Del modo con cui la corrente forma il suo dominio e il suo letto
Del fondo del fiume e delle materie che i fiumi conducono seco
I. Natura e qualità di essa
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L’aria di alcune regioni è umida, ma ciò non vuol dire, che l’umidità propriamente detta, cioè una maggior quantità di vapori acquosi, ovvero un’aria saziata di acqua(1), sussista proporzionatamente più in una che nell’altra regione, ma significa piuttosto l’umidità apparente, cioè una corrente di aria minore di quella che hanno i corpi in essa sussistenti, e per cui l’acqua precipitata se ne distacca più facilmente. Tutto ciò che diminuisce la corrente dell’aria quell’umidità apparente, che comprendiamo
(1) Le pelli di battitori d’oro si preparano dalle pellette interne delle budelle de’ vitelli. Le pellette di pecore sono l’involto in cui nascono le pecore, i vitelli, i cavalli.
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quando parliamo dell’umidità dell’aria. Quella stessa aria che in un giorno sereno d’estate ci sembrava secca, ci parrà umida di sera, non perché contenga maggior quantità di acqua precipitata, ma perché ha perduto la corrente a motivo del freddo, per cui è costretta a deporre dell’acqua. L’elettricità(1), benché non sia la primitiva agisce sull’aria nell’istesso modo, come anche qualunque condensazione, o qualunque sopraccarico di flogisto.
L’aria marina, particolarmente della zona torrida, non è umida per se stessa, malgrado della quantità di acqua che quivi imbeve, poiché la discioglie prestissimo. Nella nostra zona però, ove la svaporazione procede lentamente, l’aria s’inumidisce anche più facilmente. I vapori si raccogliono più facilmente sopra il mare, il quale svapora più che la terra asciutta e parcamente coperta di piante, per cui i venti ci conducono sovente in quella parte nuvole grosse e temporali.
(1) Hube ueber die Ausduenstung. Lib. 2 cap. 43 p. 251 ec.
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Malgrado di ciò, v’è una regione nel mare Atlantico, e precisamente tra il 4 e 10° di latitudine settentrionale, e il 20° e 30° di longitudine occidentale, sotto le isole del Capo Verde, ove regna continuamente una calma accompagnata da fulmini, tuoni e pioggie. Questo sito avrà una estensione circa di 90000 miglia geografiche quadrate, ed è chiamato il mare delle pioggie, de’ tuoni e de’ temporali. I venti che vi nascono, urtano e cangiano ogni ora la direzione, vanno sempre crescendo, prima che subentri la calma. Anche Colombo, nel suo terzo viaggio per S. Domingo, apprese quanto questo sito sia pericoloso ai navigatori, poiché anch’egli fu trattenuto delle giornate intere senza poter avanzare il vascello; e benché il cielo, fuor che una giornata, fosse coperto di nuvole, si liquefece non ostante la pece(1). Altri bastimenti sono quivi restati più di 3 mesi. Il tempo più pericoloso vi è tra i mesi d’aprile e di settembre.
(1) Charlevoix hist. de S. Domingue.
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Questo fenomeno è particolarmente prodotto dalla situazione della regione di contro alle coste de’ paesi tropici che cagionano la calma, tanto pe’ monsoni, quanto principalmente per le pioggie non interrotte. In tal caso l’aria infiammabile che sviluppasi, come accade su tutt’i mari, e che poi si mischia per mezzo de’ venti coll’aria atmosferica, può innalzarsi rapidamente; ed essendosi ivi considerabilmente raffreddata, può produrre queste precipitazioni straordinarie. Spesso accaderebbero fenomeni simili se i venti benefici non li dissipassero; poiché l’aria infiammabile è specificamente più leggera dell’atmosferica, ed estendendosi essa per mezzo del calore più che la comune, obbliga questa ad innalzarsi rapidamente; e siccome discioglie in oltre benissimo l’acqua, con luce nell’atmosfera superiore una quantità di materie umide, se i venti non lo impediscono.
L’aria infiammabile produce maggiormente questo effetto sopra le selve di vasta estensione, sopra valli profonde e racchiuse, sopra laghi, paludi e prati umidi, ove le radici delle piante stanno sott’acqua, e ciò particolarmente nel clima caldo. L’esperienza
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c’insegna che una pianura parcamente coperta di vegetabili, svapora più facilmente che una d’acqua di eguale estensione. Ciò possiamo osservare soprattutto nelle zone torride, ove nessun raggio di sole penetra i boschi folti ed alti. E quivi è tolto all’aria qualunque movimento, e malgrado dell’ardente calore che caccia dalle piante una quantità immensa di vapori, procede non ostante la dissoluzione con somma lentezza, e l’aria in conseguenza deve diventare pesante ed umida. Essendo in oltre queste regioni poste in alto, e potendo l’aria umida, innalzata e disciolta dall’infiammabile, passare più presto nelle regioni dell’aria fredda, accadranno delle precipitazioni frequentissime. Questa è la cagione per cui vediamo formarsi delle nuvole sopra le valli profonde, sopra le paludi ed i boschi, e per cui ravvisiamo delle nebbie continue sopra le foreste di grande estensione. Così l’isola di Madera(1), prima di scoprirla, fu creduta una nuvola densa, dalla quale non si sortirebbe
(1) Quest’isola ha preso il suo nome dalla quantità di boschi che vi furono, poiché Maderia, Materia significa legno.
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più; ma quando furono tagliati i boschi cessarono anche le nebbie. Formandosi delle nuvole sopra i boschi folti ed alti, allora le loro vescichette formano per lo più la pioggia, poiché la loro elettricità vien fortemente attratta dagli alberi.
Nella Castiglia, dopo avervi tagliato i boschi grandi che la coprirono, e che resero questo paese assai umido, presentemente l’aria è molto secca, serena e pura; ma vi manca l’acqua e la fertilità, ed essa non è più sì abbondante come per lo passato. L’influenza delle selve sulla fertilità di un paese è ancor più sensibile sulle isole del Capo Verde. Anche queste, una volta fornite di acqua buona, floride, fruttifere e popolate, sterminati i boschi sulle loro alture, sono in oggi talvolta per tre anni senza pioggie, senz’acqua, e quasi senza abitanti. Presentemente si contano sopra l’intero gruppo di queste isole appena 40000 anime, che per la penuria dei viveri menano una vita miscrabilissima. Nell’istesso modo si è diminuita straordinariamente la fertilità di molte isole delle Antille. Barbada, per esempio, la più orientale di esse,
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soffre molto per mancanza d’acqua, e non è più fertile e coltivata come pel passato.
Questo fenomeno è conosciutissimo in que’ paesi, e moltissime esperienze l’hanno confermato, per cui gli abitanti di Tabago, facendo tra loro la divisione del terreno, separano, nella parte più alta dell’isola, una estensione di 11000 pertiche di terreno pe’ boschi; ed hanno per legge, che queste selve non si possono né vendere né tagliare. Così questo recinto è riguardato con ragione come la sorgente della fertilità e dell’abbondanza dell’isola.
Anche nella nostra parte del mondo abbiamo varie esperienze simili, che però vanno stendendosi più in grande. L’aria della Germania, a motivo delle sue gran selve, era per lo passato umida, e produceva molte pioggie; presentemente è più asciutta, ond’è che questo paese si è appropriato la fertilità delle regioni più calde, particolarmente di quelle situate presso il Mediterraneo.
Le terre poste vicino al Mediterraneo non sono più tanto fruttifere quanto lo furono una volta, poiché la maggior siccità, ed il calore dell’atmosfera, cagionate nella parte
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settentrionale dell’Europa, mediante la sterminazione de’ boschi e il disseccamento delle paludi, togliono alle regioni meridionali l’umidità necessaria che, passando dal Nord al Sud, contribuivano molto all’abbondanza di esse(1). Il calore umido, che conviene sì poco all’uomo, e che indebolisce tutte le sue forze fisiche e morali fa germogliare ampiamente il regno vegetabile. Il freddo umido non è tanto dannoso all’uomo quanto quello, poiché possiamo procurarci un clima più caldo e più secco, senza aver da temere qualche mancanza di umidità. L’aria, presso di noi può rinunciare totalmente alle umidità acquistata
(1) In tal guisa si potrebbe supporre, che una certa porzione di fertilità sia sparsa sopra la terra, che una regione possa essere fruttifera a spese dell’altra. Ved. Historia et commentationes academiae electoralis ec. vol. VI. physican. Manheim 1790, ove l’abate Mann nel N. V. fa delle ricerche sopra il cangiamento graduato della temperatura, e del suolo in diverse regioni, raccogliendo i calcoli più esatti, ed esaminando le cagioni di questo fenomeno. Questo trattato è anche citato nel Magazzino di Voigt, vol. VII. quint. 1 p. 153.
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dalle paludi, e dalle foreste, mentre la terra e il mare svaporano lentamente, per cui l’aria diventa pesante per se stessa, perde la corrente, e precipita facilmente l’umidità. Anche la nostra Prussia non soffre siccità, e non ne soffrirà sì presto, malgrado del disseccamento di laghi considerabili, poiché da un lato abbiamo l’Haff, e dall’altro de’ boschi vastissimi. Tutta l’America settentrionale ha un’aria fredda ed umida a cagione d’una quantità di laghi grandi, e foreste immense. Gli Stati Uniti sopra una estensione di 6.500 miglia quadrate hanno 4980 miglia quadrate di acqua, e quattro volte altrettanto di bosco.
Anche le regioni alte e boscose presso la linea sono umide a segno, che il cielo si copre quasi giornalmente di nuvole, e vi cade ogni giorno la pioggia. A Santa Fè v’è il proverbio, che le pioggie durano quivi 6 mesi prima e 6 dopo di S. Giovanni(1). Dell’istessa qualità è l’aria sulle coste della
(1) Le Blond, Supplementi alla storia naturale della regione di Santa Fè de Bogotà nel Journal de physique. May 1786, e da ciò un estratto nel magaz. di Voigt. vol. V. quint. 4 p. 31-32.
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Nuova Granada, particolarmente sull’istmo tra Panama e Portobello(1). Ulloa non vi poté disegnare col lapis sulla carta. Sull’isola di s. Louis del Senegal dividesi l’anno in stagione alta e bassa(2). L’ultima incomincia nel mese di dicembre, e cessa nel maggio. E a questa denominazione diede occasione lo stato dell’acqua nel fiume che in questo tempo è bassa. Durante il resto dell’anno si chiama stagione alta a motivo delle inondazioni del Senegal, ed allora osservansi alternamente la calma, le burrasche, piogge dirottissime. L’atmosfera è umida a segno che tutto si guasta, come corami, abiti e libri; i metalli di politura s’arrugginiscono, lo zucchero, il sal marino ed altri sali secchi si disciolgono, e la carne di un bove ucciso la sera, non è più a mangiare la mattina susseguente. Le piogge frequenti ed abbondanti gonfiano il fiume, che, traboccando le sponde, inonda le regioni vicine e basse, lasciando
(1) Ved. Geograf. fisica vol. 3.
(2) De la Jailles viaggio al Senegal, e alla costa occidentale dell’Africa, Amburgo 1802 lett. 8 p. 20-25 164-166.
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poi dietro a se gran laghi e stagni. L’isola, in tempo della stagione bassa, resta 6 piedi sopra l’acqua, anche durante il flusso più alto; entrando poi la stagione alta ne restano scoperti solamente due; non perciò si è dato il caso che l’isola siasi inondata interamente(1). La terra ferma e le isole vicine, come Saure all’est, e Thiunk al N. N. Est di S. Louis Babaque, vicine alle imboccature di questo fiume, sono coperte di acqua, durante l’inondazione, sino ad un quarto della loro circonferenza, e ciò dall’agosto sino al novembre, allora quando l’inondazione è più alta; ed è questo il tempo in cui l’acqua è potabile. Sin dove si estende l’inondazione su queste isole cresce il giunco, e la quarta parte restata a secco è composta di sabbia infruttifera(2).
Tra le regioni dell’Europa non ve n’è alcuna che abbia l’aria tanto umida quanto quella dell’Olanda, e ne sono causa la vicinanza
(1) D. Schotte nel Magaz. di Gottinga vol. III. quint. 6 p. 729, e nelle Beitraege zur Volker und Landerkunde di Forster e Sprengel vol. I p. 39 ec.
(2) De la Juilles I. c. p. 23. 166.
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del mare, e il suolo altamente coperto di erbe; ond’è di prima necessità quella pulizia quasi eccessiva, che osserviamo presso gli Olandesi.
L’aria secchissima s’incontra ordinariamente sulle alte montagne(1). Saussure trovandosi presso le più alte capanne dei pastori sulle alpi Svizzere, osservò che il suo igrometro, quand’egli s’era ritirato sotto il tetto di una di queste capanne, e non trovavasi inmediatamente esposto alle piogge, indicava un’alta siccità. L’isola di Malta giace in mezzo al mare, ed ha non ostante sempre un’aria secchissima ed un cielo sereno, poiché è una roccia di qualità schistosa, coperta di pochissima terra. Perché l’aria sia umida e vi cadano le piogge è necessario, che vi sussistano molti vegetabili. Sopra i deserti e ne’ siti circondati da essi non piove, e non troviamo il cielo più secco che sopra Gobi e Sara.
L’aria più secca delle regioni coltivate è in Caldea (Irak Arabi(2), in Persia,
(1) Geogr. fis. vol. 4.
(2) Ove si trovarano (particolarmente a Chorasan, o nella parte settentrionale del regno verso la Buccaria) spesso delle nummie nella sabbia.
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nell’Arabia e nell’Egitto superiore. Qui si studia d’inumidirla nelle abitazioni per mezzo di fontane artifiziose, o spargendo l’acqua sul pavimento, onde renderla meno perniciosa a’ polmoni ed agli occhi. Le oftalmie frequenti dell’Egitto nascono unicamente dalla siccità dell’aria che estrae l’umidità dalla cornea, ed infiamma l’occhio. Il termometro di Reaumur, posto ne’ luoghi più freschi nel tempo di luglio ed agosto, monta da 24 sino a 25° sopra il gelo, e malgrado di ciò non s’imputridisce la carne esposta all’aria, ed anche alla tramontana stessa, anzi si disecca e s’indurisce come il legno. Ne’ deserti s’incontrano spesso de’ cammelli diseccati in guisa, che con una mano sola s’innalza tutto l’animale(1). Non di meno si suda in questo paese, anzi si è interamente bagnati di sudore, malgrado del massimo riposo e del vestiario più leggero(2). In Gambron al contrario,
(1) I Viaggi di Volney in Siria ed Egitto negli anni 1783-85.
(2) Volney p. 52. Il sudare v’è tanto necessario, che quando retrocede cagiona delle malattie: per il che in vece del solito saluto: come state? si dovrebbe domandare
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o Bender Abbas in Laristan presso il seno Persiano, ove regna lo stesso calore, non comparisce neppure una sola goccia di sudore sulla pelle; gli abitanti sono allegri, ma inquieti. Anche quivi, ed in Siam, domina l’oftalmia per cagione della siccità dell’aria.
Alcune parti dell’aria sono chiare, pure ed affatto trasparenti, ed altre lo sono meno. In tempo di una siccità continuata nell’estate, sembrano tutti gli oggetti sull’orizzonte essere involti nel fumo. Ciò nasce da’ vapori disciolti nell’aria, e dalle vescichette di acqua che da essa pendono. Più presto che questi vapori si disciolgono nell’aria, e più rapidi sono i movimenti che ne nascono, mentre passano da una parte dell’aria nell’altra, cagionando un ristringimento d’onde partono, ed una dilatazione ove giungono. Questi movimenti continui devono necessariamente essere nocivi alla trasparenza dell’aria, particolarmente quando vi sono contenuti
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molti di questi vapori rapidamente disciolti, o quando l’aria è calda o sommamente elastica, poiché allora i vapori in essa disciolti, si gettano da una parte all’altra. A ciò si unisce una quantità di piccole bolle, di cui l’aria è pregna sino ad una certa altezza, le quali, parte per riscaldamento, parte per unione col gas infiammabile, s’innalzano coll’aria, si spandono dappertutto, e rendono l’aria assai nebbiosa, particolarmente la mattina e la sera, tempo in cui s’innalzano in quantità dalla terra, senza poter montare rapidamente ed essere disciolti e sparsi. Esse, dopo il levare del sole, compariscono come un fumo che si leva dalla terra, e la sera come una nebbia, formando dopo il tramontare del sole un cerchio intorno alla luna.
