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La pedagogica ovvero la dottrina dell’educazione è o FISICA, o MORALE (PRATICA secondo Kant); la FISICA è quella, che l’uomo ha comune cogli animali, cioè il sostentamento, la PRATICA o la MORALE è quella per la quale l’uomo deve essere coltivato, onde possa vivere come un essere che agisce liberamente, (pratico si chiama tutto ciò che ha rapporto alla libertà). Essa è l’educazione dell’individuo riguardo a sé stesso; quella cioè che conviene all’essere che agisce liberamente, che può mantenere sé stesso, essere un membro della società, ed avere un pregio interno riguardo a sé medesimo.
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L’educazione pratica dunque consiste 1. nella coltura SCOLASTICA-MECCANICA riguardo all’abilità, essa è in conseguenza didattica (ed appartiene all’instruttore) 2. nella PRAMMATICA riguardo alla prudenza ed appartiene all’aio, 3. nella MORALE riguardo alla moralità.
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L’uomo ha bisogno della coltura SCOLASTICA ovvero dell’istruzione, per diventare abile ad arrivare a tutt’i suoi fini. Essa gli dà un pregio riguardo a lui stesso come individuo. Per mezzo della coltura però che conduce alla PRUDENZA si eleva al grado di cittadino e riceve un valore pubblico; allora impara a guidare la società civile secondo le sue mire, ed accomodarsi alla volontà di questa società. Per la coltura MORALE finalmente si acquista un pregio riguardo all’intero genere umano.
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La coltura scolastica è la prima, poiché qualunque prudenza suppone l’abilità. La prudenza è la facoltà di far valere l’abilità. La coltura morale, per quanto sia fondata sopra principi che l’uomo stesso deve comprendere, è l’ultima; ma in quanto si rapporta solamente al buon senso è necessario esercitarla per tempo unita all’educazione fisica, altrimente s’introducono errori, che poi nessun’arte di educazione estingue più. In quanto all’istruzione sull’abilità e la prudenza, bisogna regolarsi secondo l’età dell’allievo. Essere abile e prudente, di cuor formato, non furbo, comportarsi da uomo, conviene sì poco al fanciullo, come all’uomo maturo non conviene il carattere del fanciullo.