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§ 21
Quantità de’ giudizi: universale, particolare, singolare 

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Indice

[Dedica]

Prefazione del traduttore

Introduzione

I. Dottrina generale elementare

Sezione prima - Dei concetti

Sezione seconda - Dei giudizi

Sezione terza - Dei raziocini

II. Metodologia generale

|1|

Rispetto alla qualità i giudizi sono universali, particolari e singolari; secondo che il soggetto nel giudizio è totalmente, o in parte soltanto, incluso o escluso dalla nozione del predicato. Nel giudizio universale la sfera di un concetto è compresa del tutto entro la sfera di un altro; nel particolare una parte del primo sotto la sfera del secondo; e nel giudizio singolare finalmente un concetto che non ha affatto sfera, e però semplicemente come parte, è collocato sotto la sfera di un altro. 

|2|

Oss. 1. I giudizi singolari sono da considerare nell’uso, rispetto alla forma logica, uguali agli universali, perché negli uni e negli altri il predicato vale pel soggetto senza eccezione di sorta. Nella proposizione p. e. Caio è immortale, tanto meno può aver luogo la eccezione, quanto nell’universale: tutti gli uomini sono immortali. Perché ci ha solo un Caio.

|3|

2. Rispetto alla universalità di una conoscenza ha luogo una reale differenza tra proposizioni generali e universali, la quale veramente non importa per nulla alla logica. Vale a dire le proposizioni generali sono quelle che contengono semplicemente qualche cosa di generale di certi obbietti, e conseguentemente condizioni non sufficienti al subsumere; p. e. la proposizione: si dee fare fondatamente la dimostrazione; — proposizioni universali sono quelle, che di un oggetto affermano generalmente qualche cosa.

|4|

3. Le regole generali son tali analiticamente o sinteticamente. Quelle fanno astrazione dalle differenze; queste attendono alle differenze, e però determinano a loro riguardo. Quanto più semplicemente è pensato un oggetto, tanto più per la generalità analitica può essere concepito.

|5|

4. Quando proposizioni universali, senza conoscerle in concreto, non si possono vedere nella loro universalità, non possono servire di regola, e però valere largamente nell’applicazione; ma non sono che dati per ricercare i principi universali di ciò che è stato primo conosciuto in casi particolari. La proposizione, per esempio: chi non ha interesse d’ingannare e sa la verità, dice la verità, non è a considerare nella sua universalità, perocché noi non conosciamo i limiti della condizione del disinteresse che per mezzo dell’esperienza; vale a dire, che uomini possono ingannare per interesse, cioè, che non si attengono fermamente alla moralità. Osservazione che c’impara a conoscere la debolezza della natura umana. 

|6|

5. Intorno ai giudizi particolari, è da notare, che, dovendo essere conoscibili per mezzo della ragione, e però avere una forma razionale, e non già semplicemente intellettuale (astratta), il soggetto deve essere un concetto più largo (conceptus latior) del predicato. Sia il predicato sempre =

 il soggetto 

è un giudizio particolare ; perchè qualche cosa di a è b, e qualche altra è non b: il che segue per la ragione. Ma sia: 

può essere tutto a contenuto sotto b, se è minore; ma non, se è maggiore; perciò non è particolare che di una maniera contingente. 

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