Se l’aria discioglie lentamente le parti, allora le bolle di acqua non si spandono nell’atmosfera, e il movimento delle particelle di essa, durante il passaggio de’ vapori precipitati, è poco significante, e quasi insensibile, per cui l’aria è in un tal caso chiarissima e trasparente. Allora osserviamo ne’ soggetti distanti le parti minute onde sono composti, per esempio, le porte o le
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finestre delle case rimote; ed il cielo d’un turchino cupo e chiaro; ma siccome questo fenomeno vien cagionato dalla dissoluzione lenta dell’acqua, e dalla роса corrente di aria, possono predirsi quasi con sicurezza delle nuvole ed un tempo umido(1).
Nell’Arabia, nella Caldea, nella Persia, ed in altri paesi caldi, ove il cielo è quasi sempre sereno, ed ove l’atmosfera è sempre straordinariamente secca e calda, scopresi anche l’orizzonte più torbido e nebbioso che da noi, a motivo del movimento rapido de’ vapori nell’aria; ma il cielo stesso, osservato dalla sommità de’ monti, è d’un turchino bellissimo. Le stelle, per mancanza de’ vapori nelle regioni superiori, devono in conseguenza comparire chiarissime; ond’è che l’astronomia prese origine in que’ paesi. Da noi forse non sarebbe stata inventata.
L’aria di alcune regioni sembra contenere de’ sali, per esempio, dell’acido nitroso, poiché in vari paesi, come nella baia di Hudson, e nelle Indie occidentali, arrugginisce
(1) Hube ueber die Ausduenstung, cap. 47. pag. 276-279.
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il ferro sì presto, che un rasoio appena nettato, prende poche ore dopo delle macchie di ruggine, e le serrature sono interamente corrose. Anche nell’Egitto, ove l’aria è asciuttissima, non si può lasciare il ferro 24 ore esposto all’aria senza timore di vederlo arrugginito. Volney crede(1) di dover ciò attribuire all’umidità locale proveniente dall’aria marittima; ma quest’aria è rare volte umida, ed in oltre vi vogliono degli acidi per far nascere la ruggine. Dal mare può svaporare l’acido muriatico, ma difficilmente l’acido nitroso. Il suolo ne’ contorni del Cairo contiene molto nitro. Una terza parte dell’aria atmosferica è ordinariamente composta di ossigeno, il quale è indubitatamente la materia fondamentale di tutti gli acidi che troviamo nella natura. Probabilmente importa questo ossigeno in alcune regioni più di un terzo, oppure è imbevuto maggiormente da alcune terre, come dalle calcari, che poi si uniscono con esso. La temperatura dell’aria più calda contribuisce
(1) Volney tom. I. p. 54.
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molto a questo processo chimico, vi accaderà come coi metalli, i quali richiedono un certo grado di calore per assorbire l’ossigeno, ed indi calcinarsi. Si conoscono solamente alcune regioni ove l’acido nitroso si precipita in cristalli, e ciò accade sovente nelle Indie. Quivi si trova molto nitro in vari luoghi alla superficie della terra ; e siccome si raccoglie colle scope, è chiamato nitrum scopatium. Beauchamp nel suo viaggio da Bagdad a Bassora lungo l’Eufrate, dice di essere giunto nella piccola città di Hella, ove il nitro si produce in tal quantità sulle mura delle abitazioni, che ciascuna casa può fornirne 20 libbre del cristallizzato, e che nell’inverno si riproduce pienamente in qualche settimana. Egli stesso duranti le piogge ne fece l’esperimento nella sua abitazione, ove sulla terra n’era cresciuta una crosta alta 6 linee la quale, dopo averla fatta raschiar si riprodusse ben presto. Gli fu detto, che quivi nell’estate gli uomini sudano del sale, per cui Beauchamp ne fece l’esperimento. Egli si vestì di una roba di bambagia tinta di turchino, e sudava su tutto il corpo; dopo essersi asciugata la roba,
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comparve pienamente bianca; ma l’acido sortito dal corpo, mediante il sudore, probabilmente si era unito ad una materia fondamentale esistente nel color turchino della roba ed aveva formato un sale medio. L’espulsione delle case(1) è una corrosione di nitro. Gli ordini di Mosè su questo proposito fanno vedere quanto era abbondante e distruttivo per le case sì in Egitto come nell’Arabia e nella Palestina. Nella Sicilia, nella Spagna, nell’Ungheria inferiore, nel Würzburg si trova il nitro misto per lo più colla terra calcare, che per ciò è anche nominata terra nitrosa. La maggior parte del nitro nostro è artificiale, estratto da un muro costruito ad arte di diverse specie di terra molle, di fango, di cenere lisciviata, e di sostanze putride, coperto di un tetto onde assicurarlo contro le piogge; e più che questo muro è bagnato dell’orina degli animali, più nitro produce. Questa specie di nitro chiamasi nitrum embryonatum. Cavandone poi il sal comune per mezzo di una dissoluzione di cenere,
(1) Mosè III. cap. 14. V, 33 57.
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cristallizzandolo, e precipitandolo di nuovo, e cristallizzandolo in fine, dà il nitrum crudum, il quale può essere applicato per distillare l’acqua forte l’acqua regia. Volendolo poi impiegare in medicina, o per fabbricarne la polvere, deve essere purificato nuovamente, ed allora diventa nitrum depuratum. Gli antichi conoscevano sì poco il nitro come la polvere; il loro nitro fu l’alcali minerale causticum, il nostro natrum; e Plinio non fa la minima menzione del nostro nitrum, composto di acido nitroso ed alcali vegetabile.
L’aria pure contiene talvolta in maggiore o minor quantità delle parti ascose, e minerali, ch’essa si è appropriata per mezzo di precipitazioni, per cui si trovano nella rugiada delle parti oleose spiritose, e di diverse altre sostanze leggere. Nelle steppe meridionali della Siberia si è osservato, che la rugiada conteneva delle parti salate. L’aria corrosiva sull’isole Azorre fa credere, che nell’aria atmosferica sussista dell’acido muriatico.
L’acqua marina sulle coste dell’Africa meridionale contiene molto sale. Accadendo dunque che nell’estate soffino i venti forti
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del sud est, questi conducono seco loro sul continente l’acqua marina in forma di folta nebbia. L’effetto del vento asciutto, e del sale fa svaporare presto le parti umide, ed il sale cade in terra. La quantità di sale che in tal guisa vien gettata sul Capo di Buona Speranza è molto considerabile. Camminandovi, in distanza di alcune miglia dalla costa marittima, contro il vento proveniente da questa parte, si sente la salsedine dell’aria sulle labbra, e sugli abiti si depone una umidità egualmente salata. La penna di struzzo, portata da Barrow sul cappello, pendeva in giù quando egli in tempo del vento sud est si trovava presso la costa, e riprese la sua prima figura quando cambiò il vento. Le parti salate, trovandosi nell’aria, rendono l’atmosfera oscura in modo, che non si conoscono gli oggetti che in vicinanza; e siccome, questi venti dominano sul Capo di Buona Speranza per 7 o 8 mesi, possiamo immaginarci la quantità di sale che in tal guisa vien gettata sulla costa. Barrow trovò nelle valli le sponde arenose coperte di nitro bianchissimo. La produzione di questa sostanza influisce indubitatamente sulla temperatura dell’aria, mentre cagiona un grado
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notabile di freddo. Il termometro di Fahrenheit, posto all’ombra, stette, un’ora dopo lo spuntar del sole, a + 26°, e presso la piccola sorgente di Loory, ove il suolo è pietroso e duro, a + 47°, ed il giorno prima, all’istessa ora sulle sponde del Traka, ove giaceva anche molto nitro a + 27. Il tempo era da tre giorni di seguito perfettamente sereno, e la temperatura non si era cangiata in alcuna maniera. Che la variazione della temperatura, senza che si cambi il tempo, nasca da cause locali, apparisce dall’alternativa sensibile dell’aria fredda e calda che si sente, viaggiando di notte pe’ deserti. È difficile spiegare altrimenti le regioni fredde dell’atmosfera, che per gli strati di nitro posti sotto di essa.
L’aria di alcune regioni è conosciuta malsanissima, e vi vuole poca attenzione per trovarne la causa visibile prodotta generalmente da paludi, e da acque stagnanti ed imputridite che la guastano.
Ravenna, descritta da Strabone(1) come un luogo sanissimo, non è più al giorno
(1) Lib. V. ediz. Casaub. a p. 203.
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d’oggi. Si è però diminuito in qualche modo il male, conducendo verso la città i fiumi Ronco e Montone, ne’ quali si scarica l’acqua imputridita delle paludi, per cui l’evaporazione cattiva non può grandemente aumentarsi. Il monastero La Classe appartenente ai Camaldolesi è a motivo dell’aria cattiva totalmente abbandonato in tempo d’estate.
L’aria una volta tanto benefica e salubre di Baia non è più la stessa. La quantità delle acque stagnanti intorno a questo luogo spande vapori putridi, e a ciò si unisce ancora l’odore cattivissimo del lino che nell’estate ponesi ne’ laghi. Le persone sane fuggono questo clima pernicioso, ove si conducono gli ammalati degli ospedali napolitani, per guarirli da quelle malattie che i sani vi acquistano.
Fuori di Ostia passeggiavano un giorno 30 persone per prendere l’aria fresca; e soffiandovi il vento proveniente dalle paludi, caddero tutti ammalati, ed alcuni morirono.
Nell’Holstein dividesi la terra in Moorland, Marschland e Heideland. Moorländer sono pezzi di terra simili alle paludi, e contengono molta torba e terra bituminosa
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nella quale si conservano, senza putrefarsi, e per de’ secoli, gli uomini o gli animali affondati. Questi terreni sono anche frequenti in Inghilterra, e nell’Irlanda. Quivi si trovò un corpo umano affatto fresco, che, secondo il taglio dell’abito doveva essersi affondato sotto il regno della regina Elisabetta; ma tirandolo sovente fuori, e facendolo vedere incominciò a putrefarsi. Benché il Moorland sia interamente coperto di vegetabili, non cagiona perciò un’aria malsana come i Marschlaender, che in America si chiamano ordinariamente Savanne, e che sono prati paludosi coperti di molta erba, ove nascono diversi ruscelli che l’inondano. Tal volta sono circondati da giunchi fatti, oppure da una catena di monti boscosi, come la gran Savanna di Alatschua nella Florida orientale, la quale è circondata da molti monti alla circonferenza di 12 miglia geografiche. La massima polizia, cura e diligenza non possono conservare la salute degli abitanti di questi siti. Essi hanno un aspetto florido e ben nudrito, che però inganna; poiché moiono presto, e non possono conservarsi senza nuovi coloni.
Gli Heidelaender (dette anche Steppen in
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Germania) hanno un’aria sana; ed essi si trovano generalmente nell’America settentrionale, malgrado della quantità de’ laghi ivi sussistenti. La florida orientale però non è tanto felice, ed il suolo vi è totalmente umido, per il che si coltiva a preferenza l’indaco ed il riso. In essa trovansi molte Savanne, molti laghi grandi e piccoli, fra i quali il più considerabile è chiamato Mayaco, ed un numero notabile di acque stagnanti. In diverse regioni basse e montuose scopronsi delle profondità a a foggia d’imbuto, il di cui margine è più o meno di figura circolare, e che hanno da 60 in 180 piedi di diametro. La profondità di questi luoghi importa 20 piedi e più. Nel fondo di essi raccogliesi un’acqua limpida saporita e fresca, sortita dalle roccie circonvicine, nella quale vivono spesso de’ pesci e degli alligatori. In diversi luoghi prorompono sorgenti minerali calde, che generalmente sembrano essere abbondantissime sotto il suolo di questo paese. Questo inconveniente unitamente al calore, rende il paese malsano.
Le isole Fawer hanno un’aria umida che produce diverse malattie, particolarmente lo scorbuto, il catarro, la tosse e le febbri intermittenti. Lo stesso accade anche sulle
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Orcadi. La malattia della pietra e l’artritide vi sono sconosciute, e rare volte si osserva la febbre infiammatoria. Sono anche assai mal sane le isole del Capo Verde.
Sopra ogni altro paese è conosciuto l’istmo di Panama per esservi un’aria assai malsana(1), poiché è perpetuamente umida e calda, caricata assai di flogisto, ed all’ultimo grado rilassante. Le donne vicine al parto, devono portarsi altrove, altrimenti muoiono infallibilmente.
Le Gentil(2), dice dell’università di Luçon, che le scienze, malgrado del desiderio di sapere e del lavoro de’ professori, non saranno spinte innanzi; poiché, non resistendo il capo alla fatica, vi s’impara e vi s’insegna poco. Egli stesso non vi poteva meditare, e si sentì indisposto a tutto per causa dell’aria umida e calda. Nel mezzo di questo paese vi sono molti boschi, ove stanno ancora degli abitanti originari, che dagli Spagnuoli non poterono finora essere sradicati.
(1) Ved. Geogr. fis. vol. III.
(2) Voyage dans le mer de l’Inde tom. 3.
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Lungo il Senegal estendesi per molte miglia un bosco, nel di cui centro passa il fiume. Il sole non penetra le ombre di questa selva, e non ostante il calore sviluppa una quantità di aria infiammabile da queste piante, dal fiume, e dagli stagni cagionati dalle inondazioni, per cui questa regione è assai malsana. Sull’isola di s. Luigi è pericolosissimo il passeggiare all’aria aperta quando il sole, dopo un forte temporale, prorompe tramezzo le nuvole, attraendo una quantità di vapori umidi e malsani. L’aria sopraccaricata di umidità, opprime allora la traspirazione del corpo, cagiona diarree, e febbri putride maligne ec.(1). Lend nella sua bella opera sulle malattie degli Europei in terre rimote, ha notato che la metà di quelli, che per via del commercio vanno in su la corrente da Gorea o da s. Luigi verso Galam, perisce; e che quelli che ritornano sono mortalmente ammalati, e rare
(1) Schotte nel Magazzino di Gottinga vol. III quint. 6 p. 779, ed i viaggi di De la aille verso il Senegal, e la costa occidentale dell’Africa. Amburgo 1802 p. 20, 21, 164.
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volte si rimettono perfettamente. Ciò vien confermato anche da’ viaggiatori recenti. Jaille, nel suo viaggio al Senegal, dice(1) «Ogni anno viaggia un certo numero di abitanti da s. Luigi o Gorea verso Galam. I bastimenti in numero di 40 partono tutti nel mese di luglio, e dopo aver impiegato tre mesi, andando contro la corrente del fiume, arrivano alla fine d’ottobre a Galam, ove si trovano i Mauri delle regioni circonvicine per tenere un mercato. Per ritornare vi vogliono 14 giorni. Sarebbe da desiderarsi, che si prendesse un’altra via, e non quella sul fiume. Durante tutto il viaggio non si respira altro che i vapori degli stagni formati dalle inondazioni. L’aria caldissima non vi ha circolazione, e non è rinfrescata né da’ venti, né dal mare. Oltre a ciò vi cadono incessantemente le piogge, e gl’insetti divorano il viaggiatore, che ordinariamente soccombe alle molestie di questo tragitto. I negri al contrario si trovano in questo calore umido come nel loro elemento; la loro pelle sembra essere organizzata per
(1) Schotte nel Magazzino di Gottinga vol. III quint. 6 p. 779, ed i viaggi di De la aille verso il Senegal, e la costa occidentale dell’Africa. Amburgo 1802 p. 20, 21, 164.
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volte si rimettono perfettamente. Ciò vien confermato anche da’ viaggiatori recenti. Jaille, nel suo viaggio al Senegal, dice(1) «Ogni anno viaggia un certo numero di abitanti da s. Luigi o Gorea verso Galam. I bastimenti in numero di 40 partono tutti nel mese di luglio, e dopo aver impiegato tre mesi, andando contro la corrente del fiume, arrivano alla fine d’ottobre a Galam, ove si trovano i Mauri delle regioni circonvicine per tenere un mercato. Per ritornare vi vogliono 14 giorni. Sarebbe da desiderarsi, che si prendesse un’altra via, e non quella sul fiume. Durante tutto il viaggio non si respira altro che i vapori degli stagni formati dalle inondazioni. L’aria caldissima non vi ha circolazione, e non è rinfrescata né da’ venti, né dal mare. Oltre a ciò vi cadono incessantemente le piogge, e gl’insetti divorano il viaggiatore, che ordinariamente soccombe alle molestie di questo tragitto. I negri al contrario si trovano in questo calore umido come nel loro elemento; la loro pelle sembra essere organizzata per
(1) De la Jaille pag. 45-49 e 177-185.
