente il flusso di due fino a 4 piedi di altezza; del resto Scilla e Cariddi, come egualmente l’Euripo, null’altro sono che effetti del flusso e riflusso. Scilla e Cariddi fra l’Italia e la Sicilia, che furono sì terribili per gli antichi, ora sono poco temuti. Per ispiegare questo fenomeno non è necessario che ricorriamo alle spelonche sotterranee ed ai precipizi; il movimento circolare di esso, la profondità nel mezzo, l’inghiottire apparente e gettar fuori dell’acqua, sono conseguenze del flusso e riflusso, cagionato dall’avanzare e dal ritirarsi dell’acqua in un canale stretto, in confronto al di lei gran volume. L’acqua urta continuamente in ambidue i lati della stretto, e particolarmente quando soffia il vento del sud est, il quale si oppone alla di lei corrente. Il violento e sregolato rompimento delle onde, che ne deriva, dovette alle navicelle degli antichi minacciare rovina ed esterminio. Ma quando narravano, che i vortici avrebbero tirate da sé stessi le navi verso il loro centro, ed inghiottite, allora la paura accese la loro fantasia, la quale fece pure nascere i mostri marini. Dicesi che in 24 ore si cambia tre volte il corso dell’acqua, e più volto ancora il movimento del vortice. Kircher misurò questo stretto ove è la minor estensione, e lo trovò di 2783 passi geometrici, o circa un terzo di un miglio geografico. La profondità cangia da 30 fino a 200 piedi(1). Nel 1798 vi è passato l’ammiraglio Nelson con una flotta, dirigendosi verso Abukir. La morte di Aristotile ha reso assai celebre l’Euripo(2), cioè, lo stretto fra la terra ferma della Grecia e l’isola di Negroponte, anticamente nominata Eubea, il quale là dove resta la cittadella di Negraponte è sì angusto, che appena vi passa una galera: in questo sito osservasi particolarmente quel movimento inquieto, il quale gli antichi non seppero spiegare. Secondo quello che dicono gli abitanti, in ciascun mese lo stretto è per 18 fino a 19 giorni nello stato regolare, cioè, in 24 ore accade due volte il flusso e riflusso, durante il quale l’acqua rare volte monta a due piedi di altezza. Ma negli altri giorni osservasi, in 24 ore, undici fino a dodici volte il flusso e riflusso, o sia un crescere e calare, un inghiottire e rigettare dell’acqua, come dice il Gesuita Babin, il quale quivi soggiornò due anni di seguito(3). In alcuni mari mediterranei si sono osservati de’ movimenti d’acqua, i quali benché siano irregolari, ciò non ostante hanno della correlazione col corso della luna, come nel lago Baikal nella parte meridionale della provincia di Irkuzk, il quale si estende dal sud-ovest al nord-est. Secondo il calcolo di Georgis, è desso lungo 550 werst(4), ovvero 70 miglia geografiche, largo 50 fino a 80 werst (7 in 8 miglia geografiche), e profondo 140 in 500 piedi, ed in alcuni siti 700 ed anche 1400 piedi.

(1)   Ved. Kircher mundus subteran. lib. 2. c. 16. edit. Wassberg 3. Amsterd. 1678 tom. I pag. 99. segg. E de la Grane due lettere delle correnti e vortici nello stretto di Messina, inserite nel giornale d‘Italia, vol. X. p. 105: di queste si trova un estratto nelle Beytraege zur physikalischen Erdbeschreibung. vol. 4. quint. 2, n. 2. p. 145. Spallanzani viaggi nelle due Sicilie, IV. tom. 1 divis. La Cariddi è chiamata in oggi Capo di Faro. 

(2)    I Padri della S. Chiesa, particolarmente Giustino nel suo scritto di esortazione (λογος παραινετικος) ai Greci, edit. Parig. p. 34. Gregor. Nazianz. Orat. 3 c. 69 edit. Colon. tom. 1 p. 79, ed Elias Cretens. metropolit. nel suo commentar. sopra le opere di questo Gregorio, tom. 2. edit. Colon. Grogor. p. 507. Procop. hist. lib. 4 ed altri narrano, che Aristotile sia morto di pena e di affanno, perché non seppe spiegare il fenomeno dell’Euripo, anzi, che si sia precipitato dentro dicendo: ὲπιὔη Αριστοτελης οὖκ ἓιλε τον Εὔρικος ἐκέτο τὸυ Αριστοτελης. Morte pienamente degna di un malavvezzo favorito della natura, il quale dopo aver goduto di tutta la di lei confidenza, irritato sopra un piccolo segreto che gli tenne ascosto, ruppe intieramente l’amicizia con essa. Quasi nessuno degli antichi classici parla di questo accidente. Dal passo di S. Gregorio si può conchiudere, che l’imperatore Giuliano abbia avuto una simile opinione circa la di lui morte. Diogen. di Laerte lib. V. ed. Menag. p. 115. 116, narra, secondo Eumelo ed altri, che si sia avvelenato. Dionigi di Alicarnasso in ep. ad Ammaeum, cap. 5 edit. Reisk. vol. 6 p. 728, dice, che sia morto di malattia; ed Apollodoro, Censorius ed altri dicono, essere stata la malattia una indigestione, la quale si era attirata col continuo studiare.

