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DEL LEGNO FLUTTUANTE

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Indice

XII. Le cose notabili del mar Glaciale

Del ghiaccio

Del legno fluttuante

De' tesori del mare Glaciale

XIII. Il mare Glaciale meridionale

XIV. Il mare Atlantico

XV. Il mare delle Indie

XVI. Il mare del sud

|1|

La seconda cosa assai rimarchevole del mare Glaciale è il legno fluttuante. Senza di esso l’Islanda, e meno ancora la Groenlandia e il Kamischatka non potrebbero essere abitate, e neppure si potrebbero salvare quelli i quali per somma disgrazia dovessero passare l’inverno su Spitzbergen e sulla Nuova Zembla, ove non cresce né albero né arboscello alcuno.

|2|

Questo legno è gettato quasi su tutte le coste del mare Glaciale, parte unito col parte senza di esso. Trovasi frequentemente sulle coste di Spitzbergen, della Groenlandia, dell’isola di Gio. Mayen, del Labrador e dell’Islanda, come quelle della Nuova Zembla, dell’intera Asia settentrionale, particolarmente verso l’est del Jenisei, ai fiumi del Presida, Tamora e Chatanze, e verso la parte di Jakutzk, a Kamtschatka e sulle isole Aleuti.

|3|

Per lo più tal legno consiste in alberi grossi strappati colla radice, privi affatto de’ rami e della corteccia, e traforati da grandi friganee (vermi che rodono il legno). La maggior parte consiste in alberi resinosi, cioè cedri, abeti, pini, larici ecc., di cui sull’Islanda servonsi per farne del fuoco; benché a quest’uopo non è sufficiente, dovendo perciò anche impiegarsi le spine de’ pesci e ’l letame, giacché il carbon fossile e la torba che vi si trovano non sono in abbondanza. Il legno da fabbricare vi è condotto dalla Danimarca.

|4|

Nella Groenlandia il legno vien tenuto per troppo prezioso; ond’è che non s’impiega a farne fuoco. Quivi si cuoce e si riscalda unicamente coll’olio di pesce, il quale si pone in una lampada alquanto lunga, e di pietra serpentina, nella quale praticato uno sgocciolatoio profondo, ove giace ben incassato uno stoppino di musco seccato e ben unto di lardo o d’olio di pesce, il quale dà continuatamente una fiamma moderata che cagiona pochissimo fumo. Sopra di essa è sospesa una caldaia attaccata ad una assicella, nella quale si cuoce tutto, di modo che la lampada deve servire tanto per far lume quanto per cuocere e riscaldarsi. Il legno fluttuante vien conservato per fabbricarne le case d’inverno, e per farne aste da tenda, battelli, ramponi, frecce ecc.; anzi quella gente è tanto a ciò attenta, che ai ramponi, ed alle frecce applica vesciche, acciocché fallando il colpo, la freccia o il rampone possa nuotare, ed essere raccolto. Trovando qualcheduno de’ Groenlandesi del legno fluttuante, e volendoselo appropriare per l’uso futuro, vi mette sopra una pietra, per la quale, come legno occupato, è rispettato dagli altri.

|5|

Questo legno si trova più frequentemente sulle coste dell’Islanda, che su quelle della Groenlandia, forse perché nello Spitzbergen e nell’isola di Gio. Mayen sotto il 75° di latitudine ne raccogliono una quantità. Nella parte sud est dell’ultima isola trovansi due cale, nelle quali entra unitamente al ghiaccio tanta legna da poterne caricare de’ vascelli interi(1).

(1) Kranz Historie von Groenland tom. I. pag. 50-54.

|6|

De Paw nelle sue ricerche filosofiche sopra gli Americani(1) osserva, che siccome le onde e le burrasche gettano questo legno sulle coste così possono respingerlo e dispergerlo. Ma pare che questo non accada, poiché siccome la cagione che produce le correnti dell’aria e dell’acqua, è sufficientemente uniforme, così sembra regnarvi generalmente il medesimo andamento: e siccome i venti e le correnti dispergono pochissimo altrove quell’istessa alga che riunirono in alto mare; così egualmente poco dispergono un’altra volta il legno portato prima da loro sulle sponde.

