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La giudicativa, procedendo dal particolare al generale, per trarre giudizi generali dall’esperienza, e però non a priori (empiricamente), conchiude, da molte cose, tutte le cose di una specie; o da molte determinazioni e proprietà in cui convengono cose della stessa specie, le rimanenti in quanto appartengono allo stesso principio.
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La prima maniera di ragionare si appella raziocinio per induzione; l’altra, raziocinio per analogia.
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Oss. 1. La induzione perciò procede dal particolare al generale (a particulari ad universale), giusta il principio dal generaleggiare: ciò che viene a molte cose di un genere, conviene alle rimanenti cose dello stesso genere. L’analogia conchiude, dalla particolare simiglianza di due cose, la totale, giusta il principio della specificazione: le cose di un genere, delle quali si conoscono molte convenienze, convengono ancora nel rimanente che conosciamo in alcune cose di questo genere, ma non percepiamo nelle altre. La induzione allarga i dati empirici dal particolare al generale in riguardo a molti oggetti; l’analogia poi estende le qualità date di una cosa a molte della cosa stessa. Uno in molti, dunque in tutti: induzione; molti in uno (che è ancora in altri), dunque anche il rimanente in esso: analogia. Così l’argomento a favore dell’immortalità, cavato dal perfetto sviluppamento delle facoltà naturali d’ogni creatura, è un raziocinio per analogia.
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Intanto in così fatti raziocini non si richiede la medesimezza della ragione (par ratio). Per analogia conchiudiamo solamente che ci ha abitanti ragionevoli nella luna, ma non uomini; né meno si può conchiudere per analogia oltre il terzo termine di paragone, tertium comparationis.
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2. Ogni raziocinio razionale è uopo che porga necessità L’induzione e l’analogia non sono perciò raziocinii razionali, ma solamente presunzioni logiche, o raziocinii empirici; e per induzione si ottiene bene una proposizione generale, ma non universale(a).
(a) Vedi §. 21. Oss. 2.
Trad.