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Dilemma(a) è un raziocinio razionale disgiuntivo; o un raziocinio ipotetico il cui conseguente è un giudizio disgiuntivo. La proposizione ipotetica, il cui conseguente è disgiuntivo, è la maggiore; la minore afferma che il conseguente (per omnia membra) è falso, e la conchiusione afferma che sia falso l’antecedente (antecedens). A remotione consequentis ad negationem antecedentis valet consequentia.
(a) Δί – λεμμα da δια – λαμβἀνω, che significa, ricevo divisivamente, prendo con tutte e due le mani, tengo fermo.
Trad.
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Oss. Gli antichi facevano moltissimo uso del dilemma e l’appellavano raziocinio cornuto. Essi sapevano dar la stretta ad un avversario dire tutto ciò cui poteva rivolgersi, e, confutando tutto. Gli mostravano molte difficoltà in ogni opinione che ammetteva. Senonché è un arte sofistica quella di non confutare direttamente le proposizioni, ma solo mostrarne le difficoltà; il che invero attacca molle, anzi moltissime cose.
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Or se vogliamo dichiarare falso tutto ciò in cui si trovano difficoltà, riesce un giuoco facile il rigettare tutto. Mette bene, a dir vero, di mostrare la impossibilità dell’opposto; ma ci è qualche cosa d’illusorio in ciò, tenendosi la inconcepibilità dell’opposto per sua impossibilità. I dilemmi hanno perciò molto di capzioso in sé, sebbene conchiudano rettamente. Si possono usare per difendere proposizioni vere, ma anche per attaccarle col muovere difficoltà contro di esse.