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Aduac, e secondo la loro religione, il linguaggio ed i costumi sono Arabi. Essi vendono questa gomma sui mercati della scala del Deserlo, luogo asciutto e perfettamente deserto, distante 25 leghe dall’isola di s. Luigi dal Forte di Podor e da Galam. Presso Sahel, Lebiar ed Alfatak, al settentrione dell’isola di s. Luigi sonovi boschi interi di acacia vera, mimosa nilotica Lin., dal di cui tronco, dopo avervi fatto un taglio nella scorza, corre la gomma. L’albero è dell’altezza di 15 in 20 piedi, la scorza è bigia, il legno bianco, compatto e granito, il tronco curvo, le fronde storte ed irregolari, e la figura poco bella. Le foglie sono piccole e doppie, in ciascun gambo si trovano 4 o 5 paia di fogliette laterali, ognuna delle quali è ornata di 12 o 15 paia di fogliettine, lunghe una linea, liscie, venate ed ottuse, armate di tre pungoli alla parte inferiore della foglia. Il fiore è bianco ed il picciuolo nascente delle foglie è lungo tre pollici e a foggia di spiga. Il frutto giace in una buccia ellittica e piatta, e appuntuta su d’ambedue l’estremità, di color di legno giallo, lunga tre pollici e mezzo, e larga 8 sino a 9 linee. In ciascuna buccia sonovi 6 grani piatti, ora
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circolari ed ora a foggia d’un cuore. Quest’albero è frequente nella sabbia della costa marittima. Probabilmente si raccoglie la gomma anche da altri alberi. La gomma arabica propriamente detta è bianca, rare volte d’un giallo bianco, e composta di piccoli pezzi attorcigliati a guisa de’ vermi. La gomma del Senegal è gialla, e giallo bruna, ed anche nera, liscia e trasparente come l’elettro. Riguardo alla sostanza interna di esse eguali, non lasciano sulla lingua, formano una mucilaggine schietta, ed usandole sono di eguale bontà; essendo però l’arabica più cara e più rara, se ne fa minor uso di quella del Senegal. L’Europa ne prende dal Senegal più di quattro quinti al di là del bisogno: la Francia sola n’estrae un milione e mezzo di libbre(1). Gl’inglesi la prendono da Portendik, situato 40 leghe sopra il Senegal. L’Europa però non ne venderà
(1) De la Jaille, viaggio verso il Senegal p. 28, 29, 167, 168. Nel 1791 n’esportò la Francia 1,057262 libbre, e nel 1798 1,108961. Su questa somma si cala cola un terzo come esportato senza dichiarazione, dunque in tutto 1,478614 libbre.
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molto al di là di due milioni di libbre. Comprando la gomma sul luogo la libbra costa 12 in 15 soldi, ed in Francia è venduta 45. La raccolta della gomma cade nella metà del mese di marzo; e siccome non è sempre egualmente abbondante, il prezzo di essa monta o cala secondo le circostanze. Si è osservato, che gli alberi di gomma non sono mai infruttiferi due anni di seguito. Nell’Europa si usa della gomma per metterla nell’inchiostro, per tingere le stoffe, per mischiarla coi colori, nelle spezierie ecc(1); e siccome dà molto nutrimento in piccola quantità, potrebbe essere impiegata anche nell’economia, particolarmente in viaggio, essendo costretto il vaggiatore di condurre seco i viveri, e non volendosi sopraccaricarsene. Secondo Adanson molte orde sul Senegal si nutrono di questa gomma quando
(1) Ved. Trommsdorff pharmacologisches Lexicon oder medicinische und chirurgische Heilmittellehre seconda edizione. Amburgo 1802 tom. I p. 10-13. Aumenti, schiarimenti e correzioni per questo dizionario p. 3, 4. Quest’opera importantissima è stata consultata anche pe’ primi tomi di questa Geografia fisica.
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mancano di riso e di formento, e per usarla sogliono scioglierla nell’acqua e nel latte. Una gran Caravana, passando il deserto, ed avendo consumato tutt’i viveri, si nutrì per due mesi unicamente di gomma. De’ gusci si fabbrica anche il succus acaciae verae. Questi si pestano prima, indi si bagnano coll’acqua, si spremono, e poi si cuoce il sugo fintanto ch’è diventato duro come un estratto. Noi lo riceviamo in piccoli pezzi rotondi di 8 in 16 once di peso, involto in vesciche sottili. Questa materia è esternamente nericcia, internamente rossiccia, o d’un brunastro rosso, di gusto piacevole costringente, seguito da un sapore dolce; si scioglie in bocca, come anche nell’acqua, ed in parte anche nello spirito di vino. La gomma scompone quasi tutt’i sali metallici, particolarmente però il mercurio acido nitroso, e ne distrugge l’effetto. Unendolo all’acido nitroso cangiasi in un acido vegetabile.
Più salubre ancora che la gomma del Senegal erano gli alberi delle droghe delle isole Molucche. Essi resero balsamica quell’aria assai malsana, e sino dal 1683, tempo in cui la politica mercantile degli olandesi traspiantò i garofani esclusivamente sull’isole
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Amboina, Orna, Honimon e Moussa-Loout, e le noci moscate sopra Banda Negra e Pouloay, sterminandoli sopra le altre isole particolarmente sopra Ternate, Tidor, Matir, Monbian, Bachian; quest’ultime sono deserte e quasi inabitabili.
Anche Sumatra appartiene al numero de’ paesi malsani. In mezzo all’isola passa una catena di alti monti vestita di boschi, la quale non è mai coperta di neve, e cagiona ai due lati dell’isola una stagione sempre opposta. La pianura su d’ambedue i lati di questi monti ha molti stagni, che durante il grandissimo caldo, e le soventi calme de’ venti, spandono vapori puzzolenti, e l’aria è mortale agli stranieri, particolarmente in tempo delle piogge, mentre anche i più forti sono intaccati da febbri maligne.
Più malsana ancora a motivo degli stagni è la costa settentrionale di Java, ed a Batavia regna un’aria pessima. Gli Olandesi amano il loro suolo in modo, che anche nelle Indie si sono scelti una situazione simile a quella di Amsterdam, come lo dimostra Batavia, città di 160000 abitanti, costruita sopra de’ pali, ed incrociata da capali come Amsterdam. La mortalità vi è
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grande. Il forte Jakkatra situato sull’altura ha un’aria molto più sana.
L’intera Guinea inferiore è una striscia di terra malsana. Il calore straordinario del giorno, le notti fredde ed umide, la quantità degli stagni che si producono nella stagione umida, cioè dal novembre sino al marzo, rendono la costa un vero cimitero. San Filippo de Benguela, Forte portoghese presso una città ed un porto, è malsano a segno, che la guarnigione di 300 uomini ha dovuto essere distaccata in piccole parti rimote l’una dall’altra. I bastimenti non devono trattenervisi per molto tempo. Il governo portoghese manda quivi solamente de’ delinquenti. Il commercio cogli schiavi, de’ quali partono annualmente 15000 pel Brasile, oltre quelli che prendono gl’Inglesi ed Olandesi, vi occupa 16 case di commercio. Loanda, il luogo principale de’ Portoghesi nell’Africa occidentale, ha un’aria sì cattiva, che gli abitanti benestanti sono stati costretti di situare le loro case di campagna alla distanza di 40 miglia dalla città. Di qua partono continuamente delle Caravane verso la costa orientale, traversando l’interno dell’Africa per recarsi a Mozambico, e le regioni
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del fiume Zambese. Il governo, tenendo questo luogo, popolato di 800 bianchi e 3000 negri, per assai importante, esclude ogni forastiero dal commercio composto di 26 case. L’aria cattiva più conosciuta è quella del regno di Angoy, al settentrione di Zaire, il quale è boscoso, paludoso, e sulle coste coperto di erbaggi alti. Sembra che gli Europei non possano accostumarsi a questo clima; e restandovi per qualche tempo sono pericolosamente intaccati da malattie. Quivi si vedono dappertutto de’ febbricitanti. La dissenteria v’è generalmente mortale, e il vaiuolo vi fa delle stragi. I nazionali più forti e più tinti fra tutt’i Negri, cercavano di meltersi al sicuro, stropicciandosi con l’olio, facendo del moto, ed osservando la dieta, ma tutto ciò non giova nulla. S. Tommaso che appartiene ai Portoghesi, non ha un clima migliore. Anche sulla costa orientale dell’Africa, la quale dal Capo Guardafui sino al Capo di Buona Speranza importa 910 miglia geografiche, e ch’è situata in basso, per il che è inondata, ed ha inoltre de’ boschi impenetrabili, ed un calore ardentissimo, respirasi un’aria infinitamente malsana. Mozambico, per maggior disgrazia è mancante di acqua
(1) Ved. Trommsdorff pharmacologisches Lexicon oder medicinische und chirurgische Heilmittellehre seconda edizione. Amburgo 1802 tom. I p. 10-13. Aumenti, schiarimenti e correzioni per questo dizionario p. 3, 4. Quest’opera importantissima è stata consultata anche pe’ primi tomi di questa Geografia fisica.
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potabile, ond’è che, dovendola raccogliere in cisterne, se ne fa tal volta la distribuzione come sopra i vascelli.
Non solamente respirasi il veleno, e la morte coll’aria ne’ paesi caldi, ma pure in alcuni freddi. Nessuno può vivere sull’isola di Nuova Zembla. Alcuni Russi di Petzora, che ci vanno a caccia, hanno voluto stabilirvisi; ma tutti sono morti a motivo della nebbia grossa e puzzolente in tempo d’autunno, la quale si aumenta dall’odore che tramandano i pesci e gli orsi putrefatti. Anche Bergen nella Norvegia ha un’aria molto malsana, per cui gli abitanti soffrono molte malattie(1).
È un pregiudizio il credere che il clima freddo renda gli uomini più forti, e prolunghi la loro vita. Il freddo attacca i nervi e toglie la forza vitale, mentre estrae il calorico eccitato dal corpo. I Groenlandesi, Samoiedi e Lapponi non diventano vecchi. Dobbiamo cercare i Macrobii nelle regioni calde. Nel Brasile, giungono moltissimi Negri
(1) Pontoppidan, natuerliche Historie von Norvegen tom. 2 cap. 9 p. 478. 480.
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all’età di 100 anni e più, malgrado dei lavori penosissimi. Il Subah di Decan, Nisam Ulugh, eseguì ancora nel 90 anno i piani più orgogliosi.
L’aria sul Capo di Buona Speranza è pura e secca, per cui è creduta sana, ma gli abitanti non diventano vecchi, e giungono al più a 50 anni. Forse ne sono cagione i venti che diseccano troppo.
È ancora assai dubbioso, se alcune malattie proprie ad una certa regione vi si sviluppino per cagione di materie sussistenti nel suolo o nell’aria, oppure in ambedue.
La peste è propria dell’Oriente, e distrugge gli abitanti di Costantinopoli, ove prorompe prima, e sovente, andando sino alla Siria, all’Arabia e all’Egitto superiore. Essa non comparisce in alcun luogo che per mezzo d’infezione. Mindener crede che possa comparire da sé per motivo della cattiva pulizia, e d’una maniera insalubre di vivere. Tali circostanze potranno rendere il corpo più capace di raccogliere la materia specifica del contagio (miasma specificum contagiosum), la di cui natura ci è ancora ignota; ma non mai cagioneranno uno sviluppo
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spontaneo della materia, altrimenti accaderebbe lo stesso in altri paesi ove hanno luogo quelle stesse circostanze. Il secondo, o terzo giorno della malattia sogliono sortire de’ tumori, simili ad una risipola maligna, che intaccano le glandole, che, passando alla suppurazione, sono da considerarsi come buon segno di evacuazione. Spesso compariscono più tardi, e tardano sino al giorno 4 o 19. Qualche volta se ne veggono della grossezza di un pisello, oppure come un pugno grosso. Tra il 3 e 4 giorno, e spesso sopra i tumori, sortono delle ulcerette contagiose, di color turchino, bruno, violetto, e spesso nero, che s’incancreniscono e s’aprono, oppur restano tra ’l grasso e la pelle. Più che queste sono abbondanti, più grande è il pericolo, particolarmente quando si scopre la cancrena. A ciò si uniscono anche le petecchie d’un colore bruno violaceo, e di diversa forma e grandezza. Alcune sembrano strisce di verghe, che sono un indizio cattivo. Sortendo essi soli, senza che al 4 giorno si veggano i tumori e le ulcere, sono da considerarsi come segno cattivo. I tumori non devono risolversi, ma eccitarli alla suppurazione, per il che s’impiegavano i fichi sino
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da’ tempi più rimoti(1). Accade spesso che i tumori non hanno tempo di prorompere. Allorché nel 1720 sino al 1722 la peste fece delle stragi a Marsiglia, i medici la divisero in 5 specie o gradazioni, delle quali era curabile solamente quella che durava sintanto che prorompevano i tumori, le altre erano tutte mortali. La specie più violenta cagionava assolutamente la morte entro una mezz’ora e più presto ancora, e talvolta senza alcun altro accidente. La malattia di Marsiglia scoppiò, aprendo le mercanzie appestate, ed alcuni de’ circostanti caddero morti. Si credette che ciò fosse cagionato da un accidente, ma non mai dalla peste. Il cadere in terra è talvolta preceduto da nausea e vomito. Accade spesso in Costantinopoli che gente di aspetto sano, passeggiando sulla strada, cadono morti. Durante la prima eruzione della malattia, e quando si aprono le merci impestate, cioè dal 1 sino al 4 giorno, suole la morte essere più frequente e più rapida; poi diventa la malattia più lenta, oppure, come hanno osservato i
(1) 2 Lib. de Re 20, 9 Jes. 28 21.
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medici Russi, annunciasi alcuni giorni prima sott’altri incomodi, ed allora si può prevenirla con mezzi quasi sicuri; basta di non nascondere a se stesso la terribile notizia di essere intaccato di morbo contagioso. Molti sostengono che la peste si scoprì dapprima nell’Egitto(1), e che tutte quelle scoppiate in altri paesi abbiano preso quivi origine; ed in fatti essa regna in questo paese come anche nella Siria sino da’ tempi antichi. Hiskias(2) n’era intaccato, ed allora morirono in una notte 185000 Assiri davanti a Gerusalemme(3). Anche ai tempi di Davide scoppiò una peste terribile(4), e la morte della prima genitura fra gli Israeliti sarà stata probabilmente cagionata da essa(5). Inoltre troviamo nella Bibbia spesso il nome di peste(6). Non ostante sostengono altri
(1) Michaelis mosaisches Recht. §. 213 tom. IV. 279 e §. 216. p. 312.
(2) Jes. 38, 1-21, 2 Re 20 1-7.
(3) 2 Re 19. 35. Jes. 37. 36.
(4) 2. Sam. 24. 13-19. 1. Cron. 22. 12.
(5) 2. Mosè 12. 12-23.
(6) 2. Mosè V. 3. IX. 3. 15. 3. Mosè XXVI, 25. 4 Mosè XIV. 12. I Lib. de’ Re VII. 37. Salm. 91, 36. Jerem. XIV, 12. Hesek v. 12, ed altri passi innumerabili.
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per esempio, il medico veneziano Prospero Alpini, il quale nel 1591 scrisse De Medicina Aegyptiorum, che questa malattia non abbia origine in Egitto, e che vi sia stata portata dalla Grecia e dalla Barbaria. Volney lo conferma(1) colla testimonianza degli Egiziani e degli Europei colà stabiliti. Prima è sempre comparsa sulla costa di Alessandria, di là passò a Rosetta, al Cairo, a Damiata e alle altre regioni del Delta. L’eruzione di essa era stata sempre cagionata da’ bastimenti provenienti da Costantinopoli o da Smirne, ove la peste aveva già fatto strage. L’unico mezzo di salvamento contro di essa sembra consistere nella totale separazione, o nel sotterramento delle merci appestate, oppure ciocch’è ancora meglio, di farle affondare ne’ fiumi o nel mare; poiché è stato trovato assai nocivo il farle consumare dalle fiamme, come dimostra chiaramente Rich Mead(2).
(1) Ved. Viaggi in Siria ed Egitto tom. I. cap. 17.