(1) Recherches philos. sur les americains Berl. 1768 tom. I. pag. 261 not. 1. 

|7|

Abbiamo veduto che i Russi, i quali passarono sei anni l’inverno a Spitzbergen, e che usarono del legno alla maniera russa, non mai sentirono la di lui mancanza, e non temettero di restarne privi. Nella Nuova Zembla si ammassa sempre il legno in sì grande quantità, che non è mai da temersene mancanza per quelli che vi passassero l’inverno. Henrskork, Barenz ed i loro compagni, cominciando dal 1 di settembre fino al 14 di giugno, cioè per 9 mesi e mezzo, n’ebbero soprabbondantemente. In alcuni siti si ammassa a guisa di torri in grandi mucchi, ed in distanza considerabile dal mare.

|8|

Anche Gmelin narra(1) che il legno fluttuante gettato sulle sponde settentrionali dell’Asia verso la parte occidentale del Jenisei, vi si ammassa in grande quantità. «Fra questo legno fluttuante ammassato, dic’egli, vi è una quantità di legno verde, il quale però si trova tutto vicino alle presenti sponde del mare, mentre l’altro già disseccato, il quale in qualche modo ha l’aspetto di essere marcito, giace lontano dalle sponde, ed in luoghi ove presentemente non vi è più l’acqua del mare». Verso la parte occidentale dell’imboccatura del Jenisei, e 15 werste verso il Nord di Kifaschovskoje Simonge v’è un luogo rimarchevole, il quale domina tutto il circondario, e ch’ è abbondantissimo di questo legno. Queste circostanze sono assai notabili, poiché dimostrano ancora il ritirarsi del mare. 

(1) Viaggio nella Siberia tradotto in tedesco in 4 tomi. Cotting. 1751-52 tom. 3 pag. 126. 

|9|

Ne’ numerosi stagni e paludi che frequentemente si trovano nell’Islanda, e che hanno un fondo di 6 in 8 piedi, si cava sotto la terra paludosa, a grandi profondità, una quantità di buona torba, la quale spesso è abbondantemente ripiena di radici, di frondi di betulla ecc. Difficilmente proviene questa torba dal legno che per lo passato, cresceva sopra quest’isola, ma bensì dal legno fluttuante quivi deposto, e poi marcito, da cui si formarono probabilmente questi terreni neri e sterili composti di torba. Anche in Groenland si trovano paludi e terreni torbosi, talché basterebbe solo sapere come adoperare la torba, e come rinvenirla; giacché anche quivi sarà marcita una immensa quantità di legna, come sull’Islanda, e forse ne starà sotterra una quantità simile. Nell’Islanda, almeno frequentemente sulle coste, si è trovato della terra turchina e dura ivi deposta, e che ha dovuto provenirvi dalle regioni più calde, come il legno fluttuante.

|10|

Da qual regione venga questo legno difficilmente si può conoscere. Kranz suppone che non venga dalla parte dell’America, almeno non dalla sua costa orientale, 1. poiché in esso non si trovano le specie di legno di que’ contorni, come querce ecc., 3. poiché arriva colla corrente e col ghiaccio che prende la sua direzione dall’est all’ovest, come generalmente la prendono le acque del mare. Quindi dic’egli, si può conchiudere con ragione(1), che ove si trovi il legno fluttuante, esso debba venire dall’est; anzi quanto è più grande la distanza nella quale lo scorgiamo, tanto più remota dobbiamo supporre la sua origine. Presso l’Islanda si trova tal legno più frequentemente che nel Groenland, ed egualmente accade nell’isola di Gio. Mayen: (egli avrebbe ancora potuto aggiungervi Spitzbergen). Or dal polo non ne può venire, poiché essendovi anche un continente, non vi possono nascere alberi; dunque deve venire dalla Siberia o dalla Tartaria asiatica, ed in appresso essere condotto per mezzo della corrente nello stretto di Davis fino al 65°. Siccome però questa corrente quivi si diminuisce, e non s’inoltra più verso il Nord, così non si trova più il legno fluttuante presso l’isola Disco, ed al di là di essa.

(1) Granz Historie von Greenland pag. 52. 

|11|

In fatti questa circostanza pare che dimostri chiaramente, che il legno non viene dall’ingresso settentrionale della Baia di Baffin, ma piuttosto che vi sia introdotto per mezzo della corrente. La circostanza qui sopra riportata, che non si veda, cioè, il legno di quercia, e che la corrente porti generalmente tutti i legni di un lungo viaggio, fa credere benanche, che non venga dal fiume di S. Lorenzo. Ma perché non dalla Repulsebay? perché non dal Missisipi e dall’Ohio, mentre, come è noto, sulle coste dell’America portasi in sù una forte corrente per un passaggio o per un golfo. Intanto possiamo credere che unita al ghiaccio arrivi una quantità di legno dall’Asia settentrionale sopra la Nuova Zembla; perché sebbene questi siti non siano navigabili, ciò non ostante i banchi di ghiaccio si aprono una strada nel modo qui sopra descritto, s’avanzano e conducono seco loro tutto ciò che si trova sopra di essi, e frammezzo di essi.

