|1|
Il genere sommo è quello che non è affatto specie (genus summum non est species), siccome l’infima specie è quella che non è affatto genere (species, quae non est genus, est infima).
|2|
Intanto per legge di continuità non si può dare, né specie infima, né specie prossima.
|3|
Oss. Pensando una serie di più concetti, gli uni subordinati agli altri, p. e. di ferro, metallo, corpo, sostanza, cosa: possiamo sempre conseguire generi superiori; perciocché ogni specie è del pari sempre a considerare come genere in riguardo al suo concetto inferiore, p. e. il concetto di dotto in riguardo al concetto di filosofo, sino a che arriviamo in fine ad un genere che non possa a sua volta essere specie. E noi dobbiamo poter in ultimo pervenire ad un tale genere, perciocché deesi dare in fine un concetto sommo (conceptus summus), da cui, come tale, nient’altro si può astrarre, senza che si annulli l’intero concetto. — Ma un concetto infimo (conceptus infimus), o una specie infima, sotto di cui non sia altra contenuta, non ci ha nella serie delle specie e de’ generi, perciocché un tale concetto è impossibile a determinare. Per fermo, avendo pure un concetto che noi applichiamo immediatamente ad individui; si possono non per tanto rispetto ad esso ancora ritrovare differenze specifiche, che non notiamo, o trascuriamo. Non ci ha concetti infimi che comparativamente per l’uso, i quali hanno conseguito tal senso quasi per convenzione, in quanto che si è convenuto di non andare in ciò più basso.
|4|
A determinare i concetti di specie e di genere vale perciò la seguente regola: egli ci è un genere che non può essere più specie; ma non ci è specie alcuna che non possa a sua volta esser genere.