(2) Discours on the Plage. Works Med. tom. II. p. 185-89. In oltre hanno ben descritta la peste Diemerbroek de peste Marsiliensi. Sydenham de peste Londinensi. Ad Chenot tractatus de peste. Viennae 1766. C. de Mertens observationes medicae de Febribus putridis
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Hodges(1) racconta che nel 1672 in Londra, mediante i fuochi di purificazione, ordinati dalla polizia sull’autorità d’Ippocrate(2), e contro il consiglio de medici, siasi aumentata la mortalità in modo, che in una notte morirono 4000 persone, mentre prima perivano solamente 10000 e 12000 in una settimana. La Polizia di Costantinopoli è indifferente e negligente a segno, che permette la vendita degli effetti di quelli che
de peste nonnullisque aliis morbis. Viennae 1778 tom. II. 1784. Ferro von der Ansteekung epidemischer Krankheiten und besonders der Pest. Lips. 1782. Mackensie. Lange Minderer e Howard. Abbreviate si trovano tutte queste cose nel Handbuch zur Kentniss und Heilung innerer Krankeiten des menschlichen Korpers di Stark, Jena 1799 p. 282. 394. È anche degno di essere letta la notizia della peste nella Volinia russa inserita nelle effemeridi mediche di Berlino da Formey vol. I, quint. 2.
(1) Pestis nuperae apud Londiniensem populum grassantis narratio historica. Lond. 1672.
(2) Il quale in tempo della guerra del Pelopponese fece accendere una selva vicina per purgare l’aria. Anche altri medici antichi, per esempio Aero avevano raccomandato il fuoco come purificazione. Plutarco de Iside ed Osiride.
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morirono di peste, per cui questa epidemia si spande sempre più. Spesso si trasportano in Alessandria, Rosetta, Cairo ec., le pellicce, gli abiti di lana ec., comprati in questa occasione, e la morte li seguita appresso, per lo che i Greci che fanno questo commercio sono sempre le prime vittime. Nessuno si chiude in simile occasione nell’abitazione, se non che i negozianti Europei, onde i Turchi credono che questi non abbiano alcuna disposizione per la peste. I Cristiani di quel paese farebbero volontieri lo stesso, ma non è concesso loro senza un permesso straordinario della Porta. Si è osservato nel Cairo, che i portatori di acqua, bagnandosi sempre il dorso di acqua fresca, siano intatti contro questo contagio. Anche le frizioni d’olio caldo sono un buon preservativo, ed un mezzo di guarigione in questa malattia(1).
Le persone giovani, vigorose e grasse ne sono attaccate più fortemente, e più facilmente che le vecchie e magre, le donne
(1) Del Conte Leopold. v. Berchthold Beschreibung eines neun heilenden und vorbcugenden Mittels gegen die Pest. Vienna 1797. 8.
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più che gli uomini, i collerici più che i sanguigni. Gl’idropici e i podagrosi vi resistono per molto tempo. Le malattie veneree non guarentiscono punto contro questo male, altrimenti l’Egitto, ove dominano moltissimo, dovrebbe esserne libero. Oltre ciò la peste ha i suoi capricci. A Marsiglia nel 1720 morirono tult’i fabbricatori di sapone, e le lavandaie. Quelli che maneggiavano il tabacco ne restarono intatti. A Tolone morirono tutt’i fornai. A Lione si salvarono tutt’i conciatori di pelli, e quelli che abitavano nelle contrade strette. Nella peste di Basilea nel 1554 e 1555 furono attaccati solamente, gli Svizzeri, i Francesi, ed i Tedeschi, ed al contrario tutti gli altri stranieri restarono sani(1). La materia della malattia non si distrugge da sé nel corpo mediante lo sviluppo, ed essendo recidivo, si può morire anche il quarantesimo giorno, ed aver la реste ogni volta che gira di nuovo.
A Costantinopoli regna la peste ordinariamente nell’estate, ed indebolisce o sparisce
(1) Ferro von der Ansteckung der Epid. Krankh. p. 34 e 35.
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nell’inverno. Nell’Egitto è più frequente l’inverno, e cessa verso il giugno. L’inverno caccia la peste da Costantinopoli per cagione del freddo; l’estate la richiama poiché la stagione e umida, a motivo della vicinanza del mare, de’ boschi e de’ monti. Nell’Egitto è favorita nell’inverno dal caldo umido, ed è d’estate espulsa dall’aria secca, che non permette neppure la putrefazione della carne. Tutti li 4 o 5 anni domina la peste in Egitto, e secondo Volney, v’è una distruzione grande a segno, che il paese resterebbe spopolato, se gli stranieri di tutte le parti del regno Ottomanno non vi si radunassero.
Nella Siria la peste è meno frequente, e non vi comparisce che ogni 25 o 30 anni. Ne’ tempi antichi, ove, secondo la legislazione di Mosè, non si prese verun preservativo contro, questa malattia, considerandola come una punizione di Dio, vi era la peste meno frequente che al giorno d’oggi, ed appena conteremo in 1500 anni dieci o quindici casi simili nella storia antica. Incominciando da Davide sino a Hiskias, nell’intervallo di 300 anni, sembra che questa malattia non vi abbia regnato; presentemente vi sarà ritornata sei o dieci volte in un’epoca
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eguale a quella. A Costantinopoli comparisce ogni estate sino da quando questa città è in mano del governo turco. Il numero de’ morti è spaventevole; ma siccome i turchi non conoscono le liste mortuarie, non si può sapere la quantità de’ periti. L’Ambasciatore inglese Porter, secondo un calcolo imperfetto de’ Giannizzeri, calcolò il numero de’ morti di peste nel 1751 a 60000 persone. Bioernstaehl(1) fa montare il numero de’ turchi morti di peste a Costantinopoli nel 1778 a 150000. Non si considera come un caso straordinario se questo morbo rapisce in un anno la quinta parte della popolazione, la quale non potrebbe tenersi a un certo livello, se non vi concorresse un gran numero di gente del regno, attratto dalla corte di Costantinopoli. Nel 1724 crebbe l’erba sulle strade di Pera, e nel 1751 la mortalità non vi fu minore(2). In somma Costantinopoli è un sepolcro aperto. Le crociate furono più volte la cagione perché la peste si estese sull’Europa intera.
(1) Lettere sopra i suoi viaggi estesi. Vol. IV. egli aggiunge che altri notino 200000 turchi morti.
(2) Lettere di Bioernstaehl.
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Dal 1348 sino al 1357 essa rapì certamente la quarta parte dell’intera popolazione. Fin d’allora fu chiamata la morte nera. Villaggi interi e piccole città restarono affatto senza abitanti; e nel 1427 accadde quasi lo stesso. Dopo che Costantinopoli cadde in mano de’ turchi arrivò sovente questa disgrazia. Gli anni 1564, 1572, 1579, 1580, 1587, 1602, 1624, 1629, 1634, 1652, 1656, 1659, 1680, 1709, sono terribili per la storia della Prussia e della Germania. Dopo quest’epoca, eccetto la Turchia ed alcune provincie Russe, come la Volinia, non è ritornata più in Prussia, e dopo il 1720 neppure nell’Europa intera. Ancora nel 1776 morirono in Moscovia nello spazio d’un mese 22000 persone di questo male che allora vi dominò un anno intero senza però procedere con tanta violenza(1). La Moscovia è il paese più occcidentale, ove è giunta la peste negli ultimi tempi. Questa malattia è stata ormai esigliata dall’Europa, per lo che possiamo servirci de’ lazzaretti di peste ad altro uso. A Milano vi fu
(1) Mertens observ. med. tom. I. p. 94.
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l’ultima volta nel 1630, ed a Leyden nel 1667.
Possiamo paragonare alla peste anche l’epidemia degli animali: anche in questo caso il miglior rimedio è la separazione. Essa differisce della peste in ciò, che gli animali ne sono presi una volta sola, per cui Camper in Olanda propose l’innesto, ma non ostante ne muore la decima parte. A Berna si uccise per lo passato l’animale in quel luogo ove il male si scoprì, e gli altri paesi ne portarono il danno. Anche nella Prussia si è sinora ucciso ogni animale che cadde ammalato; ma non si è ancora resa evidente la necessità di questa precauzione. Il marchese di Courtivron nella Borgogna fece alcuni esperimenti arditissimi in tempo di una simile epidemia, senza alcune conseguenze cattive. Egli fece portare le pelli degli animali morti di contagio in un altro sito, distante 18 leghe, e non intaccato dal male, ne coprì gli animali sani, ne fece l’innesto, diede loro a bere l’acqua, nella quale era stata immersa la pelle di uno degli animali morti, versò nella gola di essi il fiele de’ morti, e diede loro da mangiare la biada bagnata col sangue di essi; li coprì di una coperta che
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molto tempo era stata sopra quelli, e non ostante restarono tutti sani(1). Il freddo non impediva punto il contagio, poiché non si arrestò l’epidemia in Borgogna. Vicq d’Azyr coprì diverse volte 8 vacche sane di pelli degli animali morti di contagio senza osservare altro che, per qualche giorno, poco appetito nel mangiare(2). Sarebbe possibile che questi animali avessero già avuto il morbo contagioso?
Durante l’epidemia intorno al Plattensee perirono tutti quelli animali che pascolarono davanti una certa porta, mentre l’altra gregge dell’istessa città, pascolando davanti un’altra, restò sana. La differenza era talmente sensibile, che gl’infetti perirono in mezzo a que’ sani senza alcuna cattiva conseguenza(3). In questo caso era assolutamente causa il pascolo; la gregge sana aveva pascolato i giorni caldi nella
(1) Ferro von der Ansteckung der Epidem. raneheiten p. 97.
(2) L’exposé des moyens curatifs par Vicq d’Azyr. Paris 1776 p. 102.
(3) Lentius Grundsaetze gegen die Hornvichseuche Gottinga 1779.
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selva, e l’altra era restata sempre sul campo aperto ove mancava l’acqua.
Nel 1765 perirono in un villaggio tutti gli animali, e cinque case di contadini restarono intatte, che però lo erano state egualmente durante una epidemia precedente. Gli animali avevano lo stesso pascolo, la stessa bevanda e la stessa cura(1). Mille passi da Vergigny, ove infurio fortemente il contagio degli animali a corno, ne restò libero un piccolo villaggio abitato da 12 paesani. Gli animali pascolarono assieme, bevettero dell’istesso ruscello, ed i pastori conversarono tra loro(2); la differenza fu che il villaggio era situato un poco più alto.
La lebbra, specie di rogna, è particolarmente propria all’Arabia, all’Egitto e alla Siria. Il grado più alto e più cattivo di essa è dagli antichi chiamata Elephantiasis Elephas, Elephantia. Mosè la chiama le cattive ulceri dell’Egitto(3), e gli antichi riguardavano
(1) Erfahrungsmaessige Abbandlunvonden Seuchen und Krankheiten des Rindviches. Berl. 1778.
(2) Wollstein Aumerchungen ueber die Viehseuche in Oestreich 1781. p. 139.
(3) Mosè 28, 27.
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questa malattia come appartenente all’Egitto(1).
(1) Lucret. rer. nat. VI. 1112. 1113. Est Elephas morbus, qui propter flumina Nili gignitur. Aegypta in media, neque praeterea usquam. Plinius hist. nat. XXVI 1 f. ed. Dalecamp. Gen. 1631 p. 536 fin. seq. Aegypti peculiare toc malum etc. Celsus de Medicina III. 25. Ignotus pene in Italia, frequentissimus in quibusdam regionibus is morbus est. Oltre di ciò vedi su questa malattia, Scaliger observat. ad Hyppocrat. p. 693. Aretaeus Cappadox de causis et signis morbor. ed. Boerhav, Leyden 1735 p. 68-72. Caelius Aurelianus siccensis de morbis IV, I. Paulus Aegincta de Arte medendi IV, I. Ephemerid, naturae curiasor. Decuria II. annus 2 (1683) ove è il disegno di uno attaccatissimo di questa malattia. Da ciò è tratta la descrizione in Schilling commentationibus de Lepra Traj ad Rhen. 1778. Medical observations and inquiries by a Society of Physicians at London t. 1. n. 19. Hillary’s observations on the diseases of Barbados. Lond. 1759. p. 326-352. Peyssonel account of a Visitation of the leprous in Guadeloupe nel philos. transact. vol. 50 part. I. per l’anno 1757 N° VII. Niebuhr Beschreibung von Arabien p. 135-138. Hannoversche Beitraege zum Nutzen und Vergnügen 1761 quint 32. ed. 48. Hannov. Magaz. 1763. quint, 86, 87, anno 1764 quint. 63, 64. Michaelis Fragen an die arabische Reisegesellschaft N° 11. 28. 36. p. 69-72. Oriental. Bibliothek tom. XVII, 259. p. 13-33. Mosaisches. Recht s. 208 tom. 4 p. 222 sino a 279. Einleitung in die goettlichen Schriften des alten Bundes §. 10 tom. I. prima divisione p. 56.65. Uebersetzunn des Hiob und Anmerkungen dazu fuer Ungelehrte cap. II. v. 7. seconda ediz. p. 5.9. Sprengel Handbuch der Pathologie tom. 3, Lips. 1797 p. 569 etc.
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La malattia incomincia a mostrarsi sul volto, particolarmente sul naso, ove nasce impercettibilmente una macchia bianca sulla pelle esteriore, indi compariscono più macchie, e non v’è mezzo di poterle levare. Questa specie di malattia si può non ostante guarire; la peggiore incomincia con un rossore sulle ginocchia e sulle punte delle dita, e rende assai difformi le gambe dal ginocchio in giù. Crescendo il male, locché succede lentamente, nascono più macchie che ingrandiscono e coprono finalmente tutto il corpo. La pelle si gonfia un poco, cangia di colore, diventa rossa, poi di colore di piombo, oppure intieramente nera. Fintanto ch’è rossa si può sperare un miglioramento. La pelle nera si piega in alcune parti, in altre si spacca ed assomiglia effettivamente alla pelle d’elefante, da dove questa malattia ha tratto il nome. In appresso nascono delle gonfiezze, particolarmente sul mento, sulle guancie, sulle dita e sulle ginocchia, le quali procedono alla suppurazione. Queste ulcere puzzano, e sono incurabili. Alternativamente ne nascono delle nuove, e le vecchie guariscono: finalmente vi compariscono de’ vermi. La parte superiore del naso
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si gonfia particolarmente, le narici diventano più grandi, ed il naso stesso s’immorbidisce. Gli occhi si trasformano molto, e si oscurano; le ciglia perdono il pelo, e si gonfiano, e pendono sopra gli occhi. I capelli specialmente soffrono in questa malattia: essi in principio incominciano a diventare radi e bianchi, o cascano affatto; dalle mani, da’ piedi e da’ fianchi però i peli cadono nel massimo grado delle malattie. Le orecchie, le dita ed i piedi si gonfiano in guisa che sembrano i piedi degli elefanti. Il corpo diventa in ultimo un tumore intero. Il fiato diventa subito in principio puzzolente ed insoffribile, ella voce a poco a poco si fa rauca. Il naso, dopo d’essersi consumato l’osso, si tura ed il respiro diventa penoso. Intaccandosi le ossa, in ultimo cadono de’ membri interi, le dita si staccano dalle mani e da’ piedi, e cadono il naso e le parti genitali.
In questo gli ammalati sono malinconici ed inquieti, ed il loro sonno accompagnato da sogni terribili, è molto interrotto, sognando particolarmente di essere strozzati. In fatti muoiono strozzati oppure finiscono insensibilmente con febbri deboli.