|12|

È da notarsi che sulla costa dell’Asia settentrionale, verso il Jenisei ed il Lena, de’ quali fiumi l’ultimo conduce nel mare una quantità di legno, non si trova legno fluttuante. Non fa sospettare ciò, che questo legno venga condotto da regioni più remote? Il Lena fornisce del legno fluttuante; ma questo legno è condotto verso l’alta punta di terra settentrionale al di là di Taemur, ed il legno del Jenisei, come quello dell’Oby, è condotto a dirittura verso la Nuova Zembla, o intorno alla sua punta di Nord est, come anche per lo stretto di Waigaz verso i paesi occidentali. Ambedue queste cose non possono però aver luogo, senza che cresca il mare allorquando il ghiaccio si affolla in quantità, talché essendosi innalzato, conduca poi innanzi il legno. Cominciando dal Lena verso l’est, i fiumi che sboccano nel mare Glaciale sono sì piccioli, e le loro sponde ornate sì poco di alberi, che non possono certamente fornire al mare il legno fluttuante. Dobbiamo dunque inoltrarci più verso l’est per rinvenire il luogo ove questo legno possa avere il suo principio. Si trova, dice Kranz con ragione(1) questo legno fluttuante anche a Kamtschatka, ove però crescono gli abeti; ma secondo ciò che asseriscono gli abitanti, vi sono stati trasportati altri abeti per mare dal vento dell’est, talché probabilmente vengono dall’America, la quale è situata incontro al detto Kamtschatka. Siccome intanto il maggior numero de’ più grossi fiumi corre dall’est all’ovest; così si роtrebbe sospettare, che una parte di questa legno venga dall’Oby nella Siberia, ma che un’altra parte venga poi dalla costa occidentale dell’America, e giri intorno a Kamtschatka fino al Lena, ove una parte di esso verso Spitzbergen, ed il resto Groenland.

(1) Nella sua opera qui sopra citata p. 53. 

|13|

Per sostenere maggiormente questa opinione riguardo alla direzione che prende il legno fluttuante, si potrebbe ancora accennare, che circa al 1739-40 nel mese di maggio si trovò investito su Spitzbergen un vascello russo, della medesima costruzione di quelli de’ quali i russi si sogliono servire per fare i loro viaggi intorno alla Siberia ed al Kamtschatka, e che tal vascello era intatto, fornito di varie provvigioni e di vari arnesi, ma senza alcun uomo(1). Or possiamo immaginarci che questo vascello abbia avuto un’altra destinazione, ma che chiuso dal ghiaccio nella vicinanza di Spitzbergen, sia stato abbandonato dall’equipaggio, il quale corse su i banchi di ghiaccio trovò la morte invece della salvezza. Del resto questa direzione che prende il legno fluttuante è possibile e probabile; ma sebbene l’Asia e l’America settentrionale siano l’unica patria di tutto il legno fluttuante, potrebbe darsi che non fosse l’unica strada quella di sopra esposta.

(1) Ved. Engel geograph. und krit. Nachrichten uber di Lage der Nordlichen Gegenden von Asien und America pag. 343 e 344. 

|14|

Nelle regioni settentrionali il flusso deve correre sempre dal sud al Nord. Inoltre il battere della corrente dell’est contra le coste, ed il movimento delle acque dei poli verso l’equatore, devono produrre sulle coste un corso contrario verso il Nord, ed in tal guisa il legno del Missisipi e dell’Ohio e degli altri grandi fiumi, può egualmente correre in su, lungo le coste fino al Nord.

|15|

È sicuro, e Kranz egli stesso lo confessa, che il flusso sull’Islanda e sulla Groenlandia va dal sud al Nord, e che questo stesso flusso depone il legno fra le isole e le cale; ed egualmente è sicuro che l’America settentrionale, ricchissima in fiumi, laghi e legno, ne fornisce la parte più considerabile.

|16|

Se intanto l’America venisse coltivata con maggior attività, queste fonti dovrebbero disseccarsi. Sulle sponde del Missisipi, in quel sito ove questo fiume riceve l’Ohio, si è stabilito un popolo chiamato Kentucki . Sempre ne accadono di tali stabilimenti sulle sponde, le quali perciò sono poi nettate e spogliate de’ loro alberi in modo, che la corrente, avendo anche un flusso altissimo, non arriva più alle foreste. L’epoca però nella quale potrebbe aver luogo questo avvenimento generale, è forse ancora assai remota.

|17|

Succedendo questo, forse gli abitanti de’ paesi polari nel seno della terra troverebbero boschi sotterrati ed i loro prodotti, cioè terreni composti di torba e carbon fossile. Forse potrebbero prendere il necessario legno dall’isola di Gio. Mayen, ove, venendone continuamente deposto, non se ne fa alcun consumo. Su quest’ isola pare essersene stabilito dalla natura un magazzino, per rimediare alla mancanza futura.

|18|

Il massimo impedimento per la deposizione del legno sul Groenland, il quale ha bisogno di questo prodotto, è la deserta Nuova Zembla, la quale gli taglia una condotta considerabile di esso.

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