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Le società politiche sono di loro natura indipendenti(1) l’una dall’altra o tendono a mantenersi tali.
(1) Qualunque società politica sottommessa alla legge di un’altra non è che una potenza equivoca (Civitas hybrida), come l’Irlanda prima dell’atto di riunione, e la Confederazione del Reno sotto il protettorato.
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Nello stato di una selvaggia indipendenza nulla vi ha che regoli le loro esteriori relazioni.
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Il potere arbitrario e la forza sono esercitati di pien diritto.
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Ne risulta quindi uno stato di guerra perpetua che sussiste, quantunque le ostilità non siano sempre assolutamente permanenti.
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La sola stanchezza produce la tregua.
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Ma la tregua non potrebbe aver mai effetto senza una mutua convenzione.
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Questa convenzione indispensabile per assicurarsi un momentaneo riposo è il primo passo che fanno le società politiche per uscire dallo stato selvaggio.
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Esse sostituiscono al brutale loro sistema un metodico procedimento.
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Il termine della tregua determina il cominciamento delle ostilità.
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Frattanto la permanenza della guerra espone le società politiche a perpetui cimenti per parte del più forte.
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Per ovviare a questo inconveniente si formano unioni tra due o più potenze.
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Lo scopo di queste unioni è la difesa contro gli assalti esterni.
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Ella non ha alcun dritto d’immischiarsi negli affari interni dell’una o dell’altra fra le potenze alleate.
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L’unione non conosce alcuna suprema autorità come la conosce la società civile.
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Questa unione non è che una semplice confederazione dissolubile secondo gli interessi del momento, e che ha bisogno di essere rinnovata di tempo in tempo.
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Ella non debbe esercitare fuorché un diritto di soccorso (in subsidium) per impedire che non si ricada nello stato di guerra (foedus Amphyctionum).
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Col soccorso di queste unioni le relazioni esterne di un popolo con un altro cessano dall’essere esclusivamente ostili: esse avvezzano le società politiche a certe forme di condotta che sussistendo indipendentemente dai trattati, costituiscono ciò che può chiamarsi l’etichetta del diritto delle genti.