Gli ammalati desiderano la morte con
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impazienza, ma questa li fugge, e non v’è malattia che si prolunghi più di questa. Essa può durare 20 anni e più; essa toglie ogni piacere, arresta l’attività; eccita maggiormente la propensione alla generazione, e la voglia di mangiare. Essa non cagiona dolori, produce anzi una insensibilità tale, che i membri cascano senza che l’ammalato se ne accorga, e molto prima di questo momento si possono pungerle, e bruciarle senza che sentasi dolore. In questa malattia si osservano tre qualità tristissime, I. quella ch’è ereditaria, ma i fanciulli ne soffrono meno de’ parenti, talché spesso ne hanno solamente una disposizione, la quale non prorompe mai, o non prima del quarantesimo anno. La malattia, non essendo aumentata da cause nuove ne’ fanciulli o nipoti, si estende solitamente sino alla quarta generazione: da ciò possiamo spiegare le minacce di Mosè quando dice, che i peccati de’ parenti saranno puniti sino alla quarta generazione. 2. Si comunica, ma per più conversando coll’altro sesso. 3. Non curandola in principio, ove ordinariamante è mal conosciuta, è assolutamente incurabile. Sinora non è stato ritrovato rimedio
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alcuno contro questa malattia. Tutt’i rimedi usati nelle malattie veneree, come il mercurio, e quelli che provocano il sudore, vi hanno piuttosto accelerato la rovina dell’ammalato; non ostante sono alcuni che in questa malattia hanno voluto scoprire degli accidenti venerei, e Tournefort è il più importante fra essi. Dobbiamo confessare che vi se ne trovano molti sintomi, massimamente la malinconia, l’eccitamento alla propagazione, il patire degli occhi, delle parti genitali, il cattivo fiato, e la comunicazione di padre in figlio, e per mezzo dell’altro sesso. Chevalier sostiene che la lebbra in S. Domingo sia nata dalla lue venerea(1), e che la maniera di vivere, di vestirsi, e l’aria ne avevano quivi prodotto un’altra specie. La lebbra(2) per mezzo delle crociate è passata in Germania ed in Francia, e per mezzo degli schiavi neri a S. Domingo e alla Guadaluppa. Anche Mosè, parlando de’ peccati che discendono
(1) Nelle sue lettere sur les maladies de S. Domingue. Par. 1752.
(2) Hensler vom Abendlaendischen Aussatz im mittleren Alter. Altenb. 1790.
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sino alla quarta generazione, sembra attribuirli al libertinaggio. Presentemente la lebbra è sterminata in tutti questi paesi; in Germania per lo più è conosciuta solamente dalla Bibbia, mentre in questo secolo non si sono conosciuti che quattro amalati lebbrosi, cioè un tenente, curato da Werlhoff(1), un sarto, curato da A. Vogel e due altri medicati da Stark(2).
Nel distretto di Bergen nella Norvegia domina una malattia di pelle somigliante alla lebbra, e che ha simili i sintomi, e la quale si crede che nasca, dal continuo cibarsi di pesci . Essa è incurabile ed ereditaria. Il volto e le membra sono pieni di bottoni di colore di piombo, i quali talvolta si rompono, defformando assai la faccia degli ammalati, che per lo più hanno la voce rauca, e parlano pel naso. Nella primavera e nell’autunno questa malattia si mostra più che mai, poiché allora l’aria continuamente
(1) Michaelis Mosaisch. Recht. tom. 4 §. 208. p. 230.
(2) Stark ha descritto anche la cura. Anche Murray de Vermibus in lepra obviis, puncta leprosi historia Gott. 1796.
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umida e sopraccaricata di vapori malsani e di nebbie puzzolenti.
Il così detto male di Aleppo, che risparmia sì poco gli stranieri ivi stabiliti, e i nazionali, secondo Le Brun è una specie di rogna, secondo Alessandro Russes, una specie di vaiuolo, e secondo Hasselquist una espulsione di maggior o minor durata, la quale senza una precedente suppurazione, finisce con una gran crosta tignosa, che dipoi caduta, lascia una brutta e profonda cicatrice nominata il segno di Aleppo. Quasi tutti attribuiscono questa malattia all’acqua, per sino Stefano Schulz che dopo due mesi di partenza d’Aleppo, fu attaccato da questo male in Palestina. La malattia incominciò con una macchia bianca sulla mascella.
Gli Yawi ed i Piani sono malattie de’ Negri nell’Africa e nelle Indie occidentali. Gli Yawi sono una espulsione della grandezza del vaiuolo comune. Essi si distinguono solamente pel loro corso cronico. Compariscono una sol volta, e ciò per mezzo dell’infezione; guariscono da sé, e differiscono, in ciò dal mal venereo (con cui hanno molti sintomi eguali) come il dolore notturno delle
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ossa, una febbre lenta, diminuzione di forze, ec. Gli ammalati hanno un appetito di mangiar creta, carbone, ec. La testa si gonfia; sulla parte calva di essa spuntano delle pustule simili al vaiuolo, coperte di polvere somigliante alla crusca, e questa espulsione scopresi talvolta anche sulle spalle, e ne’ fianchi. L’espulsione dura spesso de’ mesi. Dopo d’esservi stata qualche tempo, incominciano i capelli d’intorno a diventare canuti, riempiendosi di una materia bianca e tenace che prima rode intorno a sé, poi intacca fino i vasi sanguigni. Comparendo nella bocca, ha totalmente l’aspetto di ulceri veneree. Qualche volta, essendo nelle giunture, vi cagiona ulceri grandi; e più che essa si estende, e più comparisce la febbre etica, e spesso anche l’idrofobia.
I Piani non sono tanto comuni. Essi si annunziano con grande prurito nella pelle, con febbre etica, dimagrazione e stanchezza. Sulle parti genitali compariscono delle impetigini a guisa di crusca, le quali appoco appoco si dilatano. In mezzo alle impetigini nascono de’ piccoli fiori rossi che riempiuti scoppiano, e lasciano un’acqua acre a guisa di fiele. Le posteme sono coperte a guisa di lamponi. Appena accaduta l’espulsione
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cessano i sintomi interni, ed essendo impedita, nascono dolori di ossa, esostosi ec. La pelle delle mani e de’ piedi s’ingrossa di più, diventa rigida ed a foggia d’impetigine. Tra mezzo alle dita nascono screpolature e posteme che gettano materia. Questa malattia si comunica mediante l’infezione, produce facilmente l’idropisia, dolori colici, stroppiature, o malattie nervose, gli ammalati non guariscono mai senz’arte, ma guariti una volta, non sono intaccati più da questo male, per lo che Sprengel non li vuol riconoscere per malattia venerea(1).
La Plica polonica, trinchoma, cirragra morbus cirrorum, in polacco Koltun, sembra essere propria della gran Tartaria, donde nel 1387 passò ne’ Carpati, nella Transilvania, nell’Ungheria, in una parte della Russia, nella Polonia e nella Lituania. Più sovente osservasi questo male nelle provincie meridionali della Polonia, ove il numero degli ammalati, tra gli Ebrei paesani e i mendicanti, sta
(1) Handbuch der Pathologie tom. 3 p. 594. Stark Handbuch zur Kenntniss und Heilung innerer Krankheiten s. 527, p. 633.634.
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come 2, o 3 a 10, e tra o nobili e i cittadini benestanti come 2 a 30, o 40. Meno frequente si trova ne’ contorni di Varsavia, e nella Lituania. Sotto il regno di Augusto II comparve anche in Sassonia, intaccando però meno le donne polacche ivi maritate che i loro figli. Questa malattia contiene una materia particolare tra mezzo ai capelli, la quale non si evita né mediante la pulizia, pettinando e disciogliendo i capelli né col tagliarli. Non essendovi capelli la materia gettasi sulle unghie, che diventano grosse, gibbose e difformi. Accade spesso che la materia comparisce ne’ capelli, e nelle unghie nell’istesso tempo. Questa malattia intacca ambedue i sessi di diverse età e condizioni, ma più sovente i mendicanti, i paesani, egli ebrei, e qualche volta anche gli esteri ivi stabiliti, come avvenne a una governante francese nella sua permanenza di 14 giorni. Alcuni non ne soffrono mai, ed altri ne patiscono sovente, ed in certi intervalli, ma più nell’estate che nell’inverno. Più facilmente ritrovasi ne’ capelli castagni chiari, e particolarmente quando sono morbidi. Essa si comunica per mezzo delle balie ec.; ma sopra tutto mediante le berrette, le cuffie, e pettini.
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La comunicazione più facile succede per via del vestiario. La moglie d’un cittadino in Cracovia invidiata pe’ suoi belli capelli, la contrasse. Essa, per nascondere il male, mise le sue cuffie più belle, e poi le regalò; tutte quelle donne però che per questa via ne furono intaccate, si liberarono presto dal male. Anche i bambini nascenti hanno questa malattia ai capelli, o alle unghie. Accade spesso che la materia morbosa si sviluppa presto e senza incomodi così, e ne fu intaccata una signora mentr’era a un lieto convito. Le passioni troppo affettuose sembrano sollecitare l’espulsione di essa. Non rare volte è preceduta da dolori reumatici, da giramenti di testa, da un ronzio negli orecchi, da infiammazione e distillazione degli occhi, da dolori di capo, da un rossore fortissimo ne’ capelli, malinconia, disordine ne’ mestrui, ne’ piaceri straordinari, e particolarmente da una fortissima inclinazione per l’acquavite. Finalmente si annunzia la deposizione della materia su’ capelli mediante i sudori tenaci o sollevanti, e una stiratura sensibile di capo. I capelli diventano grassi, e tramandano un odore fetente, e sotto le unghie sentesi un freddo pungente e dispiacevole. Spesso il morbo deponesi
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in tutt’i peli del corpo, come sulla barba ec., e qualche volta con tanta abbondanza, che i capelli si spaccano in mezzo. Se in queste circostanze i sintomi continuano, e l’ammalato sente particolarmente un freddo continuo nel capo, allora v’è da aspettarsi una seconda plica. Nascendo i dolori di capo e le paralisie da un sol lato del corpo, osservasi anche la malattia da un sol lato. Si è dato l’esempio che la malattia si è gettata ne’ capelli anche dopo la morte. L’odore della plica polonica assomiglia a quello del grasso rancido, e toccandola sentesi un pugnimento dispiacevole nelle dita; e la radice de’ capelli è straordinariamente grande quando la plica è ferma. Distaccandosi questa però è naturale. I capelli in questo si legano in uno o più modi, formando delle corde grosse che talvolta sono lunghe 14 piedi, e grosse un pollice e mezzo, oppure formano delle piccole trecce che pendono da tutt’i lati. I capelli che crescono in appresso, staccano naturalmente questa plica dopo poche settimane o alcuni mesi, oppure dopo un anno, e così, ma più tardi, si riproducono anche le unghie buone in luogo delle guaste. Volendo tagliare una
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plica ancora forte attaccata, si produrrebbero dolori di capo, apoplessia, paralisia, privazione di favella, sordità, cecità o almeno convulsioni e stirature de’ membri. Ma una plica vecchia attaccata a capelli sani può essere tagliata senza pericolo. Per andare sul sicuro, si tagliano giornalmente le punte della plica. È singolare che una plica vecchia attaccata a’ capelli sani non può essere tagliata in mezzo senza cagionare de’ dolori. Essa cade anche da sé. Gli Ebrei, per esempio, non la fanno tagliar mai, e la portano finché cade da sé, e per sollecitare ciò bevono dell’acquavite versata e caduta da una plica polonica vecchia; ma questa bevanda orribile produce spesso delle conseguenze funestissime. Gettandosi questa materia morbosa sulle parti interne vi cagiona infiammazione de’ polmoni, di stomaco, d’intestini, vomiti di sangue, battimenti di cuore, dissenteria, malinconia e mania. Gli occhi s’infiammano assai, e si oscura il liquor morgagni, ma non la lente cristallina. Sulle estremità nascono gonfiezze, glandule indurite, infiammazioni e gangrene. Il peggio è quando la materia intacca le ossa, cagionando particolarmente sul cranio e l’osso
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nasale delle esostosi e putrefazioni, e sulle ossa lunghe delle spine ventose incurabili. Esse si rompono da sé, o per la minima occasione. Anche i gatti, i cani ed i cavalli soffrono di questa malattia, particolarmente gli ultimi. La polleria n’è libera. Gli animali intaccati da questo male soffrono assai prima dell’esplosione. I cani per esempio hanno tutt’i sintomi dell’idrofobia, mordono, ma non temono l’acqua, anzi bevono molto, e la loro morsicatura non produce mai il furore. La sordità cagionata, da questo male, e gl’insetti che vi si moltiplicano, sembrano favorirvi l’espulsione della malattia, ma non esserne la causa. Osservando anche la maggior pulizia, non si è sicuri di evitarla. Alcuni hanno voluto scoprire la causa nelle acque stagnanti e putride, ne’ cibi tenaci ed acri, nell’acquavite ec.; ma qualunque astinenza da questi generi non preserva punto contro la plica. Quindi dobbiamo confessare esserci ignote le cause di questa malattia endemica. Hirschel crede, che in tutte le persone intaccate della specie più cattiva della plica, sussista anche una lue venerea. È fuori di dubbio che unendosi questa lue colla materia della plica, debbano
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nascere accidenti pericolosissimi, e che prima del mal venereo non si è mai sentito parlare della plica polonica(1).
La febbre gialla (yellow fever) è una specie di peste, che per la prima volta fu osservata nel 1793 in Filadelfia. Essa è sinora propria delle regioni paludose, procede rapidamente, senza però penetrare le provincie interne di un paese. Incomincia con grande stanchezza, inclinazione a degli svenimenti,
(1) Vicet Memoires sur la plique polonoise. Simone Schulz ephemerid. naturae curiosor. Thuan. Histor. lib. 123 ed. Gen. 1630 tom. V. p. 878. 879; ma soprattutto De La Fontaine chirurgisch medicinische Abhandlungen verschiedenen Inhalts Polen betreffend. Breslavia 1792, 8, ove dalla p. 1 sino a 100 è questa malattia endemica trattata molto bene, ed ove si veggono rappresentate supra 7 rami tutte le gradazioni, e le specie di essa. Lo stesso autore ha pubblicato anche il Dziennik Zdrowina dla Wszystkich Stanow num. 6 del 1801 p. 344-351 e num. 7, ove si veggono varie teste con pliche di forma particolare. Vedi ancora Formey medicinische Ephemeriden di Berlino vol. I. quint. 4 (Berlino 1800). Kuester Ideen zur Geschichte und Heilung des Weichselzopes, e Szulze Bemerkungen ueber den Kultum, ed il Supremo Collegio medico. Bericht ueber die Mittel der Verbreitung des Weichselzapfs Graenzen zu Setzen.
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nausea, giramento e dolore ottuso di саро, freddo, sudore penoso, e talvolta con grande intirizzimento; indi segue un calore ardente, stringimento di petto, sospiro, e dolore oppressivo; il volto s’infiamma, e le labbra e gli occhi luccicano; a ciò uniscesi una sete inestinguibile, una nausea fino al vomito, gran privazione di sonno ed una inquietudine angustiosa. Il polso è rapido, morbido e forte, e spesso interrotto. La pelle è qualche volta secca, particolarmente ne’ primi giorni, e poi diventa più umida. Duranti gli svenimenti, l’ammalato in luogo d’impallidire s’ingiallisce. Il sangue nelle vene è d’un giallo chiaro, poco coerente, e separandosi il siero, esso è di colore giallo cupo; e dell’istessa natura è anche l’orina. Nel quarto giorno tingesi il corpo intero d’un colore giallo; se ciò accade più presto, e le forze cadono, segue la morte; giungendo più tardi senza che i sintomi s’aumentino, è critico. Il sudore è viscoso, le labbra sono d’un giallo scuro e coperte d’un umore viscido e tenace; da molte parti del corpo, come dal naso, dagli occhi, dagli orecchi, unita all’orina una materia puzzolente come l’aglio, come anche del sangue. A
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ciò si uniscono il singhiozzo, macchie nere sulla pelle, l’orina nera puzzolente, il respiro penoso ed il continuo freddo delle estremità: indi segue ordinariamente la morte tra il settimo e il nono giorno. I cadaveri si putrefanno prestissimo(1).
L’accademia medica di Filadelfia dice, essere nata questa febbre da cause interne del proprio paese, mentre il collegio de’ medici sostiene esservi giunta il 18 di luglio 1998 mediante il bastimento Deborah, ed il 29 di luglio 1798 col brigantino
(1) Matthew Carey. A Short account of the malignant fever lately prevalent in Philadelphia, with a Statemant of the proccedings, that took place on the subjett in differents part of the united States. Philadelphia 1793. Nov. 30. 3 ediz. Russi descrizione della febbre gialla in Filadelfia nel 1793. Carlo Erdmann Das gelbe fiber in phil. dal 1 aug. sino al 31 d’ottob. Const. Diclier Commentatio medica de febre flava americana. Gott. 1800. 8. Gilbert. dietro le nuove osservazioni de’ dotti francesi crede essere la febbre gialla nazionale in America non contagiosa; è però fuori di dubbio che una nave americana abbia portata questa malattia in Cadice, Siviglia ec., ove dal 12 d’agosto sino al 1 di novembre perirono due settimi degli abitanti.
