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Rispetto alla modalità, pel quale momento è determinata la relazione dell’intero giudizio alla potenza conoscitiva, i giudizi sono problematici, assertorii, apodittici. I problematici sono accompagnati con la coscienza della semplice possibilità; gli assertorii con la coscienza della realtà, gli apodittici, in fine, con la coscienza della necessità.
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Oss. 1. Questo momento della modalità non mostra, perciò, che la maniera e guisa come nel giudizio qualche cosa sia affermata o negata: se nulla si determini su la verità o non verità di un giudizio, come nel giudizio problematico: l’anima umana può essere immortale; o se vi si determini qualche cosa, come nell’assertorio: l’anima umana è immortale; o in fine, se la verità di un giudizio sia anzi espressa con la dignità della necessità, come nel giudizio apodittico: l’anima umana deve essere immortale. Cotesta determinazione della verità semplicemente possibile, o reale, o necessaria non riguarda perciò che il giudizio stesso, e per nulla la cosa su la quale si giudica.
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2. Ne’ giudizi problematici, che si possono ancora definire quelli la cui materia è data con la relazione possibile tra il predicato e il soggetto, il soggetto deve sempre avere una sfera minore del predicato.
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3. Sopra la differenza tra i giudizi problematici e gli assertorii si fonda la vera differenza tra i giudizi e le proposizioni, che si vuole per altro porre falsamente nella semplice espressione per mezzo delle parole, senza le quali non si potrebbe al certo affatto giudicare. Nel giudizio la relazione delle diverse rappresenta zioni all’unità di coscienza vien pensata sempli[ce]mente come problematica; in una proposizione al contrario come assertoria. Proposizione problematica è una contradictio in adjecto. Prima che io abbia una proposizione, mi è uopo giudicare; e giudicando sopra molte cose che io non decido ma che debbo fare, tosto determino un mio giudizio come proposizione. Del rimanente è cosa buona giudicare problematicamente, prima che si ammetta il giudizio come assertorio, per esaminare in tal maniera. Né tutte le volte è necessario al nostro scopo avere giudizi assertorii.