(3)   Ved. Philos. transact. vol. II, p. 280. 

(4)  104 ¼  werst compongono un grado dell’equatore. 

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Or in esso accade una specie di bollimento per due od anche tre volte il giorno; ciocché produce spesse volte una continua impetuosa agitazione, in modo che la navigazione sopra di esso si è resa molto difficoltosa. Quindi esso non è coperto interamente di ghiaccio, né anche per l’ottava parte dell’anno, mentre per la stagione rigida, che in questi contorni spesse volte produce la neve nel mese di agosto, e per la gran quantità di ghiaccio che vi conducono i fiumi Irkutz, Uda ecc., si dovrebbe credere che durante la maggior parte dell’anno dovesse essere gelato. Il tempo della sua congelazione comincia alla fine di dicembre, e dura fino al principio di maggio. Vi regnano molte burrasche, particolarmente dal settembre fino al dicembre; ma queste non sono le cause della sua impetuosità. Spesse volte in tempo di burrasca esso fa poco strepito, ed in altri tempi un vento mediocre è sufficiente per infuriarlo. Come la sua acqua sia dolce e chiara, ed in distanza di colore verdiccio marino, e perché si vegga il fondo per la profondità di otto tese, lo abbiamo già detto di sopra. Siccome questo lago getta fuori del bitume (che dagli abitanti di que’ contorni è impiegato per la guarigione delle ferite e per bruciarlo nelle lampane), e nella sua vicinanza si trovano fonti solfurei; così le cagioni primitive del suo bollimento potrebbero cercarsi più ragionevolmente sotto terra, che sopra di essa.

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Riguardo a questo è ancora più maraviglioso ciò che si dice di un piccolo lago presso il villaggio Famoyen, il quale giace sopra una montagna alta delle isole Feroe(1), cioè, che abbia sempre regolatamente flusso e riflusso col mare. L’alta posizione di questo lago non ha però punto scoraggiato quelli che lo suppongono in comunicazione col mare per mezzo di una straordinaria apertura sotterranea: questo si chiama non ispiegare nulla, e meglio è dubitare del fatto stesso(2). 

(1)   In tal modo lo racconta fra gli altri Luca Debes nella descrizione delle isole Feroe (ferroa reserrata cap. 1).  

(2)  Paragonando questo effetto coll’influenza della luna sulle malattie croniche, è pure debolissimo. L’influenza della luna sulle malattie croniche si può credere che provenga dal flusso e riflusso che essa cagiona nell’atmosfera; ma qui non si può spiegare il fenomeno in detto lago per mezzo del flusso e del riflusso dell’atmosfera, poiché alcun altro lago non ne sente la minima impressione.

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Volendo ricercare le vere cause del flusso e riflusso, potremmo dire benissimo, che la natura generalmente odia il riposo e l’inazione, e che abbia voluto dare moto e vita anche a quell’elemento il quale contiene quasi prima stamina rerum nella loro prima rozzezza del volume massimo; che con ciò abbia prevenuta la putrefazione dell’acqua; che per mezzo della perpetua mescolanza della parte superiore coll’inferiore dell’acqua produca e conservi in esse da per tutto una temperatura e qualità bastantemente uniforme: giacché i soli movimenti dell’acqua cagionati dai venti non la rimescolano sufficientemente, ed il flusso e riflusso, al contrario, arriva fino al fondo del mare, e mentre innalza l’acqua della superficie, rimpiazza spesso quella che stava sul fondo. Finalmente il flusso e il riflusso è utile ancora per poter passare sopra i banchi d’arena che si formano davanti i porti. Senza di esso difficilmente si trarrebbe con tanta facilità il sale ne’ paesi più caldi, mentre i fossi e i canaletti a ciò destinati riempionsi da loro medesimi in tempo di flusso; senza di esso ignoreremmo molti prodotti del fondo del mare, e d’altri difficilmente potremmo averne in abbondanza. Così il flusso sulle coste dell’Elba dona le conchiglie e le ostriche; sulle coste occidentali dell’Irlanda, l’ambra grigia; sul quelle della Pomerania e del Meklenburg, gli elettri; sulla coste delle Indie, le noci di Cocco ec. Londra ha il grandissimo vantaggio, che i bastimenti provenienti dalla Scozia e dalla Francia possono col flusso nell’istesso tempo entrare, e sortirne col riflusso, poiché il flusso si affolla da ambedue i mari nel canale ecc.

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