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Mary dalle Indie. Certo è che alla metà di luglio si parlò della febbre gialla, e che addì 8 d’agosto n’erano morte 53 persone. L’esperienza farà vedere che forse i vapori sviluppati dagli stagni, e sostanze vegetabili, mediante un calore straordinario e umido; siano la causa di questa terribile malattia che attacca particolarmente le persone robuste, piene di sangue, dall’età di 14 anni sino a 40, ed i forastieri, meno però i fanciulli e le donne; e sembra essere cagionata da fatiche di corpo e di spirito, da riscaldamento, da soverchio mangiare e bere, da timore, rammarico, angustia ec. Al di sotto di Filadelfia, tra la Delaware e Schuykill, trovasi una striscia di terra, e de’ prati bassi e paludosi, ove gli abitanti, durante l’estate, soffrono molto di febbri quartane. Tutta l’immondizie della città è gettata ne’ fossi lungo il Delaware, la quale si aumenta ancora dal gran flusso e riflusso della corrente, loché produce una puzza insoffribile nell’estate. Nella parte inferiore della città era per lo passato una palude attraversata da una piccola corrente, ove si riunirono i canali della mezza città, e benché una gran parte di questa corrente di acqua sia in oggi
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coperta da una volta, non ostante resta ancora scoperta ai raggi solari una superficie di acqua mefitica, come due iugeri di terra. Per la parte della città chiamata Springarden passa una piccola corrente della Delaware, la quale forma un letto largo, e paludoso, in cui si getta molta immondezza da’ macelli dalle concie di pelli, de’ cadaveri, e si conducono senza permesso i canali delle latrine. Le fabbriche situate nella parte superiore della Delaware, subentrando il flusso, sono quasi intieramente circondate dall’acqua, la quale ritirandosi, lascia indietro del fango che copre il terreno per l’estensione di un quarto di miglio geografico. A ciò si unisce anche la cattiva usanza, che quasi in ogni casa le laterine sono profonde sino a 30 piedi, le quali si nettano appena una volta in 20 anni, o non mai, poiché se ne scavano dell’altre con minore spesa; queste guastano l’aria e l’acqua in modo, che in pochi anni i pozzi non sono più servibili. La temperatura dell’aria non è forse in nessun altro paese tanto variabile quanto in Pensilvania; rare volte si osservano due giorni di seguito dell’istessa temperatura. Il freddo, secondo l’asserzione dell’accademia
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medica, non v’è più tanto rigoroso come 40 o 50 anni addietro; ciò non ostante v’è sensibilissimo; il termometro di Fahrenheit, posto all’ombra ed in posizione isolata, monta sino a 96, e nel luglio 1798 stette a 108, ed esposto al sole a 156°. Nell’inverno il mercurio cade a 5 sotto zero. Il barometro soffre poco dal cangiamento dell’atmosfera. Lo stato medio di esso è 30 pollici. La primavera, negli anni tristi del 1798, incominciò colle migliori speranze, ma il cangiamento dal caldo al freddo diventò ben sensibilissimo. Il mese di Luglio principiò con una temperatura caldissima, che alla metà del mese diventò fresca, e poi verso la fine era più calda che sino dal 1783. Vi abbondarono molte specie d’insetti. Le cavallette avevano mangiato l’erba sino alla radice ne’ contorni di Filadelfia. I pomi maturarono assai per tempo. Vi regnò una epidemia fra i ratti ed i gatti; questa malattia degli animali domestici precedette più volte la febbre gialla, ond’era riguardata come un sicuro presagio di essa.
Era singolare che quelle parti della città, le quali restarono intatte nel 1793 e 1799, soffrirono particolarmente nel 1798.
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Di 75 in 80 mila anime, che formavano allora la popolazione di Filadelfia, ne restarono appena 10 mila in città, e non ostante si aumentò la mortalità. Dal 1 sino al 10 di settembre vi morirono giornalmente 48 sino a 74 persone, non comprese quelle che furono sepolte di nascosto. Si calcolavano per giorno 100 ammalati nuovi. Dal 21 di settembre sino al 1 d’ottobre si scoprirono 786 sintomi nuovi di malattia, e non vi furono più di 13 medici, e aperte solamente 4 spezierie. I contadini non portarono più viveri in città, e gli artigiani, come i fornai e macellai non lavoravano più, e nelle piazze non si trovò una sola persona. I domestici lasciati nelle case per guardia, morirono senza aiuto, e il silenzio della morte fu solamente interrotto da’ cani rinchiusi, e quelli in libertà morirono di fame per le strade. La traslazione della banca, quel tempo si fecero de’ rubamenti, fu perniciosissima per quelli che restarono in città, ed era difficile di poter cambiare una sola nota di banco di 10 scudi. Il credito non fu più, mentre né creditori, né debitori non erano un momento sicuri della loro vita. La febbre era anche scoppiata nelle
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carceri criminali, ed i detenuti vi fecero una rivolta, la quale però, mediante misure rigorose, fu soppressa.
Non solamente in Filadelfia, e ne’ contorni dominò la febbre gialla, ma pure in Boston, Portsmouth, Newyork, Willmington, Chester, e quasi in tutte le città marittime della nuova Inghilterra, e finì sopra un’isola nel lago di Champlain sul confine del Canadà. In Newyork si attribuiva questa malattia ad una quantità di carne salata che essendo male imballata, posta nelle cantine si era guasta. A Willmington, distante 28 miglia da Filadelfia in giù la Delaware, fu portata la febbre da’ fuggitivi. Essa fu più contagiosa ne’ luoghi sotto Filadelfia che altrove. Tutte le case di commercio negli stati meridionali di Baltimora sino a Savannah ne restarono affatto libere, eccettuato Pietroburgo nella Virginia, ove fu portata mediante il bastimento Nestore da Filadelfia. In principio d’ottobre la malattia sembrò cessare, ma riprese di nuovo, e non si estinse che alla fine dell’istesso mese, 4000 persone ne furono le vittime. Addì 11 di novembre, i fuggitivi ritornarono tutte le strade della città, come anche le
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strade maestre nella circonferenza di 10 sino a 20 miglia, erano coperte di carrozze e carri, e la Delaware era piena di bastimenti. Le case e i vestiari furono purificati, o abbruciati, ricompensandone però i proprietari. Ora il governo pensò d’introdurre in città dell’acqua fresca e sana, tanto per berla, quanto per nettare e rinfrescare le strade nell’estate, loché costò una somma di 100000 scudi; e malgrado che non fosse tralasciato nulla onde preservarsi da questa malattia, ritornò essa non ostante quasi ogni estate, benché con meno impeto che nel 1798.
L’influenza ovvero il catarro russo passò nel 1782 da un paese nell’altro, come se andato fosse in posta. Era giunta in Pietroburgo da Moscovia, e quivi da Casan, Tobolsk, e Kiachtha; e facendone ricerche più esatte, si trovò che era venuta in questi paesi dalle isole delle Volpi, e da Alaschka. Alta corte di Pietroburgo ne restò intatta una persona sola, e molte mal curate morirono; poiché salassato l’ammalato, il male si gettò alle parti interne, e produsse una specie di consunzione. Da Pietroburgo si volse questa malattia all’ovest, e nell’estate fu a Gibilterra. Nell’autunno si vide in Filadelfia,
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di dove penetrò nell’interno, e passando probabilmente per l’intera America tornò nuovamente sino a Kiachthà. Sembra però essersi ripetuta questa malattia nella primavera del 1800(1); ma essa differì dalla prima per il mancare subitaneo delle forze, e per il lento rinascimento di esse. Santa Kilde, una delle isole scozzesi occidentali (Ebridi), ha una buona quantità di pecore, e gli abitanti, in numero di 8000, si nutriscono per lo più di vegetabili e di pesci. Essendo questi visitati dagli Inglesi, o da un altro Europeo, infreddano tutti; essi dicono in oltre, che gli Europei i quali mangiano molta carne, tramandino un odore disgustevole. Un maestro di scuola scozzese mandato colà ne soffriva dopo una dimora di due anni come i nazionali.
Dell’anno 1612 sino al 1620 si conobbe
(1) Metzger Beitrag zur Geschicte des Fruehlinge epidemie nell’anno 1800. Altenb. 1801. 8, questo contiene anche una descrizione dell’influenza, un confronto tra queste due malattie e delle osservazioni istruttive sulla storia di essa. Metzger la deduce da un principio morboso ignoto, sussistente nell’atmosfera, il quale a poco a poco s’avanzò in essa, e in ultimo fu attenuato, snervato e reso inefficace.
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per la prima volta in Inghilterra la Rachitide(1), quivi chiamata Rickets: poco dopo fu osservata in Olanda, in Francia, in Germania ed altrove, senza potere asserire con certezza che sia una malattia nuova. Forse i bambini mostruosi degli antichi erano attaccati dalla rachitide. Volendo attribuire questa malattia all’aria umida e nebbiosa, è una maraviglia che non si osservi a Bergen, rinomata per l’aria umida, nebbiosa e malsana, li cui abitanti si nutrono in parte di pesci, e di cibi poco buoni(2). Questa malattia si osserva ne’ fanciulli rare volte prima di 6 mesi, e dopo il sesto anno. La prima causa sembra essere una
(1) Daubenton, che verso il 1750 scrisse la sua storia nat. la fa più antica nel tom. III. p. 56, il n’y a que deux cent ans que cette maladie est connue. Elle a commencée en Angleterre, et de là elle a passée en France, en Hollande en Allemagne etc. Des celebres Medecins ont cru, que le Rachitis pouvoit être causé par une air froid et nebuleux, chargé de vapeurs et d’exhalaisons etc.
(2) Pontoppidan storia naturale della Norvegia tom, 2 p. 489.
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acrimonia sconosciuta, e famigliarizzata colla scrofola. La testa e il fine delle ossa si gonfiano, mentre si diminuisce la parte di mezzo. Le ossa diventano spesso sì molli che cedono ai muscoli, e si piegano; la testa è straordinariamente grande, il basso ventre particolarmente ipocondrico, teso e gonfio; la carne è molle, il colore della pelle pallido; la digestione cattiva ed i denti cariati; loché fa supporre grande inclinazione agli acidi.
I vaiuoli, che si erano quasi domesticati in Europa, appartengono all’interno dell’Africa, ove forse saranno di bel nuovo esigliati. Gli antichi Greci e i Romani non gli conoscevano punto. Un medico giudeo Aron Moses Maimonides, li descrive chiaramente all’epoca di Maometto nel 602, e così Al Rhasi (Rhazes), e Iba Lina (Avicenna), intorno al 1010 e il 1030. Ma essi erano conosciuti in Europa prima di quest’epoca. Giustiniano mandò della truppa ausiliaria agli Abissini contro gli Arabi, la quale ritornando ne portò il germe in Italia. Di là si sparsero nella Lombardia e nella Svizzera, facendovi strage, senza però esservi
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permanenti(1). Sino dal 755 divenuti quasi nazionali, ne perirono annualmente in Europa più di 450000 anime, e nello stato prussiano solo, nel 1796, ne morirono 26646 persone. Nel piccolo ducato di Meklenburg Schwerin, nello spazio di 20 anni cioè dal 1779 sino al 1799, secondo la relazione del medico di corte Bruchholz, 10849 persone furono le vittime di questo morbo terribile; ed a Mosca ne perì nel 1770 la terza parte degli abitanti, o sia quasi 100000 anime.
Due decimi di tutti gli uomini restano esenti dal vaiuolo, o perché morti in tenera età, o per fortuna singolare. Otto decimi lo hanno, e di questi ne muore l’ottavo, o come vogliono Tissot ed altri, il settimo. Possiamo dire che i vaiuoli uccidano il decimo uomo, e il ventesimo perde per causa loro la salute, la figura, la vista ec. La nascita del morbo de’ vaiuoli suppone probabilmente delle cause, che non si combinano in Europa. Tutte l’esperienze sembrano
(1) Sprengel Beitraege zur Geschichte der Medicin Vol. l. quint. 1. p. 19. Halle 1794.
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almeno attestare, che questa malattia presso di noi, si propaghi unicamente mediante il contagio, il quale è o immediato per mezzo dell’innesto, respirazione dell’aria pregna di questo morbo. Sarcomae crede essere nati i vaiuoli in Africa da un miasma putrido sviluppatosi dalle piante, e dagli animali corrotti che restano sulle sponde de’ fiumi dopo che questi hanno riboccato. Questa opinione, benché non contenti affatto l’osservatore, può non ostante indurre a simili supposizioni. Può darsi che diverse materie nell’istesso tempo, e sotto varie circostanze si riuniscano nell’atmosfera, o che esse si leghino tra di loro nel corpo, producendo in tal modo un miasma di una natura particolare, il quale si propaga poi mediante il contagio. Colombo portò i vaiuoli dalla Spagna in America, ove ne perirono delle tribù intere. I missionari danesi l’introdussero nel 1733 nella Groenlandia, ove fece de’ progressi tali da far credere che tutti gli abitanti ne sarebbero periti. Lungo la costa occidentale si trovano appena 20 famiglie degli antichi abitanti(1), e ne’
(1) Paw, Recherches philosophiques sur les Americains, tom. I. p. 52.
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luoghi situati assai favorevolmente lungo il mare, si trovano appena 960 abitanti sopra una estensione di 30 e più miglia quadrate(1). Gli Svedesi portarono questo veleno nelle capanne de’ Lapponesi, che perirono quasi tutti, e presentemente si veggono ivi delle strisce di terra abbandonate agli orsi, ove prima erano le abitazioni di questa nazione, che in confronto del secolo XVI. è ora ridotta appena ad un terzo(2). I Russi portarono il vaiuolo nella Siberia, in Kamtschatka, e sulle isole Americane, ove perirono tre quarti degli abitanti, e secondo la relazione di Lesseps, non ha ancora cessato il suo furore. Sul Capo di Buona Speranza alcune donne lavarono i panni di tre figli ammalati di vaiuolo giunti dalle Indie orientali. Queste donne presero immediatamente la malattia sino allora sconosciuta, la quale infuriò in modo, che in breve tempo vi spopolo gran parte di terreno; ed ancora oggidì questo veleno
(1) Cranz groenlandische Geschichte, tom. I. p. 17.
(2) Paw I. c. p. 53.
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è l’eredità di ogni abitante del Capo(1).
Dopo che gl’Inglesi hanno comunicato questo male anche alle isole nuovamente scoperte, si troveranno forse pochissimi paesi, come S. Elena, ove il vaiuolo non sia conosciuto. Gli abitanti di s. Elena sono a questo riguardo più felici degli altri, poiché arrivando un forastiere, tirano il cordone, e l’obbligano ad una specie di quarantena. Se fosse un simile cordone in tutt’i paesi, ed in ogni città, ove si scoprono i vaiuoli, e l’ammalato fosse consegnato subito all’ospedale a tal uopo fabbricato, onde separarlo dagl’individui sani, i vaiuoli si sarebbero facilmente estinti.
I vaiuoli nascendo da una fermentazione, ed essendo precisamente l’opera della fermentazione, sogliono venire una volta sola(2), e perciò si è studiato d’innestarli,
(1) Mead, discours on the plague. Ferro von der Ansteckung der epidemischen Krankheiten p. 57 etc.
(2) La birra che una volta ha fermentato non può fermentare più coll’istesso sedimento, eccetto che tutte le parti si fossero cangiate, come accade nella fermentazione dell’aceto e dell’acquavite. Quelli de’ quali si dice che abbiano avuto due volte il vaiuolo
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e d’indebolirli per questo mezzo. L’innesto del vaiuolo era conosciuto più di 1200 anni addietro in Armenia, nella Circassia, nella Georgia, e presso il mar Caspio(1), come anche da lungo tempo nella China. Dalla Circassia passò questo uso nella Grecia ed in Tessaglia. Dalla Tessaglia fu portato nel 1672 mediante una donna a Costantinopoli; ma, eccettuati alcuni forastieri, nessuno volle sommettersi a questa operazione. In appresso l’abbracciarono i Cristiani, i Greci, e gli Armeni, ma non i Turchi. Il medico greco Pilatini, praticando a Costantinopoli, ed osservandovi l’innesto, fece stampare
hanno avuto una volta il falso. Condamine avendo esposto un premio di 10000 franchi per quello che potesse provare, che i veri vaiuoli fossero venuti due volte ad un sol individuo, non è stato sinora obbligato a pagarlo. Una soverchia porzione di materia di vaiuolo, messa indosso ad uno che l’aveva avuto, non ha potuto produrre altro che una infiammazione locale la quale in persone molto delicate può cagionare una febbre di ferita. Vi sono persone, anzi famiglie intere, la di cui natura resiste intieramente a questa fermentazione, malgrado dei replicati innesti che loro si fanno.
(1) Menuret de Chambard, Essai sur l’histoire med. topogr. de Paris.
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nel 1715 a Verona un opuscoletto in cui descrisse l’operazione di esso. Un altro medico greco a Costantinopoli, Emanuelle Timono, aveva comunicato poco prima, nel 1713 circa, quest’arte alle Università di Oxfort e di Padova. Mary Worthly Montague finalmente fece innestare i suoi figli, e dopo ciò divenne usuale. Riuscirono malissimo i primi tentativi nell’America settentrionale, per cui fu colà interdetto, e poco dopo anche in Inghilterra, mentre in quest’ultimo paese era nato un contagio pericolosissimo. La stessa sorte ebbe l’innesto anche in Francia. Molti scrissero contro questo procedere, allorquando nel 1738 infuriò una grande epidemia di vaiuolo in Carolina, per cui perirono quasi tutti quelli che ne furono attaccati. Per disperazione si rivolsero all’innesto, l’esito del quale fu tanto dolce, che sino da quel tempo tutti gli Europei l’abbracciarono. Di trecento fanciulli innestati ne muore uno. Nell’ospedale del vaiuolo a Londra morirono dieci fanciulli di 3434, che furono innestati, e di 6456, che nell’istesso tempo ebbero il vaiuolo naturale, ne perirono 1634. È dunque sicuro che l’innesto fu benefico sino al tempo della vaccinazione.
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Il medico Eduardo Jenner a Berkeley nella contea di Glocester, occupandosi del solito innesto, attese nel 1795, che molte persone, particolarmente quelle delle fattorie, non vennero attaccate del veleno del vaiuolo umano, poiché avevano avuto il vaiuolo vaccino, per cui ricusarono l’innesto allora praticato, e quelli di loro che non ostante si sottomisero all’innesto del vaiuolo naturale, non ne furono presi. Jenner esaminò la cosa con maggior attenzione, e trovandola benefica, consigliò quelli, i quali sinora avevano temuto di mungere le vacche per motivo della vaccina, di esporsi a ciò, onde evitare il vaiuolo naturale. Tutti quelli che seguivano il suo consiglio si trovarono felicissimi; e Jenner, dopo aver fatto le esperienze e le prove necessarie, pubblicò le sue scoperte nel 1798. Di 16000 fanciulli non n’era morto neanche uno; a 5000 aveva egli fatto dipoi l’innesto del vaiuolo naturale; ma nessuno l’aveva ricevuto. Nel 1799 vera già in Inghilterra un’istituzione per l’innesto del vaiuolo vaccino. La Francia, l’Olanda, la Germania, l’Italia, la Svizzera, la Spagna, la Danimarca, la Svezia, la Russia, la Turchia, gli Stati dell’America settentrionale,
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le Indie orientali, anzi la China e l’Austrasia, hanno seguito questa traccia con fortuna, e v’è tutta la speranza, che questo miasma sarà forse totalmente estinto. Se questo male, come è probabile, comparisse di nuovo nell’Africa, e se fosse prima scacciato dagli stati inciviliti, si potrebbero prevenire i progressi di esso per mezzo delle quarantene(1).
Il mal venereo, o tutte le malattie veneree che non si hanno senza contagio, e che difficilmente si producono nel corpo da loro stesse, erano ignote agli antichi. Le prime loro tracce si trovano circa il 1494, e particolarmente a Napoli presso un’armata francese
(1) Medicinische nat. Zeitung del 1798 num. 40, 45, 49. Junker Archiv. quint. 6 p. 278, ma sopra tutto Bruchholz Abhandlung ueber die Kuhpocken, das wahre Schutzmittel gegen Blatternunsteckung. Manuale per medici e non medici. Berlino 1802. Hecker Die Poeken sind ausgerottet. Ein Haudbuch fuer Aerzte und Nichtaerzte, die die Geschichte der Kuhpocken in ihrem ganzen Unfang Kennen lernen und die Impfung der Schutzblattern, die groeste Entdeckung des 18ten Jahrhunderts, zweckmaessig anwenden und befoerdern wollen. Erforth 1802. Bremers, die Kuhgocken.
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ivi permanente, che combattè contro la truppa Spagnuola, la quale in gran parte aveva fatto il viaggio con Colombo, ed era precisamente giunta dall’America. Questo male, propagossi subito particolarmente tra i grandi, e cagionando a principio la morte a Carlo VIII, a Francesco I re di Francia, Massimiliano, al papa Alessandro VI, fu da’ Francesi chiamato mal de Naples. Ognuno restò convinto essere questa malattia giunta dall’America in Ispagna, di là per l’armata in Italia e della truppa francese in Francia, in Germania ec. per cui la chiamiano anche mal Francese(1). È singolare che
(1) Leone Affricano nella sua descrizione dell’Affrica verso la fine del I. lib. (ed il Lugd. Bat. apud Elzevir 1632 tom. p. 86) dice: Il male venereo era per lo passato totalmente sconosciuto in Affrica, non essendosi sentito neppure nominarlo; ma fu comunicato all’Aftrica settentrionale, allorquando Ferdinando re di Spagna esigliò gli Ebrei, i quali si rifugiarono nella così detta Barbaria. La maggior parte degli Ebrei soffrì questa malattia; e siccome i Mauri trattavano le donne Ebree, lo comunicarono di famiglia in famiglia, e tutti ne soffrirono o ne avevano sofferto! I Mauri sono persuasissimi che questo male è giunto dalla Spagna, per cui lo chiamano
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né Colombo, né altri scrittori trattenutisi in America non parlino di questa malattia, la quale allora fece le stragi terribili. Non si è tralasciato di cercare l’origine di essa nei Yaw, e ne’ Piani, loché viene però contraddetto da altri, mentre queste giungono una volta sola, ed i mali venerei tornano spesso. Anche nella lebbra si è creduto di scoprire del mal venereo, e benché alcuni si oppongono dicendo, che i rimedi mercuriali, come specifici contro la lue venerea, non agiscono sulla lebbra, devono riflettere che questo rimedio non opera neppure in tutt’i paesi su i mali venerei, come accade in Egitto(1). Non potremmo forse supporre che dagli avventurieri d’allora, de’ quali parte girò
il male spagnuolo. A Tunisi però, come in Italia, è chiamato mal francese e così anche in Egitto e nella Siria ove ha fatto delle stragi.
(1) Volney ne’ suoi viaggi in Siria ed Egitto tom. I. p. 191 dice: Un male comunissimo al Cairo è il male venereo chiamato quivi dal popolo il male benedetto; la metà del Cairo ne è infesto. La maggior parte degli abitanti crede di ricevere questo male da spavento, da magia, o da insobrietà. Alcuni suppongono la vera
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per l’Affrica e per la Siria, mentre l’altra trovossi in America, intaccati da Yawe da Piani, abbiano risvegliato forse in Italia quel nuovo miasma, il quale comparve con sintomi assai terribili, e produsse tante stragi? La natura di questo veleno è ancora affatto sconosciuto. Esso distinguesi dal veleno della peste e del vaiuolo per non essere punto volatile, e perché si comunica mediante il conversare con persone affette di lue venerea o per via d’introduzione della materia venerea nelle ferite, o in que’ siti ove la pelle è molto sottile. Seguendo senza pregiudizio gli ordini di Mosè,
cagione; ma essendo assai segreti, e guardinghi su questo proposito, non ardiscono pronunciare pubblicamente la loro opinione. Questo male benedetto è difficile da guarirsi, e fino il mercurio non vi riesce, comunque modo si applichi. I vegetabili diaforetici fanno un effetto migliore; ma anche questi fallano qualche volta. È una vera fortuna per gli abitanti, che a motivo della gran traspirazione naturale ed artifiziale, il veleno non possa diventare molto veemente. Anche quivi come in Ispagna si veggono degli uomini di 80 anni, che non hanno potuto ancora liberarsene. Ne’ fanciulli che l’hanno dalla loro nascita l’effetto è terribile. Il pericolo maggiore minaccia quelli che attaccati da questo male si ritirano ne’ paesi più freddi, ove fa de’ progressi giganteschi, e diventa più incurabile.
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per rispetto alla sozzura de’ Leviti nello stato ammalato delle loro parti genitali(1), vediamo chiaramente che Mosè conobbe, la una doppia gonorrea, 2 un’altra, ove l’arresto di essa era sospetto (cap. 15 v. 3.), 3. parla di un contatto necessario delle parti in tal occasione (vers. 7), 4. fa menzione della salivazione (vers. 8.), 5. la crede contagiosa (vers. 12.), 6. non fidandosi della cessazione del flusso, ordina di aspettare ancora sette giorni (vers. 13.), 7. riguarda la gonorrea come malattia che suppone della colpa, e che richiede una espiazione di peccato (vers. 15.), 8 parla con maggior indifferenza, di polluzione, di un’altra gonorrea (vers. 16., 18.). Ci fu dunque a’ tempi suoi una gonorrea maligna, e forse anche una cura di salivazione tenuta segreta da’ Sacerdoti. Ai tempi di Davide contavasi ancora questa malattia tra le più gravi e più terribili(2), e forse è anche quella malattia femminile che presero gli Sciti, allorquando profanarono il tempio di Venere
(1) 3, Mosè 15. 1-18.
(2) 2, Samuel 3 , 29.
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in Ascalone(1), ma dopo quest’epoca deve essersi estinta. Nell’Europa non troviamo né anche le minime tracce di questa malattia; ed Ippocrate, che visse 200 anni dopo il saccheggio del detto tempio di Venere, ne sa tanto di questa gonorrea quanto i suoi seguaci. Dopo la scoperta dell’America sembra essere comparsa di nuovo con sintomi assai più maligni; essa superò ogni sforzo dell’arte, e si estese con somma rapidità e veemenza sopra la terra intera. Presentemente è assai comune nel Portogallo, nella Spagna, nell’Italia, nella Polonia(2), nella Russia(3), e soprattutto nel Perù ed in Quito, ma non perciò è moderata a segno, che diminuendo ne’ 300 anni susseguenti, quanto si è indebolita dal 1494 sino al 1800, non sussisterà più intorno al 2000, o al 2100. Astruc ha reso probabile
(1) Erodoto I, 5.
(2) De la Fontaine chirurgisch-medicinische Abhandlungen versechledenen Inhalts. Polen betreffend, 2 lettera.
(3) De’ villaggi interi ove erano alloggiati i Russi sono divenuti infetti di questo malore. Anche in Prussia durante la guerra di sette anni, i Russi hanno lasciato una memoria tremenda della loro presenza.
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questa speranza sull’andamento della malattia e sulla degradazione periodica di essa(1).
Abbiamo anche lo Scorbuto, il quale non era conosciuta dagli antichi. Questa malattia regna particolarınente su i bastimenti, attacca nei lunghi viaggi marittimi le persone di ogni età, e fa perire gran parte dell’equipaggio; anzi sino a’ tempi di Cook distrusse la marina più che una guerra la più sanguinosa. Questo contagio tra’ navigatori non prende origine dall’aria marina, che è sanissima anzi che no, il perché Lind propone di stabilire tutti gli ospedali marittimi presso il mare; ma la cagione sta ne’ cibi salati, nell’acqua cattiva e nel respiro delle esalazioni degli uomini. Suthon, per purificare i bastimenti da quest’aria rinchiusa e guasta, fece condurre de’ tubi da tutti i siti del bastimento verso il focolare, ove quasi continuo è il fuoco, e fece chiudere questi tubi con de’ ventilatori; e siccome qualunque aria riscaldata si estende maggiormente, diventa più leggera e s’innalza, è naturale
(1) Astruc de morbis venereis. Par. 1740. 4.
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che l’aria degli appartamenti, essendo in comunicazione coll’aria sopra il fuoco, debba quivi concorrere e sottigliarsi, onde possa penetrare l’altra fresca del mare. Questo cangiamento dell’aria deve essere sanissimo, e rinfrescare i polmoni. Malgrado di queste precauzioni, restano moltissime sostanze cattive sopra i bastimenti, ed il nutrimento è troppo cattivo e malsano, perché tosto o tardi non soccombano in lunghi viaggi anche le costituzioni più forti. Nelle regioni assai settentrionali, ove in vece dell’aria racchiusa de’ bastimenti, subentrano le nebbie puzzolenti, ove il freddo costringe gli abitanti a trattenersi in capanne pregne di esalazioni, ove in oltre il nutrimento è ugualmente cattivo ed indigesto, e dove l’esercizio del corpo è interrotto per giorni interi, come in Groenlandia, Nuova Zembla, Labrador ec. si produce lo scorbuto coll’istessa facilità. Da tutto questo possiamo dedurre perché gli antichi non conobbero lo scorbuto. Essi non vennero mai nelle regioni settentrionali, non abbandonarono mai le sponde, neppure nelle navigazioni più rimote, anzi vi sbarcarono spesso, prendendovi de’ viveri ed acqua fresca; sopra i loro bastimenti piccoli non
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v’era tanta aria guasta, e quindi evitarono tutti gli accidenti che producono questa malattia. Lo scorbuto incomincia con la fiacchezza del corpo, tristezza di spirito, secchezza della pelle, e corrosione delle gengive; indi diventa spungoso il palato, si gonfia, ed esce facilmente del sangue. Le gengive si distaccano da’ denti; i denti diventano cariasi, il fiato puzzolente; indi segue un respiro interrotto, le cosce si gonfiano, prorompono macchie turchine ed ulceri, le membra dolgono, e poi subentra una stanchezza particolare, che diventa grande a segno, che nel minimo movimento o cangiamento dell’aria seguono degli svenimenti; il sangue non è in principio sempre corrotto, ma procedendo la malattia si discioglie in modo, che nascono delle forti emorrogie. Le ossa s’immoarbidiscono, e cedono alla minima impressione, e si rompono facilmente. Per mare questa malattia è contagiosa, e diventa presto generale; ma non così per terra, ove comparisce solamente di carattere sporadico, e non è tanto rapida quanto lo scorbuto di mare. Né l’uno né l’altro sono creditari e nella cura, d’amendue v’è una grande diversità. Nello scorbuto di mare la guarigione dipende de’ nutrimenti, dal clima,
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dall’esercizio del corpo, e dalla disposizione dell’animo, le quali cose ben modificate, il malato guarisce presto. Nello scorbuto sporadico di terra richiedesi l’uso continuo dei migliori rimedi risolventi, come anche il miglioramento degli umori e la traspirazione favorita. L’umidità, il freddo ed una dieta malsana, per cui nascono oppressioni di traspirazione, e la digestione resta impedita ne sono la causa principale di modo, che il principio di questa malattia ha molta somiglianza colla febbre delle carceri(1).
Si è osservato che i Russi sono attaccati meno dallo scorbuto che gli Inglesi ed i Francesi, loché si attribuisce al loro biscotto di segale fatto di farina non passata e di lievito. In fatti nel pane acido non si pros ducono tanto facilmente i vermi, e non sì presto si scopre la muffa quanto nell’altro, ed in oltre questo pane è antisettico, per il che converrebbe introdurlo anche sulla flotta inglese. Il Sauerkraut, che per molto tempo venne ricusato da’ marinai inglesi, oggidì pel suo eccellente effetto, è un rimedio
(1) Jac. Lind Abhandlung von Scharbock. Riga e Lipsia 1775. 8. etc. of preserving the health of sca-men. Lond. 1774. 8.
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approvato; questo accomodato particolarmente col comino, sviluppa molt’aria fissa nelle viscere, e resiste per ciò allo scorbuto, ed in oltre si conserva per molto tempo. In un viaggio di Cook di tre anni e mezzo si era conservato sì bene, che il console inglese a Fayal, una delle Azorre, pregò Cook di concedergliene il resto. Ciò accadde nel 1775, e il saurrkraut era stato imbottato nel 1771(1). Anche l’estratto di malto, per testimonianza di Macbride, John Pringle, Cook e Forster, è un eccellente rimedio preservativo; in una misura di malto se ne versano tre di acqua bollente, e si pongono al fuoco perché non si raffreddi: ciò fornisce una bevanda sana, della quale se ne prende in maggior quantità, quando la malattia è avanzata. Se questo rimedio non sollevava intieramente l’ammalato, n’era causa il lungo soggiorno a bordo, ove agiscono sempre le cause che eccitano lo scorbuto, come l’acqua, la carne salata e guasta, e l’aria
(1) Io. R. Forster Bemerkungen auf seinen Reise um die Welt. Berl. 1783. 8 pag. 549-546.
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poco purificata(1). Il Capitano Clarke salvò, con questo rimedio unicamente, la guarnigione de’ Russi in Kamtschatka, ove lo scorbuto si era manifestato nella maniera più spaventosa.
Cook dopo aver accostumato, mediante il suo esempio, i marinari inglesi a mangiare giornalmente il sauerkraut, ed a bere l’estratto di malto, ed in oltre a cibarsi di vacche marine, di leoni ed orsi marini, di peguini, di porcellarie ec., ha, per così dire, sterminato questa malattia; e vegliando egli continuamente sulla salute de’ suoi marinari, è giunto al punto di non aver perduto di malattia, che un sol uomo fra 120, in un viaggio di 3 anni.
Ciò prova сhe l’aria marina non è causa di questa terribile malattia, come possiamo ancora rilevare dalla salute degli isolani, e dagli abitanti delle coste marittime.
Tutti’i paesi rinomati si trovano situati poco distanti dal
(1) I. R. Forster Bemerkungen auf seiner Reise um die Welt. Berl. 1783. 8 p. 547-550. G. Forster Kleine Schriften tom. I p. 165-174. 191 ec.
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mare. La Norvegia, eccetto il circondario di Bergen, si ha generalmente per un paese sanissimo, e particolarmente Stavanyer, Holtaalen, Guldbrandsdalen, e Lessoe, ove gli uomini diventano vecchissimi. Sopra ogni altro è nominato Christiansand, situato in un clima più moderato che le altre città più settentrionali, il quale su tutt’i lati ha un orizzonte libero, di modo che le nebbie grosse, e le piogge frequenti non possono durarvi molto; l’intero suolo è di arena asciutta e profonda 10 sino a 11 braccia; le malattie epidemiche vi sono rare, o trovandosene cessano subito; e non è raro di trovarvi uomini di 80 o 100 anni(1). Lisbona presso l’imboccatura del Tago, lunga quasi due miglia e poco larga , la quale racchiude sette colline, ed ha da un lato il mare, e dall’altro un vero paradiso sino ad Abrantes, è rinomatissima presso gl’Inglesi a motivo dell’aria salubre. Moltissimi Inglesi ricchi si recano colà per passarvi il resto de’ loro giorni(2).
(1) Pontoppidan, storia della Norvegia tom. 2 cap. 9 § 8 pag. 473-480.
(2) Lettere sopra il Portogallo con un’appendice sul Brasile con annotazioni di M. E. Sprengel. Lips. 1782.
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Anche Montpellier, situato in una bellissima pianura coperta di olivi e di viti, è riputato aver un’aria assai salubre, ed esso è stato sinora il rifugio di tutti gli ammalati venerei di quel circondario, di maniera che un viaggio in questo paese era sospetto. Nizza è pure conosciutissima per la sua aria pura e salubre, e per la temperatura eguale. Questi due paesi furono ben descritti da Sulzer. L’aria di Genova deve avere una proprietà eccitante, di modo che alcuni forastieri, anche quelli della Lombardia, vi soffrono un bruciore lungo la trachea, che produce la tosse e ’l raffreddore, e devono per tal uopo evitare le bevande riscaldanti(1).
Molti Inglesi etici vanno a Madera, e vi sono molti esempi che sono guariti in quell’eccellente clima; e se ciò non riesce sempre, devesi attribuirlo alla mancanza di stabilimenti sovvenitori, e dell’aiuto de’ medici. Presentemente vi è stato inviato il Dottore Adams(2). La Valle, ove
(1) Ved. Storia della febbre epidemica che dominava quivi negli anni 1799 e 1800 del D. G. Rasori.
(2) Adams a short account of the climate of Madeira: with instructions to those resort thither for the recovery of their Health. Lond. 1801. 8.
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giace la capitale Funchal, è bagnata al sud dall’Oceano; verso il Nord s’innalzano de’ monti alti di 3000 sino a 3500 piedi sopra il livello del mare, da’ quali si precipitano molti torrenti. I venti freschi del mare e la vicinanza de’ monti moderano talmente il clima, che il termometro di Fahrenheit è rare volte più alto di 50°, e nell’inverno più basso di 58. A questa perfetta eguaglianza e temperatura, si unisce anche lo stato perpetuamente uniforme dell’igrometro. Quindi è chiaro che difficilmente vi si osservano malattie epidemiche, e che la tisichezza ne’ suoi primi periodi v’è facilmente curata. Alcuni vogliono che il clima di Teneriffa sia ancora da preferirsi a quello di Madera.
Il Brasile, situato gran parte vicino alla costa, basso anzi che no, ricco di belle regioni, e guarnito di monti verso l’est, onde nasce un numero considerabile di torrenti e laghi, ha generalmente un’aria sanissima. La parte settentrionale situata quasi sotto l’equatore, è esposta alle piogge tropiche ed ai venti, perché è qualche volta inondata, e tramanda un’aria velenosa in tempo di gran calore; ma non v’è paese dentro i tropici che abbia un’aria più sana
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ed un caldo più moderato, come le provincie meridionali, ove le coste, come anche l’interno del paese, vengono sempre rinfrescate dalla parte de’ monti.
Più ameno e più salubre della miglior provincia del Brasile è Quito, che per la situazione sotto l’equatore dovrebbe avere un forte calore, ma che per l’elevazione sopra il mare ha in alcuni luoghi un freddo sensibilissimo: nella maggior parte però regna una perpetua primavera, ed i campi sono sempre verdeggianti e coperti de’ più belli fiori. In questo clima, egualmente distante dal gran freddo come dal gran caldo, regnano perpetui equinozi, e nel corso dell’anno non si scorgono cangiamenti sensibili. La mattina è fresca, la giornata è calda, e la notte piacevole e moderata. Vi soffiano continuamente venti sani e balsamici. Le zanzare ed altri insetti(1) che infestano le belle regioni,
(1) Eccettuata la Nigua che infesta tutta l’America meridionale. Essa assomiglia alla pulce comune, ma è più piccola, e pone le sue uova sotto le ugne dei piedi. Queste uova sono involte di una coperta bianca e fina, e l’insieme assomiglia ad una perla piatta. Tali nidi si devono tagliar via, altrimenti scoppiano, e le
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quivi non si conoscono né anche per nome, e rarissime volte si vede una mosca. Non si scoprono neppure rettili velenosi; e quiesto paese, particolarmente le regioni intorno alla capitale, sarebbe il più bello della terra se gli abitanti non fossero angustiati da’ tremuoti, e da temporali terribili e frequenti. Dalla mattina a buon’ora sino alle due dopo mezzo giorno il tempo è quivi più bello, poiché brilla il sole, ed il cielo è chiaro, ma in seguito s’innalzano de’ vapori, e l’atmosfera intera copresi di nuvole nere. I temporali più terribili spaventano le città, e fanno tremare i monti vicini. Le piogge cadono smisuratamente, formando de’ fiumi nelle contrade e de’ laghi sulle piazze della città. Tramontando poi il sole, il tempo incomincia a diventar sereno, e la natura si veste del bell’aspetto mattutino. Qualche volta la pioggia continua di notte, anzi 3, o 4 giorni. Se però questo tempo
piccole Nigue che ne sorteno s’introducono qualche volta nella carne fino all’osso. Cartagena, il Messico e la Carolina sono incomodati assai più da questo cattivo insetto. Ved. Catesby Net. hist. of Carolina tom. III. tab. 10 fig. 3.
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oltrepassa si veggono le chiese ripiene di gente che implora il buon tempo. Accade anche che seguitano 3, 4 ed anche 8 giorni di bellissimo tempo. Ritardando la pioggia 14 giorni, si veggono gli abitanti costernatissimi, ed occupansi in preghiere e processioni per aver la pioggia. Queste piogge giornaliere sono la causa per cui gl’insetti non invadono questo paese. Il suolo è straordinariamente fruttifero, poiché in tutti gl’istanti qui si trovano i frutti, e le bellezze di ogni stagione. Mentre alcuni fiori e altre piante muoiono, ne rinascono altri, e quando i frutti sono maturi, e le foglie ingialliscono, ne prorompono delle nuove accompagnate da fiori. Il formento si semina e si raccoglie ogni stagione; non di mono v’è un tempo fisso per la gran raccolta. Il tempo più comodo per seminare o raccogliere, differisce tal volta di uno o due mesi da un luogo all’altro, a motivo della situazione topografica più alta o più bassa, poiché non sono più distanti tra loro di 3 o 4 miglia marittime; anzi nell’istesso sito si semina, e si raccoglie diversamente; e ciò accade tanto in pianura quanto nelle valli, e sulle colline, essendo che le pianure sono moderate, le
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valli calde, e le colline più fresche e più asciutte.
Anche Lima ha nel totale un clima felice, benché assai diverso da quello di Quito. In alcuni luoghi è molto caldo, in altri insoffribilmente freddo, ed a Lima, ove non piove mai, è moderato. Le stagioni differiscono tra loro nella distanza di poche miglia, ed in alcune regioni si sentono entro 24 ore tutte le impressioni della temperatura.
Il più singolare è che non piove sulle coste marittime, e non vi corrono fiumi, benché vi siano nebbie dense e nuvole oscure, le quali però non si radunano mai per produrre la pioggia. La primavera incomincia alla fine del mese di novembre. I vapori che durante l’inverno riempiono l’atmosfera, cadono, il sole comparisce di nuovo, e la terra riprende nuova vita. Per questo segue che l’estate, malgrado di un gran calore è moderata da’ venti. In principio di luglio incomincia l’inverno, i venti soffiano più forte, e gli abitanti in vece di vestirsi di seta tela ec., portano volontieri abiti di panno; la terra copresi poi di densa nebbia, per la quale non penetrano più i
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raggi solari. Una rugiada continua e finissima, la quale non guasta le strade, né incomoda il viandante, inumidisce da per tutto la terra, e veste le colline abbruciate dal sole di fresca verdura e di bellissimi fiori, ed i siti più sterili diventano fruttiferi. In questo paese s’ignorano tanto i lampi, quanto i tuoni, poiché non nascono mai temporali. I monti vicini sono conduttori troppo possenti, ed attraggono gran quantità di materia elettrica. Dal fiume Rimac si ramificano de’ piccoli canali che innacquano ampissimi campi di grano, prati, piantagioni, vigne ed orti di varia bellezza. Quivi si osservano due stagioni, in una si semina e nell’altra si raccoglie. Il suolo di questo paese ha adottato non solamente tutte le piante della Spagna, ma le ha nobilitate; e non di meno questa regione felice è tormentata dai tremuoti.
Tra le isole del mare Pacifico gran numero se ne conta per le più felici del globo, tanto per l’aria pura, quanto per la fertilità e la dolce temperatura. Meritano d’essere nominate particolarmente le Isole degli amici(1), un
(1) Ved. Geogr. fisic. 3 vol.
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arcipelago di 150 isole per la maggior parte abitato, tra le quali Lua e Lauwhe, ovvero Middleburg, sono le più amene e le più fertili. Si contano sopra di esse 200000 persone le più diligenti ed abili del mare pacifico. Le Isole della Società, gruppo conosciutissimo di 300000 abitanti, hanno come le prime un clima assai bello ed un’aria sanissima. Il paradiso di Taiti ovvero Ottaiti, fu probabilmente scoperto prima da Quiros, e dallo stesso nominato Sagittaria. In tutto l’anno si abbracciano qui la primavera, e l’autunno. In ogni tempo s’innalzano vapori dal mare, si attaccano ai monti, e cadono poi giù come la rugiada mattutina. Il vento dell’Est rinfresca la pianura ogni ora del giorno, e modera la forza de’ raggi solari e nella notte discende dalla sommità de’ monti un’aria benefica accompagnata da rugiada(1). Le 17 Isole Sandwich sotto il 41°, è 44° di latitudine settentrionale e il 199° di longitudine orientale, cederanno di poco all’eccellente clima ed all’aria salubre delle isole della Società.
(1) G. Forster Kleine Schriften tom. I. p. 275-354.
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Esse possono contarsi tra le stazioni favorite di Cook, ove esso si riposò volontieri(1).
Le isole Bermude, ovvero l’Arcipelago d’estate(2), appartenenti agl’Inglesi, di 400 circa, non contando gli scogli sotto il 37° 20’ di latitudine settentrionale e 64°, 48’ di longitudine occidentale, sono state sempre credute sanissime. Tutto vi è florido e ridente. Quindi gli abitanti delle colonie vicine sogliono rendersi quivi, per ristabilire la loro salute. Il calore è moderatissimo, vi regna una perpetua primavera, e gli alberi non perdono mai la verdura. L’aria è serena, pura, secca e ricreativa, il paese per lo più montuoso, e variato da pianure fertilissime. Il suolo è sottile e sassoso, ma ricco, e produce annualmente una doppia raccolta(3). Null’altro vi manca che l’acqua buona da bere, mentre la maggior
(1) V. Geografia fisica vol. II.
(2) Il primo nome lo ricevettero da Giovanni Bermudas spagnuolo, il quale scoprì queste isole nel 1503 e il secondo da Giorgio Sommers, che vi naufragò nel 1609.
(3) Nel mese di giugno e di dicembre.
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parte è salata. Quivi incomodano moltissimo i replicati temporali, e le frequenti burrasche che vi prorompono. L’isola maggiore è S. Giorgio, lunga 16 miglia, e larga appena uno. Nella capitale di S. Giorgio vi sono quasi 1000 case costruite con gusto, ed abitate da 5462 bianchi e 4920 negri. Tutt’i viaggiatori passando dall’America settentrionale alle Indie accidentali, o di qua in America, si rinfrescano in queste isole.
Devono aversi per favole i racconti, che l’aria di vari paesi impedisca l’essere di alcuni insetti ed animali; che per esempio in Augosta sopra Malta e Candia, non sieno gatti, e sopra Gozo(1), nessuna specie di serpenti velenosi; in Irlanda nessun animale velenoso, ed a Einsiedel, casa di caccia nel Wuertenberghese, nessun ratto; che sotto la linea, o al Capo di Buona Speranza, si perdono gl’insetti che si hanno indosso ec.
Singolarissimo però è l’effetto individuale
(1) Anticamente chiamata Gaulos lunga 12 miglia italiane, e larga 6, e 30 di circonferenza; ha 3000 abitanti; ed una rendita di 25000 scudi.
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di alcuni climi sull’organizzazione e sul corpo di vari animali, di modo che i gatti, i conigli e le capre di Angora, hanno un pelo lungo e bianco, simile alla seta; che i cavalli ed i cani della Corsica sono singolarmente macchiati; che gli uomini, i cani e le galline nella Guinea sono negri; che i cani nella zona calda e nella fredda perdono la facoltà di abbaiare; che i gatti della Persia, e di Angora sentono difficilmente; che i porci europei, portati per la prima volta dagli Spagnuoli nel 1509 sull’isola di Cubagua, famosa allora per la pesca delle perle, degenerarono in una razza singolarissima, avente le ugne lunghe un mezzo palmo(1); che i porci nell’Ungheria e nella Svezia non hanno le ugne spaccate; che i porci del Piemonte sono neri, quelli della Baviera d’un rosso bruno, e quelli della Normandia bianchi, aventi un pelo lungo e più morbido; che i porci europei, trasportati sull’isola di Cuba sono diventati una
(1) Herrera historia de las Indias occident. vol. I. p. 239, ediz. di Madr. 1601. Voigt Magaz. vol. VI. quint. I. p. 1-13.
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volta più grandi che la razza da cui furono tolti(1); che le pecore affatto bianche pascolando su’ prati di Lille Dimen, una delle isole Faroce, divengono affatto nere, incominciando prima dalle gambe, e continuando poi sintanto che la lana è tinta interamente; che tutti gli abitanti di Scarba, piccola isola delle Ebridi, invecchiano molto; che sopra Tyne Ty, altr’isola delle Ebridi, larga 5 miglia e lunga 8, vi nascono più femmine che maschi; e sopra Coll, isola vicina, lunga 10 miglia e larga 2, vi sono generati più maschi che femmine; che le donne sulle isole Orcadi conservano la loro fertilità sino al 6° anno; e che le donne infruttifere d’Inghilterra, e le dimesse dal servizio di Venere vulgivaga, andando nella Nuova Olanda, diventano madri di belli e numerosi figli.
(1) F. Sav. v. Clavigero storia antica del Messico tom. IV, p. 145.